Far East 2018 – Last Child

Ogni anno al Far East assegno il cosiddetto “Premio Laterizio”. Questo premio va sempre a un film che non è necessariamente brutto o fatto male, ma che ha un’ambizione autoriale, che tocca tematiche profonde e dolorose e che, inevitabilmente, fa cadere in un sonno profondissimo.

Quest’anno il Premio Laterizio viene assegnato senza dubbio a “Last Child”, drammone contemporaneo su due genitori che perdono un figlio adolescente, morto per salvare un altro ragazzo dall’annegamento.

La lentezza del film si percepisce già nei primi 20 secondi, con inquadrature lente che si soffermano sul vuoto dei personaggi e sul dolore della perdita. Tipico del Premio Laterizio è il fatto che qualsiasi cosa succeda, non può salvarsi. Colpi di scena, arco dei personaggi, svolte narrative: nulla può redimerlo.

“Last Child” ha tutti gli ingredienti: un figlio morto, i genitori soli e vuoti che si affezionano al ragazzo disadattato che aveva salvato, una lentezza esasperante, sentimenti e segreti repressi, una millantata vendetta. Il film è ampiamente comprensibile nonostante i 20-40 minuti di sonno profondo che comporta, e alla fine tutti gli danno 3 perché non vogliono fare la figura di quelli che non capiscono la complessità.

Almeno sono riposata per il film di Chapman To di questa sera, mettiamola così!
3

Far East 2018 – Casa Ramen

Questa non è la recensione di un film, ma di un elemento culturale altrettanto potente per immergersi nell’atmosfera orientale: il cibo.

Casa Ramen è un posto magico di Milano che mi ha fatto scoprire il mio amico Paolo Cellammare. Un piccolo rifugio urbano dove gustare un ramen prelibato (e non solo a detta mia, eh: http://www.gamberorosso.it/it/food/1023962-casa-ramen-a-milano-la-storia-di-luca-catalfamo). Scoprire che quest’anno Casa Ramen si era trasferita temporaneamente anche al Visionario di Udine è stato meraviglioso. Appena l’ho saputo, circa TRE SETTIMANE FA, ho prenotato un tavolo, sapendo che sarebbero andati tutti esauriti. E così è stato: ieri, in ottima compagnia (Max e Claudia ormai accompagnano me e Giacomo nel Far East da anni) abbiamo gustato un ottimo ramen. E per fortuna, direi: perché nei tre film successivi che abbiamo visto, i protagonisti mangiavano ramen come se non ci fosse un domani.

Complimenti a Luca Catalfamo che ha avuto una originale pensata, una deliziosa intuizione e un ottimo gusto nella messa in scena (sia degli ambienti che del cibo). Perché la vita è troppo breve per mangiare male, e a Casa Ramen, una volta, ci dovete andare per forza!

Far East 2018 – Yocho (Foreboding)

Se c’è qualcuno che capisce e condivide il bisogno di fare fantascienza a basso budget, quella – vi assicuro – sono io. L’idea di contrastare altisonanti blockbuster pieni di effetti visivi ma privi di idee o sostanza. Ho anche una certa allergia agli “alieni che ci invadono”, ma l’idea alla base di Yocho era talmente forte che mi ha incuriosito: cosa succederebbe se gli esseri umani fossero privati dei “concetti” fondamentali (famiglia, amore, coraggio, paura) che li caratterizzano? In che modo potremmo difenderci da un’invasione aliena, se non potessimo più contare su quello che ci rende effettivamente umani?

Fantastico high concept.

Veramente. Rovinato da una pessima sceneggiatura e da un’altrettanto pessima messa in scena. Il film dura 140 minuti, con inutile suspance, lunghissime pause vuote, un ossessivo temporeggiare. Capisco l’opposizione con il montaggio serrato à la Avengers, ma così è troppo. Se fosse durato 90 minuti, con una sceneggiatura migliore, il film avrebbe mantenuto le promesse sul suo potenziale. Così è solo un buco nell’acqua, che ha annoiato la maggior parte dei presenti e che gli è valso un sonoro “1” da quanto eravamo increduli. Forse il fatto che il film fosse nato come una serie in 5 parti ha influenzato drammaticamente un ritmo che, sul grande schermo, non è riuscito a riprendersi e ha arrancato. Forse il divario culturale, in questo caso, è stato più forte che in altri. Fatto sta che per me “Yocho – Foreboding” resta un’occasione veramente sprecata.

1
(e spero anche basta, perché è il secondo 1 di questa edizione)

Far East 2018 – Operation Red Sea

Abbiamo passato il pomeriggio aspettando con ansia il blockbuster di Dante Lam, “Operation Red Sea”, caricandoci di aspettative. Mai mi sarei aspettata (ma forse avrei dovuto) di assistere a uno spot dell’Esercito Cinese lungo più di due ore! Il film, realizzato con ben 70 milioni di dollari di budget, è un’accozzaglia di scene d’azione non sempre leggibilissime in cui “Soldati della marina Cinesi=Buoni”. Punto. Non ci si sofferma molto sui “cattivi”, non ci si sofferma molto su cui va salvato e perché: se sei un cittadino cinese, la marina sacrificherà tutte le sue risorse e i suoi uomini per portarti via, che tu sia l’ambasciatore (e ci sta) o una tizia che non si è ben capito chi fosse (forse sua moglie).

Picco estetico del film: il momento in cui compare il titolo di testa, un’enorme scritta rossa in 3D che emerge dall

e acque del mare, in modo quasi diegetico, lasciando gli spettatori con un “WTF” sospeso a mezz’aria.

Questo tipo di film, al Far East, mi provoca ilarità nei primi 15 minuti, poi irrequietezza. Mi muovo sulla poltrona, non riesco a tenere ferme le gambe e per qualche strano sortilegio non mi decido MAI a uscire dalla sala. Lo trovo una mancanza di rispetto! La prossima volta, però, in sala non ci entrerò nemmeno per vedere il buon vecchio Dante: con te ho chiuso, amico, piuttosto vado al Visionario!

(Peraltro, Dante si consolerà della mia assenza, visto che il film ha fatto incassi multi-milionari in tutto il mondo!)

1 su 5
perché non sopporto
gli spot su
“quanto è bella e brava la Cina”

Far East 2018 – Little Forest

 “Little Forest” dovrebbe avere come sottotitolo “La Decrescita Felice” (invenzione della cara amica Grazia ErbaViola Cacciola). Un delicatissimo film su una generazione a cui è stato insegnato che l’ambizione è sinonimo di vita metropolitana e che per realizzarsi bisogna puntare alle stelle.

La storia narra di una giovane protagonista che, dopo una serie di frustrazioni e fallimenti urbani, decide di rifugiarsi nella casa natale, dove la madre l’ha abbandonata anni prima. Una premessa che sembra portare a una solitudine spinta le fa vivere invece dei rapporti più genuini ed effettivi, facendole maturare una decisione finale non semplice, ma sicuramente in linea con quello che sente nel profondo. Il pezzo forte del film sono le fantastiche ricette cucinate dalla protagonista a partire sempre da ingredienti semplici: riso, farina, cavoli raccolti nella notte sotto la neve perché non c’è altro da mangiare, dolci, liquori…

Sicuramente empatizzo molto perché il suo equilibrio, la sua fonte di energia è molto simile alla mia: un buon ritiro isolato, nella natura, con vicino persone selezionate e poco, pochissimo “rumore di fondo”.

Perché puntare alle stelle non è sbagliato, basta che siano quelle giuste: quelle in cielo, dei sogni e della semplicità, e non i fuochi fatui di una fama vuota che non dà mai soddisfazione.

3 su 5

Far East 2018 – Inuyashiki

Apriamo questo Far East all’insegna della sobrietà. Che per certi versi è un’affermazione veritiera. Immediatamente sottotitolato (da Giacomo) “Iron Fantozzi”, questo film (ispirato a un manga) ci pone di fronte alla fiera del surreale. Un impiegato 50 anni che ne dimostra almeno 65 viene trasformato in robot da misteriosi alieni. La sua vita, che fino a quel momento era stata quello dell’uomo senza qualità, diventa quella del robot senza qualità. Il nostro antieroe attempato, però, lentamente, decide di sfruttare i suoi poteri a fin di bene e salva qualche vita in ospedale. Sarà solo con lo scontro con un altro umano-robot che però potrà sviluppare appieno il suo potenziale. Se detta così sembra una cacata, ma a vedersi è meglio di quanto sembri, soprattutto quando ai due robot escono dei razzi propulsori dalla schiena che li lanciano in aria come razzi missile.

Budget stellare, cattivo gusto più o meno ovunque, ma il pezzo forte del film è il tono serissimo con cui affronta tutto: un’epicità fuori scala che arriva a “fare il giro” e a diventare persino divertente. I momenti inutilmente epici cominciano a partire dal minuto 5 con l’arrivo di un cane che sembra co-protagonista e che poi scompare ne nulla, e continua con drammatiche relazioni padre-figlia che non sono riuscite a far piangere neanche me.

Che dire? 2 su 5, ma un’ottima accoglienza per il nostro ennesimo Far East!

2 entusiasta