Cercasi Cellulare!

Ho portato il mio Nokia in assistenza.
Lo terranno fino a FEBBRAIO 2008.
Mi hanno consigliato di comprare un altro telefono.
Li ho sparati affanculo.

Se qualcuno di voi miei 25 lettori ha un cellulare vecchio ma funzionante, con la batteria che duri almeno un paio di giorni, e me lo può prestare, ne sarò molto lieta.
Se no non sarò raggiungibile via cellulare fino a febbraio.

Confido nella vostra pena, visto che Nokia sucks e li odio tutti.

Conforto. E' il tempo che manca.

O ce n’è troppo, tra qui e quando ne avrò di più.
Oggi ero in casa, con una tazza di orzo caldo, davanti al computer cercando di scrivere, come sempre, e come sempre riuscendoci a stento.
Però fuori le sagome degli alberi si erano fatte scure, il sole era tramontato lasciando posto al cielo azzurro e luminoso, ma senza la violenza della luce. Sul soffitto, i miei lucernari, i nostri lucernari, facevano passare un colore azzurro cielo e sembravano due quadri semplici e perfetti.
Oppure, guardando dal tetto di un palazzo in una Milano quasi di notte, ho visto uno spicchio di luna, lì in mezzo, leggero, libero, come se sotto non ci fosse la città , ma un deserto, come se sotto non ci fosse il presente, ma il futuro.
Sto cercando di vivere fuori dal futuro anteriore, di non aspettare i ricordi per rendermi conto, sto cercando di rendermi utile, agli altri e a me stessa, e di fare quello che mi piace, rispettando per quanto possibile i miei tempi.
Sono uscita dalla metropolitana, sono tornata in superficie, e c’era vento, tutte le foglie svolazzavano come frenetiche, per andare a schiantarsi per terra, non mute, ma con un crepitio, come di fuoco.

E penso costantemente che un giorno non avrò più coscienza di nulla, che non percepirò il caldo il freddo la felicità  la noia, che tutto andrà  avanti, ma senza di me, e che non potrò più alzarmi, girarmi nel letto, sudare, giocare, ridere e pensare che quello è il momento più intenso della mia vita.
Ci penso costantemente e non riesco a immaginare come sarà , e mi gira la testa e mi scendono lacrime dagli occhi ma non sto piangendo, non sto piangendo è come se fosse un’emozione troppo forte da restare qui dentro, e allora almeno esce dagli occhi, precisamente da dove era entrata.

Forse dovrei sdrammatizzarmi.
Forse dovrei prendermi meno sul serio.
Forse ho bisogno di una vacanza (come, di già ?).

Forse, semplicemente, siete voi che non ci pensate mai, se no sareste come me, e avreste paura di affezionarvi, a volte, e avreste paura, sempre, che sia l’ultima volta per ogni cosa.

Mantra videoludico

Un mantra portatore di felicità  per il progetto su cui sto lavorando ora.

Gentilmente concesso da Davidone…

“La leggenda dice che quando le due tette si incontreranno con la palla da rugby, finiremo il gioco e tutti parleranno esperanto”

Sono una poser

Tris sul mio braccio

Sono una poser e infatti sono tornata.
Giornata campale: università , Ubisoft, tris sul braccio, canto tutto il pomeriggio Breakthru dei Queen dopo una nottata passata a bere birra e fare i tarocchi.
Arrivo nella ridente cittadina che mi ospita e mangio con i miei due “labrador pregati” al ristorante giapponese nel centro commerciale più squallor del mondo.
Torno a casa e c’è un’inaspettata reunion dei MIEI amici con la MIA famiglia.
Ma prego, fate pure.
Racconto di come al lavoro abbiano deciso che il passatempo di oggi era “Gioca a tris sul braccio della Vale”.
Sfoggio un librone di Matte Blanco che non riuscirò mai a finire.
Mostro con orgoglio la mia patta aperta (e rotta da ormai 36 ore).
Fortunatamente l’attenzione viene deviata e le pietre vengono tutte tirate ad Alice, per il basket, per la laurea e per le polpette e il tè freddo che si ostina a rifiutare quando va dai miei genitori, ferendo nel profondo mia madre e scatenando l’ira funesta di mio padre.
Padre, il quale, mi interpella sul perché il blog sia chiuso.
Il popolo tutto insorge e mi prospettano la loro triste vita, al lavoro, senza niente di sconclusionato da leggere.
Con atteggiamento timido ma gongolante chiedo ripetutamente se devo riaprire i battenti. I miei cinque lettori mi dicono di sì. Come deludere un siffatto pubblico (tra loro c’è chi studia Gli amori di Africo e Mensola, chi pilota Jet supersonici e chi sa cosa vuol dire Compos Mei).
Chi sono io per deludere tutti costoro?

Quindi, in poche parole, ri-eccoci qui.

Ah, giusto per la cronaca: la mail di “uno a caso” è “agdafd@fgajk.it”
Te l’avevo detto, papà , che con la mail avrei capito chi è!