{"id":187,"date":"2005-10-25T23:50:05","date_gmt":"2005-10-25T22:50:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alchemicoblu.it\/?p=187"},"modified":"2005-10-25T23:50:05","modified_gmt":"2005-10-25T22:50:05","slug":"bosco-di-gioia-la-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alchemicoblu.it\/old-blog\/2005\/10\/bosco-di-gioia-la-fine\/","title":{"rendered":"Bosco di Gioia &#8211; la Fine?"},"content":{"rendered":"<p>Il primo &#8220;racconto&#8221; di <a href=\"http:\/\/www.malinconieurbane.net\/\" target=\"_blank\">Malinconie Urbane<\/a> \u00e8 ambientato alla fermata della metro milanese Gioia. Ho scoperto solo dopo che Gioia era il cognome di Melchiorre Gioia, probabilmente uno dei tre Re Magi, ma non ne sono sicura.<br \/>\nDi gioioso Gioia non ha un bel niente. E&#8217; una grigia strada centrale della citt\u00e0\u00a0, piena di smog, semafori e auto. Rumori, clacson, confusione molesta, pochi negozi e squallidi, enormi cartelloni pubblicitari in stile 1984 di Orwell, messi a bella posta per inculcare nei pendolari e nei passanti inebetiti cosa \u00e8 meglio e cosa comprare.<br \/>\nDi gioioso a Gioia non c&#8217;\u00e8 niente, tranne una cosa, che fra poco non ci sar\u00e0\u00a0 pi\u00f9, ma che ora ancora c&#8217;\u00e8, ed \u00e8 stupenda: un enorme giardino pieno di alberi secolari, con un vivaio riccamente popolato da piante di ogni specie, una specie di oasi nello squallore di quel centro milanese cos\u00ec basso borghese e lontano dall&#8217;idea platonica della Milano da Bere che tutti hanno. Beh, sono mesi che se ne parla, sono mesi che <a href=\"http:\/\/boscodigioia.splinder.com\/\" target=\"_blank\">molte persone<\/a> si impegnano e cercano di far cambiare il folle piano di &#8220;recupero dell&#8217;area&#8221; ideato dalle menti malate a capo della Regione Lombardia, ne ho parlato <a href=\"http:\/\/www.alchemicoblu.it\/index.php\/2005\/04\/19\/bosco_di_gioia\/\"  target=\"_blank\">io<\/a>, ne ha parlato <a href=\"http:\/\/www.beppegrillo.it\/2005\/09\/le_tre_scimmiet.html\"  target=\"_blank\">Beppe Grillo<\/a>, ne hanno parlato i giornali, ma niente. Se hanno deciso di farci un palazzo, il palazzo ci faranno. Infatti i lavori sono cominciati, senza che nessuno abbia potuto o possa farci nulla.<br \/>\nOra, non voglio scrivere l&#8217;ennesimo articolo di denuncia, ma voglio scrivere di sensazioni, di tristezza e anche di un colpo di fortuna.<br \/>\nPer il primo racconto di Malinconie Urbane, dicevo, avevamo bisogno di fotografie dell&#8217;interno del Bosco per ambientarci una parte della narrazione. Ci siamo purtroppo svegliati tardi, perch\u00e9 ad aprile, quando io e Natan abbiamo provato a entrare nel giardino (con tanto di cavalletto e macchina fotografica), ci hanno detto chiaramente che nessuno avrebbe pi\u00f9 potuto mettere piede l\u00ec dentro fino alla fine dei lavori (leggi: fino alla totale rimozione degli alberi e alla fatidica colata di cemento).<br \/>\nIn questi mesi abbiamo fatto altro, portando avanti altre parti del progetto. Ma in questi giorni ci stavamo chiedendo a che punto fossero i lavori. E i lavori sono iniziati, purtroppo. Luned\u00ec ci siamo avventurati nel gioioso grigio di Gioia con l&#8217;intenzione di spiare da fuori quanto accadeva nel Bosco. Il cancello principale per\u00f2 era apero. E dentro, oltre a un inizio di spianata e di cemento, c&#8217;erano tre operai e, alle loro spalle, il Bosco, ritratto e timoroso, in attesa di farsi abbattere.<br \/>\nE&#8217; che non ho resistito. E come se fosse un mio diritto, come se quel parco fosse davvero ancora di tutti, mi sono avvicinata e ho chiesto: &#8220;Vorrei fare quattro passi nel giardino, posso?&#8221;<br \/>\nGli ometti non dovevano sapere nulla della questione dei mesi passati, perch\u00e9 pur vedendomi con la macchina fotografica in mano, mi hanno lasciato passare senza problemi. Anzi, ci hanno lasciato passare. E allora ci siamo buttati tra le braccia di questo piccolo gigante verde condannato a morte da gente senza lungimiranza, senza sensibilit\u00e0\u00a0, senza onore. Le piante secolari che loro dicono malate stanno in realt\u00e0\u00a0 benissimo. Sono sane, sono vive, e stanno piangendo. Piangono perch\u00e9 stanno per morire e lo sanno, lo intuiscono, credo.<br \/>\nInsomma, ci siamo avventurati tra i &#8220;Dead Trees Standing&#8221; e abbiamo osservato gli sprazzi di verde, le lacrime di rosso, le foglie morte gialle, ancora attaccate con fierezza ai loro rami. E poi tutti quei rumori, quegli odori, le foglie sotto i piedi, la terra umida, la clorofilla ovunque, i tronchi&#8230;<br \/>\nE&#8217; stata una passeggiata lunga, di quasi un&#8217;ora, piena di tristezza e di angoscia. Era come parlare un&#8217;ultima volta con un malato terminale. Sai che non ci sar\u00e0\u00a0 una prossima volta, e cerchi di assaporare il pi\u00f9 possibile di quel momento.<br \/>\nCi siamo sentiti privilegiati, io e Natan, per aver potuto camminare un po&#8217; in un Bosco condannato a morte.<br \/>\nCe ne siamo andati senza essere notati, aprendo e richiudendo alle nostre spalle il pesante cancello di ferro. Se non fossimo capitati l\u00ec per caso, in quel giorno, a quell&#8217;ora della mattina, non avremmo mai visto il Bosco di Gioia con i nostri occhi. Mai, perch\u00e9 tra poco scomparir\u00e0\u00a0.<br \/>\nIl pensiero che queste ultime (?) foto del Bosco di Gioia contribuiranno, insieme a quelle degli altri, a mantenerne viva la memoria non mi consola pi\u00f9 di tanto.<br \/>\nMa almeno ora so che in Gioia Chimica ci sar\u00e0\u00a0 anche il Bosco di Gioia. E che sar\u00e0\u00a0 un modo per non dimenticare un luogo magico vittima dell&#8217;amministrazione di un inutile Semprevergine. Se solo chi sta permettendo tutto questo capisse che c&#8217;\u00e8 vita anche nell&#8217;immobilit\u00e0\u00a0 silente, e non solo nella forsennata frenesia tipicamente milanese, forse le cose cambierebbero. Ma la classe dirigente deve essere ottusa per contratto.<br \/>\nEcco le (forse) ultime foto che ritraggono il giardino&#8230; <a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/alchemicoblu\/sets\/1214898\/\" target=\"_blank\">Non ci resta che rifugiarci nel sogno<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo &#8220;racconto&#8221; di Malinconie Urbane \u00e8 ambientato alla fermata della metro milanese Gioia. Ho scoperto solo dopo che Gioia era il cognome di Melchiorre Gioia, probabilmente uno dei tre Re Magi, ma non ne sono sicura. 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