{"id":381,"date":"2009-10-18T23:51:04","date_gmt":"2009-10-18T21:51:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alchemicoblu.it\/index.php\/2009\/10\/18\/la-cura-per-il-cancro\/"},"modified":"2009-10-18T23:51:04","modified_gmt":"2009-10-18T21:51:04","slug":"la-cura-per-il-cancro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alchemicoblu.it\/old-blog\/2009\/10\/la-cura-per-il-cancro\/","title":{"rendered":"La cura per il cancro"},"content":{"rendered":"<p>In effetti, dovendo ricostruire a posteriori com&#8217;era arrivata l\u00ec, in quel preciso momento, con quella meravigliosa scoperta tra le mani, Ludovica Centi non riusciva a pensare ad altri che a sua nonna.<br \/>\nEra stato seguendo il suo calvario per il cancro alle ossa che aveva cominciato a frequentare gli ospedali. Non che ne avessero girati molti, anzi a dire la verit\u00e0\u00a0 uno solo, ma ricordava nettamente di essere rimasta affascinata da tutte quelle provette colorate, dagli zoccoli morbidi delle infermiere e dal fatto che la gente malata andasse l\u00ec perch\u00e9 altra gente, all&#8217;apparenza del tutto normale, poteva aiutarli in qualche modo magico a stare meglio. Aveva otto anni ed era allora che aveva deciso che sarebbe diventata medico.<br \/>\nNon era stato facile, in effetti, convincere la sua famiglia che quella era la sua strada. Un po&#8217; perch\u00e9 di soldi in casa non ce n&#8217;erano tanti e non era facile tirare avanti, un po&#8217; perch\u00e9 avrebbe dovuto andare a studiare chiss\u00e0\u00a0 dove e questo non stava bene, chiss\u00e0\u00a0 cosa avrebbero detto in paese. Ma Ludovica era una bambina gentile, e poi una ragazza gentile, che senza alzare la voce riusciva a fare sempre quello che voleva &#8211; quello che era giusto, continuava a ripetere. Era come se sentisse di avere una missione, ma invece di buttarsi nella religione (cosa facile dalle sue parti) aveva deciso di imparare a fare magie ancora pi\u00f9 grandi e di salvare la gente che era morta come sua nonna.<br \/>\nLa vita di Ludovica Centi sembrava una vita normale, da fuori. Sempre pi\u00f9 brava degli altri quando si trattava di studio, sempre la prima ad arrivare e l&#8217;ultima ad andare via quando c\u00e2\u20ac\u2122era da lavorare sodo, all&#8217;universit\u00e0\u00a0, lontana anzi lontanissima da casa, si era distinta per la sua precisione e la creativit\u00e0\u00a0 che riusciva ad applicare ad altrimenti sterili procedure cliniche. Il dottorato di ricerca era stato il passo naturale successivo alla laurea e alla specializzazione, poi una borsa da ricercatrice all&#8217;estero, presso uno degli istituti oncologici pi\u00f9 prestigiosi d&#8217;Europa, ogni tassello della vita di Ludovica Centi, osservata dall&#8217;alto, sembrava convergere verso quell&#8217;unico momento in cui avrebbe &#8211; e aveva &#8211; trovato la cura per il male incurabile per eccellenza. La persona pi\u00f9 importante del pianeta, cos\u00ec l&#8217;avrebbero definita, ora che l&#8217;ennesimo ciclo di sperimentazione era andato a buon fine e del cancro non restavano nemmeno gli effetti pi\u00f9 lievi. Avrebbe avuto le copertine di tutti i giornali, e non solo delle riviste scientifiche. Ne era certa.<br \/>\nQuesta era la parte alla luce del sole, della vita di Ludovica Centi. La parte pi\u00f9 facile, quella che lei aveva sempre visto chiara nella sua testa, da quando aveva otto anni, e che ora era arrivata alla sua conclusione naturale: la cura.<br \/>\nTuttavia, Ludovica Centi aveva un segreto che non aveva mai confessato a nessuno. Un segreto bizzarro, a dire il vero, ma che per tutti gli anni della sua vita aveva costituito uno strano interrogativo. L\u00e2\u20ac\u2122unico, in effetti, ora che anche il cancro era stato sconfitto. Ricordava bene sua nonna e ricordava bene tutto il decorso della malattia alle ossa che l&#8217;aveva portata alla morte. Ricordava i letti bianchi rifatti una volta al giorno, ricordava le lacrime di sua madre quando, a casa, nella penombra, parlava con suo padre e sapeva che era solo questione di tempo, ricordava tutto perfettamente, anche il funerale, i fiori sulla tomba, ricordava ogni cosa.<br \/>\nUn unico, inquietante dettaglio della morte di sua nonna stonava con tutto il resto, ed era l\u00e2\u20ac\u2122immagine che aveva di lei sul letto di morte. Perch\u00e9 in effetti, non c\u00e2\u20ac\u2122era nessun letto e sua nonna sembrava morta di tutto fuorch\u00e9 di cancro. Ludovica ricordava un rombo. E poi vedeva sua nonna come spezzata a met\u00e0\u00a0 da una delle travi di legno della loro casa. La vedeva orribilmente massacrata, con sangue ovunque e anche viscere e soprattutto ricordava che aveva gli occhi sbarrati e che stringeva tra le mani un inutile rosario \u00e2\u20ac\u201c quello con cui si coricava ogni sera, dopo le preghiere. Ricordava polvere e calcinacci. E  sua nonna morta non di cancro. Poi tutto il resto tornava normale. Tornava ordinato. La vedeva nella bara, composta come avrebbe dovuto essere. Vedeva suo padre e suo fratello, sua madre, e tutto andava bene, perch\u00e9 era morta una donna anziana che stava soffrendo.<br \/>\nOvviamente tutto questo non aveva senso. Ludovica Centi aveva votato la sua vita alla scienza e sapeva di non essere pazza. Cos\u00ec aveva semplicemente cercato di liquidare la questione di questa incongruenza con una spiegazione di psicologia da bar, per cui l\u00e2\u20ac\u2122immagine di un\u00e2\u20ac\u2122altra morte si era sovrapposta, nella mente di lei bambina, a quella di una persona che amava. Rimozione, la chiamano. O qualcosa del genere. Ludovica Centi non avrebbe prestato attenzione a questo dettaglio insignificante se non fosse stato per il fatto che, dall\u00e2\u20ac\u2122et\u00e0\u00a0 di otto anni, ogni notte, ogni singola notte, alle 3.32 si svegliava con quella visione chiara negli occhi. All\u00e2\u20ac\u2122inizio si era spaventata, era piccola e la violenza di quella morte l\u00e2\u20ac\u2122aveva lasciata sconvolta. Poi, lentamente, vi si era abituata, anche perch\u00e9 era una visione cos\u00ec prevedibile e costante che ormai faceva parte della sua routine quotidiana, come cenare o andare in bagno. Dopo dieci anni aveva addirittura imparato a riaddormentarsi quasi immediatamente. A distanza di trent\u00e2\u20ac\u2122anni, considerava quella stranezza un piccolo ma accettabile inconveniente nella sua vita. Ovviamente aveva provato a non addormentarsi e farsi sorprendere sveglia, alle 3.32. In quel caso, per\u00f2, non succedeva niente. Restava l\u00ec, il minuto passava e tutto era come prima. Solo che tendenzialmente a quell\u00e2\u20ac\u2122ora di notte lei era solita dormire e, da persona totalmente razionale e illuminista qual era, non intendeva sconvolgere le sue abitudini per una bizzarra stramberia senza spiegazione.<br \/>\nQuesto non faceva di lei una persona speciale, al limite solo una persona con problemi. In effetti, fino a quel 5 aprile 2039, Ludovica Centi era stata una persona ordinaria, molto dedita al suo lavoro, sicuramente brillante, ma senza quella verve da prima donna che caratterizza molte delle persone che contano in questo secolo. Riservata, solitaria, una strenua e onesta lavoratrice, una donna \u00e2\u20ac\u0153in carriera\u00e2\u20ac\u009d ma a modo suo, che aveva dedicato tutta se stessa a un\u00e2\u20ac\u2122intuizione d\u00e2\u20ac\u2122infanzia e che, da adulta, poteva vantare la maternit\u00e0\u00a0 della scoperta scientifica pi\u00f9 importante di sempre. Perch\u00e9 parlare a qualcuno di quell\u00e2\u20ac\u2122insulso frammento polveroso che assillava le sue notti? Perch\u00e9 cercare di sistemare qualcosa che funziona quasi perfettamente? Non ce n\u00e2\u20ac\u2122era bisogno. A volte si fanno danni peggiori quando si cerca di scoprire. E Ludovica Centi non voleva scoprire niente. Niente che non fosse la cura per il cancro, in effetti, e tanto le bastava.<br \/>\nCosa provava, ora che da razionalista, illuminista e ovviamente ricercatrice affermata sapeva con certezza che, grazie alla sua scoperta, il cancro sarebbe stato lentamente ma inesorabilmente debellato, come era successo in passato col vaiolo, ad esempio? Soddisfazione. In realt\u00e0\u00a0 Ludovica Centi si sentiva come se avesse spuntato l\u00e2\u20ac\u2122ultima voce di un lunghissimo elenco di cose \u00e2\u20ac\u0153da fare\u00e2\u20ac\u009d che era stato compilato \u00e2\u20ac\u201c da lei stessa \u00e2\u20ac\u201c molti anni prima. Un lavoro ben fatto, ecco. Il suo contributo. Una di quelle cose che fanno piangere la gente quando muori. Una rivoluzione copernicana che avrebbe alleviato le sofferenze fisiche e psicologiche di moltissime persone, che avrebbe reso tutto pi\u00f9 controllabile, che avrebbe reso l\u00e2\u20ac\u2122uomo un po\u00e2\u20ac\u2122 pi\u00f9 libero dal fattore \u00e2\u20ac\u0153casualit\u00e0\u00a0\u00e2\u20ac\u009d. Era forse questo il secondo motivo, oltre all\u00e2\u20ac\u2122affetto per sua nonna, che l\u00e2\u20ac\u2122aveva spinta su quella strada: il cancro ti colpiva cos\u00ec a casaccio, un fumatore recidivo che consumava 40 sigarette al giorno poteva morire investito da un\u00e2\u20ac\u2122auto a 94 anni mentre un ragazzo di 25 anni sportivo e salutista poteva contrarre la leucemia fulminante e andarsene nel giro di tre mesi. Troppo, troppo arbitrario. Gi\u00e0\u00a0 siamo in balia di tanti fattori randomici, perch\u00e9 non cercare almeno di eliminarne qualcuno? E lei ce l\u00e2\u20ac\u2122aveva fatta. Il suo fattore randomico l\u00e2\u20ac\u2122aveva ridotto a zero. S\u00ec, perch\u00e9 credeva fermamente che ognuno, nella propria vita, pu\u00f2 ridurre al minimo i rischi che il caos e l\u00e2\u20ac\u2122imprevedibilit\u00e0\u00a0 comportano. Ognuno pu\u00f2 dare il proprio contributo e, come le ali che sbattono qui e creano una tempesta marina l\u00e0\u00a0, tutti noi possiamo fare un\u00e2\u20ac\u2122azione in un certo modo e stabilizzare la vita di qualcuno, altrove. Ecco, lei aveva stabilizzato quella torre di carte che le era stata consegnata da piccola e l\u00e2\u20ac\u2122aveva trasformata in un albero, con le radici ben infisse nel terreno, stabile e proteso verso il cielo. Quella torre-albero non sarebbe crollata, anzi: sarebbe cresciuta e avrebbe sparso i suoi semi intorno e intorno e lentamente si sarebbe affiancata alle altre torri-albero realizzate dagli altri uomini e donne e tutta la Terra sarebbe stata una meravigliosa foresta, immortale e bellissima.<br \/>\nStrani pensieri, pens\u00f2 Ludovica Centi, non sono da me. Di solito penso per formule e numeri, non per immagini e poesia. Dev\u00e2\u20ac\u2122essere l\u00e2\u20ac\u2122emozione. S\u00ec, sono emozionata.<br \/>\nQuella per\u00f2 non fu l\u00e2\u20ac\u2122emozione pi\u00f9 forte della giornata, perch\u00e9 fu quella notte che Ludovica Centi finalmente ricord\u00f2 cos\u00e2\u20ac\u2122era successo a sua nonna. Fu quella notte che Ludovica Centi scopr\u00ec qual era il senso della sua vita.<br \/>\nQuella notte, alle 3.32 la visione, la solita, torn\u00f2 per l\u00e2\u20ac\u2122ennesima volta, prevedibile e identica a se stessa come sempre. Quella notte, alle 3.33 Ludovica Centi non si svegli\u00f2. Per la prima volta in trent\u00e2\u20ac\u2122anni riusc\u00ec a vedere cosa avveniva dopo. Ludovica ricordava un rombo. E poi vedeva sua nonna come spezzata a met\u00e0\u00a0 da una delle travi di legno della loro casa. La vedeva orribilmente massacrata, con sangue ovunque e anche viscere e soprattutto ricordava che aveva gli occhi sbarrati e che stringeva tra le mani un inutile rosario \u00e2\u20ac\u201c quello con cui si coricava ogni sera, dopo le preghiere. Ricordava polvere e calcinacci. E  sua nonna morta non di cancro. Quella notte ricord\u00f2 anche il pianto di un bambino, un bambino piccolo. Ricord\u00f2 un dolore sordo alla cassa toracica e all\u00e2\u20ac\u2122occhio destro e le sembr\u00f2 di essere in gabbia. Osservava la scena attraverso delle sbarre. Il tempo si dilat\u00f2. Ludovica si rese conto di essere lei a urlare e piangere, si rese conto che le sbarre attraverso cui guardava la scena erano quelle del suo lettino ribaltato che l\u00e2\u20ac\u2122aveva schiacciata per met\u00e0\u00a0, mentre la casa crollata aveva ucciso tutta la sua famiglia. Rabbia. Ricordava di voler scappare, ma non poteva muoversi. Ora faceva tutto male e se piangeva la mamma non arrivava. E la nonna era l\u00ec, spaccata in due, come la sua casa, come la sua vita. E come la cura per il cancro che non avrebbe mai scoperto e come tutte le notti in cui non si sarebbe svegliata alle 3.32.<br \/>\nLudovica Centi si ricord\u00f2 di essere morta.<br \/>\nSapeva che c\u00e2\u20ac\u2122erano troppe cose che non aveva avuto il tempo di fare, che era ancora troppo piccola anche per essere famosa e che, in quel terremoto, sarebbe stata solo un nome, una data di nascita e un numero, non qualcuno di cui si sarebbe sentito la mancanza. Perch\u00e9 non aveva cantato canzoni altrui. Perch\u00e9 non aveva potuto godere dei suoi quindici minuti di notoriet\u00e0\u00a0. Perch\u00e9 era troppo piccola e troppo concentrata su cose pi\u00f9 importanti, destinata, in effetti, a cose pi\u00f9 importanti, come scoprire la cura per il cancro.<br \/>\nSolo che non le avevano dato tempo. Qualcun altro aveva abusato del suo fattore randomico e aveva costruito male la sua casa. Aveva costruito male il suo ospedale. Qualcuno aveva costruito gli spazi della sua vita sulla sabbia e, si sa, quello che viene costruito sulla (e con la) sabbia non \u00e8 destinato a durare. Per risparmiare. Lo fanno tutti. Cosa vuoi che succeda. E intanto la sua casa era crollata come il castello di carte che lei, nella sua ipotetica vita, aveva costantemente cercato di tramutare in quercia. E niente di tutto quello che avrebbe potuto essere della sua vita sar\u00e0\u00a0. D\u00e2\u20ac\u2122altra parte, non \u00e8 detto che il nostro destino debba essere quello di sconfiggere il caso. Ludovica Centi questo l\u00e2\u20ac\u2122ha capito ed \u00e8 morta, a meno di un anno, pi\u00f9 tranquilla di come avrebbe vissuto.<\/p>\n<p>Tutti piangiamo potenzialit\u00e0\u00a0 scomparse.<br \/>\nMa nessuna vita sar\u00e0\u00a0 pi\u00f9 bella di quelle che ci possiamo immaginare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In effetti, dovendo ricostruire a posteriori com&#8217;era arrivata l\u00ec, in quel preciso momento, con quella meravigliosa scoperta tra le mani, Ludovica Centi non riusciva a pensare ad altri che a sua nonna. 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