{"id":616,"date":"2015-07-10T10:48:33","date_gmt":"2015-07-10T08:48:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alchemicoblu.it\/?p=616"},"modified":"2015-07-10T10:48:33","modified_gmt":"2015-07-10T08:48:33","slug":"il-paziente-zero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alchemicoblu.it\/old-blog\/2015\/07\/il-paziente-zero\/","title":{"rendered":"Il Paziente Zero"},"content":{"rendered":"<p>Allora, ho questa storia. \u00e0\u02c6 una storia speciale, perch\u00e9 mi \u00e8 nata nella testa nell&#8217;esatto momento in cui Leonardo mi nasceva di nascosto nella pancia. Si chiama\u00a0Il Paziente Zero ed \u00e8 una delle poche storie che scrivo per cui il titolo mi viene subito. Forse perch\u00e9 l&#8217;idea dietro la storia \u00e8 pi\u00f9 forte del solito, e non \u00e8 la solita suggestione fugace. Forse perch\u00e9\u00a0la &#8220;malattia&#8221; di cui parlo \u00e8 una malattia veramente curiosa, e anche solo il definirla &#8220;malattia&#8221; \u00e8 una presa di posizione etica, sociale.<\/p>\n<p>Fatto sta che questa storia langue nella mia testa e nei miei foglietti sparsi dall&#8217;aprile del 2013, ormai pi\u00f9 di due anni fa. \u00e0\u02c6 difficile scriverla, perch\u00e9 il poco tempo libero che ho lo passo per lavarmi e per dormire, eppure ogni volta che sono in auto e ho del tempo solo per me, ogni volta che mi sto per addormentare, che cammino, che cullo mio figlio, in tutti quei momenti in cui ho un attimo di pace e silenzio mi si ripresenta davanti come un puzzle a cui mancano tanti pezzi e io cerco piano piano di completarlo.<\/p>\n<p>Questa storia la voglio scrivere. Non come i Racconti di Torino, di cui ho scritto solo il primo e poi nient&#8217;altro. Non come Europa, per cui non sono ancora pronta. \u00e0\u02c6 anche diversa dalle solite storie che mi vengono in mente,\u00a0ma ovviamente il sostrato \u00e8 fantastico (e qui, vi chiedo cortesemente di leggere anche <strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Fantastico#Classificazione_dei_generi_secondo_Todorov\" target=\"_blank\">questo importante articolo<\/a><\/strong>, e ricordare che quando parlo di &#8220;fantastico&#8221; io mi riferisco strettamente alla classificazione di Todorov).<\/p>\n<p>Oggi voglio raccontare il perch\u00e9 mi piace il fantastico, pi\u00f9 di ogni altro genere. Perch\u00e9, addirittura, non concepisco quasi pi\u00f9 la scrittura che non sia intrisa, in qualche modo, di fantastico. Borges, Marquez, Auster, il mio amato Asimov mi hanno insegnato quello che \u00e8 comune a tutti gli scrittori, a tutti i generi: che la narrazione \u00e8 un sistema di regole, un eco-sistema, diciamo, in cui l&#8217;autore fa accadere quello che vuole, ma in cui regna sempre una sorta di &#8220;fair play&#8221; per cui c&#8217;\u00e8 ordine, c&#8217;\u00e8 rispetto, e anche le morti pi\u00f9 atroci, le partenze pi\u00f9 inaspettate, la rassegnazione, l&#8217;odio, l&#8217;amore, ogni sentimento e ogni azione ha uno spazio e un perch\u00e9. \u00e0\u02c6 il contrario del caos entropico dell&#8217;esistenza, in cui le regole forse ci sono, ma\u00a0a noi sicuramente non \u00e8 dato comprenderle. Quindi io mi crogiolo dentro questi mondi che, agli occhi superficiali dei sessantottini amanti dei documentari, sono mondi per bambini, o per nerd malati di solitudine, ma che in realt\u00e0\u00a0 sono il luogo pi\u00f9 accogliente dell&#8217;universo conosciuto. Un posto dove ogni cosa ha un senso, dove ogni elemento esiste per un motivo preciso, dove ogni parola, gesto, situazione \u00e8 finalizzata a suscitare un&#8217;emozione e quindi ha un peso, ha uno <em>scopo<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;etica, infatti, la trovo facilmente dentro di me, questo non \u00e8 mai stato un problema. Ma il <em>senso<\/em>&#8230; A differenza di chi crede nel &#8220;grande barbuto&#8221;, io non posso fare altro che constatare la totale insensatezza della nostra esistenza. Il che mi spingerebbe disperatamente verso un ottuso edonismo fine a se stesso, o a un micidiale spirito di sacrificio in funzione della specie: perch\u00e9 \u00e8 questo che possiamo ragionevolmente aspettarci dalla vita, godere o riprodurci. Ovviamente non basta. Non basta mai, nemmeno a quelli che se lo fanno bastare, figurarsi a me che ho sempre avuto come &#8220;missione interiore&#8221; quella di raccontare storie.<\/p>\n<p>Allora, nelle storie c&#8217;\u00e8 uno\u00a0<em>scopo<\/em>, ma non solo per la storia, per tutti i suoi elementi, intendo. E questo \u00e8 delizioso. \u00e0\u02c6 il mio conforto nei momenti bui, \u00e8 il mio rifugio preferito, \u00e8 il mio faro nella tempesta. Ma perch\u00e9 il fantastico? Perch\u00e9 se scrivessi di realt\u00e0\u00a0, se scrivessi di prostitute, immigrati, povert\u00e0\u00a0, economia, banche, ecologia, se scrivessi di drammi delle periferie, della bella vita delle citt\u00e0\u00a0, se scrivessi di tutto questo e di tanto altro, mi ritroverei a cercare di replicare il sistema di ordine caotico della vita, e non ci riesco. Non riesco a dare un senso alle azioni degli individui, quando non hanno a che fare con qualcosa di veramente incomprensibile. Perch\u00e9 a ben vedere, anche lavorare per pagare le tasse, ammalarsi di tumore a 5 anni, morire in grembo, essere traditi dalla tua famiglia, perdere tutto quello che hai per un vizio, commettere un omicidio perch\u00e9 sei drogato, anche tutte queste cose sono incomprensibili, ma io non so mettere ordine tra questi comportamenti umani, non so trovare un perch\u00e9 e non so dare il giusto peso alle cose.\u00a0Se proprio devo mettere ordine da qualche parte, preferisco pensare all&#8217;umanit\u00e0\u00a0 tra 10.000 anni, oppure a una variabile inaspettata nella fisica ordinaria che sconvolge gli equilibri della nostra dimensione, o ancora immaginare a cosa succederebbe con determinate derive tecnologiche (in male e in bene, come in\u00a0<em>Man of Sorrows<\/em>)&#8230; L\u00ec posso provare a mettere ordine, l\u00ec riesco a dare un senso alle vite delle persone, dei personaggi cio\u00e8, e a ritagliare a ognuno di loro un\u00a0<em>senso<\/em>. Cos\u00ec, quando mi sento disperata, quando non ce la faccio pi\u00f9, quando tutto \u00e8 troppo inutile qui intorno, mi rifugio nelle mie storie e comincio a mettere a posto. C&#8217;\u00e8 chi pulisce, chi mette a posto casa, io metto a posto le storie. Ci vuole tempo, ci vuole pazienza, ci vuole anche autostima, e io ho poco di tutto questo, eppure la spinta a voler raccontare \u00e8 cos\u00ec forte che non mi fermo nemmeno davanti alla mia inettitudine. Non mi fermo, perch\u00e9 non ci riesco, e insieme non ci riesco, perch\u00e9 non scrivo quanto vorrei. Per\u00f2 le storie ci sono, tante, nella mia testa, e a volte mi sembra che tutte le storie della mia vita siano in realt\u00e0\u00a0 un&#8217;unica, grande storia che ha un unico filo conduttore.<\/p>\n<p>Il Paziente Zero \u00e8 il mio rifugio di questi anni, insieme a Europa. Infatti, a volte penso che si stiano intersecando pericolosamente, o meravigliosamente, e a volte sto facendo altro e mi dico: &#8220;Ma certo! \u00e0\u02c6 cos\u00ec!&#8221; e sorrido con quel sorriso svanito che mi viene quando penso alle mie storie e che alcuni hanno visto pi\u00f9 volte. Il Paziente Zero \u00e8 la storia di una ricerca: la ricerca di qualcosa che non si capisce fino in fondo e da cui non si sa cosa aspettarsi. Che ovviamente fa paura e che, in un certo senso, da un certo punto di vista, da una certa &#8220;etica&#8221;, anzi morale, pu\u00f2 essere considerato un pericolo per l&#8217;umanit\u00e0\u00a0. Quello che mi piace pensare \u00e8 che non sono ancora\u00a0sicura di come i personaggi arriveranno in fondo al percorso che ho in mente. \u00e0\u02c6 lo stesso senso di conforto e smarrimento che provo nel viaggiare: so dove voglio andare, so, all&#8217;incirca, cosa trover\u00f2, ma non so come ci arriver\u00f2 e cosa dovr\u00f2 affrontare per raggiungere la mia destinazione. Ecco, il viaggio forse, come le storie, sono un&#8217;unit\u00e0\u00a0 di vita che mi piace, in cui riesco a trovare un senso, perch\u00e9 forse riesco a osservarli nella loro interezza.<\/p>\n<p>Che strano: tutto questo bisogno di senso, e paradossalmente la mia vita avr\u00e0\u00a0 un senso molto chiaro solo quando morir\u00f2, e sicuramente non per me, che non ci sar\u00f2 pi\u00f9, ma per chi ci sar\u00e0\u00a0 a &#8220;leggerla&#8221;. Nel mentre, per compensare questa incolmabile, assoluta mancanza, mi diletto e mi rifugio nelle storie, microcosmi chiusi dove tutto \u00e8 perfetto.<\/p>\n<p>E, nello specifico, torno a cercare il mio &#8220;Paziente Zero&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Allora, ho questa storia. \u00e0\u02c6 una storia speciale, perch\u00e9 mi \u00e8 nata nella testa nell&#8217;esatto momento in cui Leonardo mi nasceva di nascosto nella pancia. 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