Luminara 2005

Luminara 2005

Inaspettatamente, alla fine, siamo andati alla Luminara anche quest’anno. Io ci speravo. Sono venuta apposta, ma effettivamente non mi andava di infilarmi tra la folla per vedere i soliti squallidi fuochi artificiali.
E allora, dalle 22.30 alle 23.30 c’è stato il tempo per qualche partita a PES (Derby Milan-Inter, indovinate chi ha vinto) e poi ci siamo incamminati.
Sulle note della Tatangelo, verso mezzanotte, siamo arrivati a Pisa illuminati dai bagliori discontinui dei fuochi. Li abbiamo visti in movimento. Bello. Abbiamo parcheggiato lontanissimo e ci siamo incamminati lungo l’Arno, verso il centro. Ho anche visto le lucciole. E ovviamente le ho inseguite, derisa da tutti.
Quando siamo arrivati è cominciato tutto. O meglio, è finito. La gente defluiva lentamente. Se ne stavano andando tutti. E noi camminavamo In Senso Inverso, proprio come nel romanzo di Dick, quando la festa stava finendo per gli altri, per noi in realtà  cominciava.

Aspetti notevoli del partecipare a una festa finita.
L’allestimento resta. Voglio dire, la Luminara è bella perché tutti gli edifici sull’Arno vengono illuminati con piccoli lumini bianchi disposti a cornice delle finestre. Vengono accesi la sera, verso le sette (il momento più emozionante della festa, secondo Massi) e restano accese fino alla mattina dopo. Abbiamo camminato lungo i lungarni per tutta la sera. Beh, non proprio per tutta. C’è stata anche un’allegra, anzi allegrissima, tappa alla Bugia. Abbiamo bevuto cose che voi umani… Finché si trattava di rum e pera o tequila sale e limone restiamo nell’ordinario. Ma quando si passa al Drambuié, qualcuno osa dire che non siamo originali?

“Un due tre, Drambuié”.

In realtà  la magia è stata che siamo rimasti da soli, noi quattro, per tutta la notte, a camminare, saltare sulle spallette, chiacchierare, bere, guardare le stelle, guardare l’acqua che rifletteva le luci. Senza nessuno. Senza fretta. Dimenticandoci dello scorrere del tempo. Era come se quello spazio, che solo poche ore prima era stato invaso di persone, fosse diventato tutto nostro. Semplicemente eravamo da soli nella città  che si era addormentata dopo la baldoria.
E’ questo che mi piace, delle serate speciali. Restare da sola con qualcuno che può capire, che come me può assaporare. Senza frenesia, senza preoccupazioni.
Pisa mi è sembrata un grande cortile tutto mio, ieri notte.

Alle cinque ci siamo accorti che il cielo stava cambiando colore. Il nero puntellato di lucine stava lasciando il posto a un chiarore diffuso. E poi sono arrivati l’azzurro, il bianco, il rosa, il rosso. Ed era l’alba, così, senza avvertire.

Oggi ho pensato tutto il giorno che sono fortunata ad avere ancora ventiquattro anni e a saper sopravvivere a una notte in giro.
Oggi credo di essere fortunata ad avere intorno delle persone speciali con cui condividere delle notti solitarie e inaspettate.

Domani spero che ci siano ancora giorni così. E notti. E albe.

Mappa letteraria di New York

Una delle cose che mi piace di più, quando visito una citta è andare dove sono andati i protagonisti dei miei libri, camminare negli stessi luoghi, osservare con i miei occhi le stesse cose che lo scrittore mi ha fatto vedere nella mente. E’ come un sogno che si realizza. Si vive una realtà  alternativa, si sperimentano storie ed emozioni di persone inesistenti, e poi ci si accorge che quei luoghi, che quelle cornici sono reali, esistono davvero, e allora tutto viene rievocato, tutto sembra più chiaro, più reale, più “addosso”.
La prima volta a New York mi sono commossa al laghetto di Central Park e ho pianto dall’emozione davanti agli eschimesi del Museum of Natural History, ripensando al giovane Holden e a quanto ho amato quel libro. Per un momento non sono più stata me stessa, ma sono stata Holden Caulfield, ho “sentito” come lui, mi sono impossessata dei suoi ricordi, della sua infanzia, e il suo disagio è stato il mio. Quando tornerò a New York, mi farò una full immersion in luoghi dei romanzi di Paul Auster e rivivrò il conflitto con il padre e il dolore di perdere se stessi e ritrovarsi (oppure no).
Il fatto è che non è una città  qualunque. E’ speciale. Convoglia ricordi e crea strie dal nulla.
Intanto, però, per attutire un po’ la malinconia, mi perderò “in altri libri”, con questa Mappa Letteraria di Manhattan

Almeno oggi è nuvolo

Avevo promesso che non mi sarei più fatta incastrare.
Ma la revisione all’auto e l’estate incipiente esigono denaro e non posso sputare su due giorni di lavoro in cui prenderò quanto il mio amico Max in un mese e mezzo.

Quindi, anche per questa volta, sarò segretario di seggio.
Mi hanno giurato e spergiurato che il Presidente di questa volta non sarà  un emerito idiota come quell’altro. Tra mezzora lo scoprirò.

Poi cercherò di riportare in qualche modo l’andamento dell’affluenza alle urne. Non che ci sarà  molto da fare. Il più è oggi. 3200 schede da timbrare e firmare. Meno male che ci penseranno gli scrutatori. Io compilo i miei registri e da brava asociale mi estraneo da tutto.
Per di più, giusto per rendere il tutto più frizzante, mi hanno commissionato una traduzione per martedì. Sono già  a buon punto, e in questo fine settimana metterò da parte un po’ dei soldi delle vacanze.

Che vita grama.
Sempre a pensare al denaro.
Magari scrivo, ecco cosa. Mi piace tanto scrivere, quando sono ai seggi. Si vede un panorama umano più unico che raro. Gentaglia di paese inconsapevole. Dio, come sono classista e intollerante.
Mi riprometto di tracciare quattro o cinque “profili” degli individui più interessanti che si presenteranno e di postarli qui.

Ora vado.
Che lo Sforzo sia con noi.
E, magari, anche il Quorum.

Primo Giorno – Domenica
Bene, abbiamo immediatamente capito che il quorum è un lontano miraggio.
Però, fortunatamente, i componenti del seggio di questo “giro” sono decisamente meglio dell’ultima volta. In realtà  la gente non era male nemmeno ad aprile, peccato per quel pirla del presidente.
Stavolta invece abbiamo un’età  media di 30 anni, sono tutti svegli e interessanti e infatti la giornata è passata tranquillamente.
Note divertenti: ovviamente c’è sempre il “personaggio sdubbio” (temo che per ogni elezione il Comune selezioni un membro di ogni seggio da un apposito elenco di “Personaggi Sdubbio di Cardano al Campo”. Ma poco male. E’ un ragazzone abbronzato e piuttosto inutile che ha ripetuto milioni di volte “Non c’è problema”.
Verso mezzogiorno abbiamo cominciato a socializzare con tutti i membri degli altri seggi e siamo arrivati alla conclusione che domani ci portiamo sdraio e creme solari e ci mettiamo nel parco della scuola a prendere bellamente il sole.

L’affluenza è deprimente. Sono venute 151 persone su 968. In tutta la giornata. Il 15,59%. Siamo un seggio un po’ anomalo. La zona di Cardano al Campo che ci è toccata è rinomata per l’astensionismo. Meglio, faremo prima a finire domani.

Mi ero riproposta di fare una seria critica alla situazione. Di analizzare consapevolmente questo fenomeno. Ma tutto quello che posso dire è che tutte le 151 persone che sono venute a votare oggi ci hanno espresso un triste rammarico per questo deprimente non-interessamento.

Che altro dire? I finanzieri, dopo ore di tentativi e dopo aver compiuto atti degni di McGyver, sono riusciti a sintonizzare il loro mini televisore sul Gran Premio di oggi. Stasera credo che si guardassero una fiction, mangiando pop-corn e parlando dei vecchi tempi.
Ma soprattutto riflettendo su quanto sia inutile tutta questa macchina burocratica/democratica messa in moto nel disinteresse di tutti e con squallide politicizzazioni da parte di Destra, Sinistra e del terzo polo italiano: la Chiesa.
Beh, forse quest’ultima riflessione è più mia che dei finanzieri…
A domani.
Forse.

Secondo giorno – Lunedì

Abbiamo perso. Il mondo fa schifo. Gli italiani-brava-gente sono un branco di imbecilli senza coglioni, sottomessi a un’istituzione bastarda e para-statale quale è la Chiesa. La signora Chiesa. Signora di cosa, lo so io.

Complimenti a tutti noi. Bravi. Il 25% dell’affluenza non si è mai visto nemmeno in un Paese sotto regime dittatoriale.
Ma noi siamo più belli. Siamo più bravi. Noi siamo così ignoranti e superstiziosi che ci auto-imponiamo la censura, le limitazioni, le paure, i vincoli, i dogmi.
Mille e mille anni fa Lucrezio parlava della Religio, della superstizione che vincolava il suo popolo a comportamenti meschini e ridicoli, che bloccava il progresso e tarpava le ali alla nobiltà  dello spirito umano.
Le cose non sono cambiate. I “Lucrezi” di oggi vengono chiamati dottor Frankenstein e tacciati di pazzia. Tutti gli altri si fanno schiacciare il capo sotto il tallone violento di una forma di controllo delle masse meschina e vergognosa: una Religio, una Chiesa che non vuole il bene dello Stato, non vuole il bene della gente, ma che mira, con disperazione e cattiveria, a mantenere quello schifoso potere secolare su cui si è sempre fondata.

Gli italiani hanno dimostrato ancora una volta ignoranza, superstizione, paura, disinformazione, pigrizia. Hanno dimostrato di non meritare assolutamente un diritto come il Diritto di Voto. La Democrazia sta fallendo, in questo paese. Non siamo adeguati a scegliere, non capiamo nemmeno quando ne va del nostro futuro. E allora, in Democrazia, moriremo. E saremo sbeffeggiati dagli altri popoli che, pur con le loro limitazioni, con i loro problemi, con le loro “ridicolaggini”, a lungo andare, si stanno dimostrando più maturi (o almeno più furbi) di noi.

Oh mio paese dello Spaghetto-Pizza-Mandolino, io ti saluto.

Ciao Lena (stavolta per davvero)

lena addio
Come i gatti hanno nove vite, tu ne avevi due. Una volta ti ho presa per il pelo, ma stasera era il tuo momento.
Ciao Topa Lena, mi ricorderò sempre di te, della tua relazione omosessuale con la tua compagna Julia, che poi ha cambiato sesso ed è diventata Julio. Mi ricorderò dei tuoi nove cuccioli bellissimi, del tuo sgranocchiare qualunque cosa (ho dovuto rifare il filo delle casse del computer, tranciato di netto dai tuoi denti putenti).
Chissà , secondo la gerarchia buddista, in cosa ti incarnerai ora.
Ma sarai sempre la miglior TopaTopa che abbia mai avuto!