Non ho voglia di vacanze

So che mi pentirò di averlo scritto, ma quest’anno non ho voglia di vacanze.
O meglio.
Non ho voglia delle classiche vacanze da italiota, mare-sole-amore.
Ho voglia di fine settimana casuali in posti sempre diversi. Stare fuori una sera o due, senza l’estenuante obiettivo dell’abbronzatura e del divertimento. Non so perché. Forse perché abbronzarmi non mi piace per niente?
Insomma, penso che opterò per qualche fine settimana in città  che non conosco. O in campeggi sperduti in loci sconosciuti e solitari.
Mi piacerebbe andarci con qualcuno. Ma in questo periodo non sono molto “aggregante” (leggi: non mi caga nessuno). O mi attacco a mo’ di cozza all’Ali, oppure non è che giri molto.
Vedremo.
Intanto ci sono due mostre “in locale” che posso vedere tranquillamente:
1- Il Periplo Immaginario di Hugo Pratt, uno dei viaggi che mi va di fare, tra gli acquarelli del personaggio più figo dentro della storia dei fumetti
2- La Mostra su Star Wars (ebbene sì, non ho ancora visto il film, ma voglio vederlo con Natan e ci rivediamo solo giovedì prossimo). Ma ce l’abbiamo *la dipendenza*?

Ecco, mi va di viaggiare con la mente. Non ho voglia di nudisti muscoluti unti d’olio e di bambini pestiferi che mi saltano sulla pancia distratti.

Nuovo amico!

nuovo amico

Torno a casa e, nel mio letto, trovo questo!

Ma non è bellissimo?

Ora dorme… E Natan già  lo ama alla follia…

(Sì, lo so che parlare di Gatti nel blog non è per niente indie, ma sapete cosa? Chissene frega dell’essere indie, questo coso peloso è molto, molto più bello di qualsiasi moda della blogosfera)

Dobbiamo scegliergli un nome… Suggerimenti?

"Quando i bambini fanno ohhhh"

Sottotitolo: come l’odio per una canzone ti si può rivoltare contro.

E’ successo che mi hanno, per l’ennesima volta, incastrato e mi hanno infilato in una di quelle attività  pro bono completamente gratuite e del tutto prive di gratificazioni.
Insomma, due settimane di riprese.
Due settimane di riprese a dei bambini di tre anni che fanno “Ohhh” osservando una ruspa.
Un filmato estenuante. A parte che durante le riprese dovevo cercare (invano, a volte) di evitare di travolgerli e calpestarli. Alla fine di ogni giornata ne mancavano dei pezzi (di bambini), tutti categoricamente finiti sotto le mie scarpe.
Ho dovuto imparare ad usare un programma (pirata, ovviamente) di videomontaggio.
Mio padre ha passato dalle nove di ieri sera all’una a cercare di infilare la canzone (scaricata, a sua volta, di straforo), sul video che io avevo certosinamente montato.
Dopo milioni di tentativi vani (qualcuno di voi sa se Pinnacle Studio 9 ha qualche maledetta protezione contro gli mp3?), il signor Padre, testardo come un mulo e più furbo di una volpe ha deciso, nell’ordine:
1- di fare un cd con l’unica canzone che dovevamo inserire nel video, “Quando i bambini fanno ohhhh!”
2- far andare il cd sul lettore cd
3- registrare (non ho ancora ben capito la dinamica) e acquisire direttamente in Pinnacle la traccia audio

Insomma, non ci ho capito un cacchio ma alla fine torno su e lui era tutto gongolante con questa canzone perfettamente incastrata su un lacrimevole filmato di bambini meravigliati per un buco nella terra fatto da una ruspa.

Ora è tutto finito.
Ma mi devo ricordare di non lanciare mai più anatemi potenti come quello che ho scagliato contro “Quando i bambini fanno ohhh!” l’altro giorno. Non devo. Perché poi lo so che va a finire così. Che me la devo ascoltare per un’ora e quaranta, mentre faccio il montaggio delle scene. Che mia madre sfiora l’esaurimento nervoso e comincia a mandare sms ad amici e sconosciuti dicendo che odia quella canzone. Che mio padre si commuove e dice: “Però a me, in fondo, piace. Dai, senti che bella…”

L’unica cosa che ci ho guadagnato sono stati dei complimenti sparsi da parte dei genitori dei piccoli demoni e un abbraccio con tanto di bacio plateale da parte del Sindaco di Cardano. Come ho detto alla mia amica Alice, ora sono una che conta, qui.

Mai più, va bene?

[Non è vero, non è stato così insopportabile, il tutto, ho anche imparato a montare i filmati… E’ che devo mantenere il mio alone di cinismo e fastidio e non scadere nel buonismo… Tutto qui… Ma mio padre che si è intenerito vedendo dei bambini e ascoltando una canzone mi ha fatto emozionare, anche solo per questo ne è valsa la pena.]

Ritorno dalla montagna

Sono tornata dal Devero e sto benissimo.
Sono iperattiva.
Faccio di tutto e sto cominciando a odiare il computer e ad amare natura e sport.
Oh mio Dio, cosa mi sta succedendo?
Dottore, è grave?
Rivoglio la mia net-dipendenza. Rivoglio il mio essere sedentaria e le mie tossine. Chi è stato a portarmele via? Chi?

Volterra – Masso delle Fanciulle

Un’altra gita di primavera.

Siamo andati vicino a Volterra, a cercare il famoso Masso delle Fanciulle, lungo il fiume Cecina, a ben “venti minuti di cammino dalla civiltà ” (ce lo ripetevano tutti). Dopo essere ripetutamente passati davanti a due pattuglie di carabinieri, abbiamo trovato la strada giusta e ci siamo avventurati tra canneti e sterrati.
E’ stato un pomeriggio a dir poco bucolico, in cui le cose da ricordare sono poche ma buone.

Il profumo dell’erba tutto intorno, dell’aria fresca-calda di fine primavera.
Il colore dell’erba tutto intorno, verde nuovo, appena spuntato, del grano ancora tenero, delle migliaia di foglie appena spuntate sui rami, dei cespugli…
La musica. Trash come non mai. Ma dopotutto è meglio l’allegria della solita malinconica riflessione sulla fugacità  del momento. E quindi è meglio qualche cantatina spensierata di un mattonazzo melodico di minimalismo anglo-ispanico.
Il colore azzuro e nuvole dell’aria, che sembrava depurata, ma forse era solo pura.
La compagnia che mi porta sempre in giro da queste parti e che mi fa scoprire posti e sentimenti così.
Intrichi di rami in un disordine armonioso.

Poi passeggiare senza fretta, chiacchierate di tutto, sassi e rimbalzi sull’acqua.

E infine una cena di antipasto e pizza e le discussioni sulle multinazionali dei giochi. E il conto sottocosto.

Qui ci sono un po’ di colori e di luoghi.
Ricca pensa che lo faccia per una sorta di mania del turista, ma non è così.
Lo faccio per catturare una quotidianità  speciale e per tornarci quando voglio.
Quando magari le cose intorno non sono così delicatamente variopinte.
Quando magari sono sola e tutto mi sembra spento.
Allora guardo queste immagini fatte di niente e i colori mi ricordano che può essere anche così, a volte, la vita.