{"id":18,"date":"2004-09-17T21:29:06","date_gmt":"2004-09-17T20:29:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alchemicoblu.it\/index.php\/2004\/09\/17\/seconda_prospettiva\/"},"modified":"2004-09-17T21:29:06","modified_gmt":"2004-09-17T20:29:06","slug":"seconda_prospettiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alchemicoblu.it\/old-blog\/2004\/09\/seconda_prospettiva\/","title":{"rendered":"Seconda prospettiva"},"content":{"rendered":"<p>A volte mi chiedo come sia possibile che qualcuno viva veramente cos\u00e0\u0192\u00ac. E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 disumano. Non sono ancora riuscita a darmi una risposta. Ci penso, ma non riesco a farmene una ragione.<\/p>\n<p>Sono a casa di questo amico di un\u00e0\u00a2\u20ac\u2122amica, G. Non dovrei starci, qui. Non ho proprio niente da fare in questa asettica casa da copertina di CasaModerna. Ma ci sono, non almanacchiamo oltre a riguardo. Resto nell\u00e0\u00a2\u20ac\u2122atrio per un quarto d\u00e0\u00a2\u20ac\u2122ora infinitamente noioso. Casa perfetta, giardino perfetto, prato letteralmente pettinato. C\u00e0\u00a2\u20ac\u2122\u00e0\u0192\u00a8 anche un pozzo, fuori, uno di quei pozzi antichi che vengono estirpati dal loro borgo natio per abbellire ed impreziosire queste case della nuova classe dirigente del paese. Mi piacerebbe sapere, poi, un giorno, dove si e ci sta dirigendo, questa classe.<\/p>\n<p>Pozzo estirpato, sarai la mia rovina!<\/p>\n<p>Insomma, sono qui ad aspettare, in questo atrio tirato a lucido, a met\u00e0\u0192\u00a0 tra un open space e una casa di lusso. Mobili dal design ricercato, sedie di gran pregio, quadri alle pareti\u00e0\u00a2\u20ac\u00a6 Quello, ad esempio, mi pare un Modigliani. Ma non pu\u00e0\u0192\u00b2 essere un originale. Non pu\u00e0\u0192\u00b2 essere. No, no.<br \/>\nMi osservo intorno, scruto tutto con aria giudicatoria, con molta arroganza e altrettanta insofferenza. Non si pu\u00e0\u0192\u00b2 vivere cos\u00e0\u0192\u00ac. Circondati da un lusso artificiale, in questa seconda casa, utilizzata solo raramente (loro vivono in una vera villa d\u00e0\u00a2\u20ac\u2122epoca a meno di mezzo chilometro da qui). Invidia? Assolutamente no. E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 un sentimento che non contemplo. Disgusto, quello s\u00e0\u0192\u00ac. Disgusto per queste priorit\u00e0\u0192\u00a0 di infima importanza, per questa ostentazione, per questa ricostruita e ricercata falsit\u00e0\u0192\u00a0. Resto quindici minuti immobile in questo ingresso, guardando di sottecchi l\u00e0\u00a2\u20ac\u2122ambiente. Mi sembra di essere completamente avulsa dalla realt\u00e0\u0192\u00a0, come proiettata in un dipinto terrificante. Vedo me stessa come se non fossi io, come se fossi dietro di me, mi vedo immobile, a disagio, inquieta e insieme atterrita.<\/p>\n<p>No, questo \u00e0\u0192\u00a8 troppo. La mia amica C \u00e0\u0192\u00a8 ancora con G. Arriva la padrona di casa, la madre di G. Mi prega di seguirla in cucina. Potrei comunque dare una mano. Una mano a preparare la sangria. Pessimo indizio. Non mi dica <em>sangria<\/em>, signora. E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 meglio per lei.<br \/>\nMa questa insiste. E continua. E continua. Mi piazza in mano un coltellaccio (ovviamente un ottimo coltellaccio, un coltello di marca, Miracle Blade serie perfetta, con lama in acciaio inox e tutto il resto, impugnatura in legno di palissandro del Libano o qualche altro pregiatissimo materiale del genere), mi spinge davanti a un tagliere  e con la sua insopportabile erre moscia mi incita a \u00e0\u00a2\u20ac\u0153tagliave tutte le avance e l\u00e0\u00a2\u20ac\u2122altva fvutta\u00e0\u00a2\u20ac?.<br \/>\nQuesta \u00e0\u0192\u00a8 un\u00e0\u00a2\u20ac\u2122altra cosa che detesto. Le persone con la v, perdonate, con erre moscia tendono a dire quante pi\u00e0\u0192\u00b9 parole contenenti questa consonante riescano. Non poteva dirmi \u00e0\u00a2\u20ac\u0153Taglia le aVance (e va bene) e le mele\u00e0\u00a2\u20ac?? Che altva fvutta c\u00e0\u00a2\u20ac\u2122\u00e0\u0192\u00a8? Ci sono solo le mele, quindi dimmi \u00e0\u00a2\u20ac\u0153Taglia le aVance e le mele\u00e0\u00a2\u20ac?.<br \/>\nSono insofferente, ebbene s\u00e0\u0192\u00ac, sono profondamente insofferente. Questa donnina di cinquant\u00e0\u00a2\u20ac\u2122anni e un figlio, con sei o sette case sparse per il mondo, con una mentalit\u00e0\u0192\u00a0 lussuosa ed irritante, con un corpicino scolpito dalle sedute di liposuzione e da qualche farmaco strano. Questa donnina mi risulta insopportabile. E continuo ad aspettare che quei due bastardi, C e G si facciano vivi. Lui non \u00e0\u0192\u00a8 nemmeno venuto a salutarmi. Sar\u00e0\u0192\u00a0 in piscina, con i suoi piedi nudi e il suo costume di Valentino, con il suo laptop a creare qualche squallida compilation alla moda per la festa della serata. Me lo vedo davvero. Con tutto il suo amore non corrisposto per C, con tutta questa incredulit\u00e0\u0192\u00a0, come \u00e0\u0192\u00a8 possibile, sono ricco e nemmeno tanto male ma lei sta con un altro. Tanto io non lo invito stasera. Non lo faccio entrare. E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 la mia festa e lui non entrer\u00e0\u0192\u00a0. Come si fa a vivere cos\u00e0\u0192\u00ac, me lo chiedo continuamente. I bisogni primari dell\u00e0\u00a2\u20ac\u2122uomo non sono quelli che questa casa e i suoi discontinui abitanti vogliono farmi credere. Non \u00e0\u0192\u00a8 questa la vita che mi aspetta o che io spero. Lo so, \u00e0\u0192\u00a8 cos\u00e0\u0192\u00ac, non \u00e0\u0192\u00a8 cos\u00e0\u0192\u00ac.<br \/>\nMi rassegno e taglio le arance. Le taglio con indolenza, lentamente, annoiata, demotivata, altrove, senza entusiasmo. Io, che adoro cucinare, che considero tutto un rito, questo lo faccio per forza.<br \/>\nVedo il succo rosso sul coltello. Forse \u00e0\u0192\u00a8 un rito anche questo, in fondo.<br \/>\nTaglio e taglio e la signora dal corpo liposunto prima tace e si affaccenda fintamente, poi si getta a capofitto in una intimistica conversazione-flusso di coscienza con me, perfetta sconosciuta e probabilmente anche di classe sociale inferiore: tanto non potr\u00e0\u0192\u00b2 capire o riferire quello che mi dir\u00e0\u0192\u00a0.<br \/>\n\u00e0\u00a2\u20ac\u0153La vita non \u00e0\u0192\u00a8 proprio giusta, certe persone sono cos\u00e0\u0192\u00ac buone e altre persone, non altrettanto buone, non le capiscono.&#8221;<br \/>\nDovevo capire dall&#8217;incipit di cosa si sarebbe trattato, mollare il coltello sporco di sangue, no, cio\u00e0\u0192\u00a8, di sangria, e scappare. E invece no.<br \/>\n&#8220;Prendi mio figlio, ad esempio, \u00e0\u0192\u00a8 un bravo ragazzo, e non puoi certo dire che non sia carino, certo, forse \u00e0\u0192\u00a8 un po\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 basso, ma alla fine gli uomini alti non sono mai piaciuti a nessuno. Ecco, lui \u00e0\u0192\u00a8 l\u00e0\u0192\u00ac, sono anni che sono amici, ma lei no, fa la preziosa, e sta con quell\u00e0\u00a2\u20ac\u2122altro, quel comunista, dai, ma come si fa dico io! Guarda, guardati intorno! C\u00e0\u00a2\u20ac\u2122\u00e0\u0192\u00a8 tutto! Ed \u00e0\u0192\u00a8 roba di gran classe! Esattamente quello che anche sua madre si aspetta per lei. Quello che tutti vorrebbero dalla vita. E invece lei no, fa la civetta\u00e0\u00a2\u20ac\u00a6\u00e0\u00a2\u20ac?<br \/>\nNon ho pi\u00e0\u0192\u00b9 espressioni per descrivere la mia incredulit\u00e0\u0192\u00a0. Le sue parole mi arrivano addosso e mi colpiscono come sassolini. Tuc, sassolino, tuc, sassolino, tuc, sassolino. E io zitta, l\u00e0\u0192\u00ac a tagliare le arance. No, le arance sono finite, ho meccanicamente cominciato con le mele. Un penetrante odore di frutta si \u00e0\u0192\u00a8 diffuso per tutta la cucina. Ora le mie narici cercano di distrarre le mie orecchie, annusando il pi\u00e0\u0192\u00b9 possibile e concentrandosi sull\u00e0\u00a2\u20ac\u2122unico elemento piacevole di quella situazione, l\u00e0\u00a2\u20ac\u2122odore.<br \/>\n\u00e0\u00a2\u20ac\u0153Ora, per esempio, dove pensi che siano? Sono di sotto, in piscina. E lei sicuramente star\u00e0\u0192\u00a0 facendo l\u00e0\u00a2\u20ac\u2122affascinante.&#8221;<br \/>\nIo penso solo che ne ho abbastanza. Vorrei piantare tutto l\u00e0\u0192\u00ac ed andarmene. Perch\u00e0\u0192\u00a9 non lo faccio? Perch\u00e0\u0192\u00a9 non prendo le mie gambe pigre e me ne esco da quella casa di lusso? Non lo so. Le scelte sono insondabili. E, soprattutto, non sempre il mio corpo risponde ai miei voleri. Come ora. Sono qui e affetto. Sminuzzo. Taglio a cubetti.<br \/>\nDa quanto dura questo supplizio? Non lo capisco. Appoggio il coltello e chiedo gentilmente dove sia il bagno. Fuori dalla cucina, in fondo, a destra. Strano, non rientra nei clich\u00e0\u0192\u00a9\u00e0\u00a2\u20ac\u00a6<\/p>\n<p>Esco e cammino nel corridoio. Il parquet di legno chiaro \u00e0\u0192\u00a8 splendente. Pulito, non c\u00e0\u00a2\u20ac\u2122\u00e0\u0192\u00a8 nemmeno un alone, neanche uno di quegli enormi batuffoli di polvere che ci sono sempre in qualche angolo dimenticato di casa mia. Le porte sono di acciaio e vetro temperato, quell\u00e0\u00a2\u20ac\u2122insieme moderno che va tanto di moda sui cataloghi. Le luci sono faretti alogeni di ultima generazione. Mi sento stringere la gola, mi sento soffocare.<br \/>\nEntro nel bagno, quello in fondo a destra, perch\u00e0\u0192\u00a9 sicuramente ce ne saranno altri sei o sette in questa reggia. Entro e mi chiudo dentro, cercando di ritagliarmi per qualche minuto uno spazio per sopravvivere. Appoggiata alla porta chiusa, tengo gli occhi altrettanto chiusi, per non vedere, per dimenticare. Quando mi decido a guardare, vedo esattamente quello che mi aspetto: un bagno completamente in linea con la casa. Alla moda, del tutto coordinato. Dagli asciugamani al colore del vaso che contiene la lavanda essiccata. Tutto perfetto. Mi avvicino trascinandomi al lavandino, per rinfrescarmi. Vedo la mia immagine nello specchio. L\u00e0\u00a2\u20ac\u2122unica cosa che stona, l\u00e0\u0192\u00ac dentro, sono io. Sono io, cos\u00e0\u0192\u00ac approssimata ed imprecisa, cos\u00e0\u0192\u00ac raffazzonata e mal vestita. Sono io. Il contrasto mi fa male. Mi ferisce, perch\u00e0\u0192\u00a9 mi rendo conto che non posso cambiare quello che ho intorno, che non posso migliorarlo, liberandolo da quell\u00e0\u00a2\u20ac\u2122alone di perfetta organizzazione e intoccabile sterilit\u00e0\u0192\u00a0. Non posso modificare il mondo su di me e per me. Sono io che devo cambiare. Sono io che devo abbellirmi ed uniformarmi. Il processo appare cos\u00e0\u0192\u00ac chiaro. Sono io che devo cedere, sono io che sbaglio, sono io che vivo nel vuoto della non moda, della non conformit\u00e0\u0192\u00a0.<\/p>\n<p>Torno in cucina.<br \/>\n\u00e0\u00a2\u20ac\u0153Come sei pallida cara.&#8221;<br \/>\nLo sarebbe anche lei se solo si rendesse conto. Se solo capisse o lontanamente intuisse. Invece non intuisce un bel cazzo. Nulla di nulla. Statica, nella sua consapevolezza, nella sua visione, tra le sue mura ben arredate, ecco tutto quello di cui avete bisogno, ora capisco. Di un posto fittizio dove rifugiarvi, di convinzioni solide inattaccabili. Di denaro. Di un\u00e0\u00a2\u20ac\u2122apparenza elegante per coprire il vuoto marcio che avete dentro.<br \/>\nMi guarda con compassione, la liposunta, con infinita compassione. Arrivo anche a pensare che, dal suo univoco punto di vista, fa bene a considerarmi cos\u00e0\u0192\u00ac, un essere infelice senza un posto al Tennis Club. Cosa sono? Ho speso questi anni a convincermi della mia diversit\u00e0\u0192\u00a0, quando invece sono solo una copia mal riuscita di questa gente. Loro almeno sono andati in fondo alla loro scelta, con la loro ostentazione e la formalit\u00e0\u0192\u00a0 indispensabile. Io resto qui, a guardare il coltello e a pensare che starebbe meglio dentro un petto, che dentro ad un\u00e0\u00a2\u20ac\u2122arancia. Il legno di palissandro del Libano comincia a farsi sudaticcio, sotto la stretta della mia mano nervosa. Sarebbe spettacolare, uccidersi qui, cos\u00e0\u0192\u00ac, davanti a questa donnetta, spargendole tutto il mio sangue sulla sangria in preparazione e sul parquet prezioso, macchiandole i mobili con schizzi diseguali di sangue, sconvolgendo la sua triste monotonia e regalandole qualcosa da raccontare alle sue amiche del Circolo.<br \/>\nNon sono mai stata una persona generosa. Quindi niente regali alla liposunta.<\/p>\n<p>C e G non si fanno vedere. Ormai sar\u00e0\u0192\u00a0 passata un\u00e0\u00a2\u20ac\u2122ora buona.<br \/>\nAppoggio il coltello e vado a cercare C, io tra poco dovrei tornare a casa. Esco in giardino. O meglio, esco nel parco stile riserva naturale che hanno. Qui, a cinque minuti dalla citt\u00e0\u0192\u00a0, una perfetta oasi per rimarcare il proprio status sociale. Di solito adoro la natura. Mi restituisce equilibrio e serenit\u00e0\u0192\u00a0, mi fa respirare, meditare, mi rilassa. Qui \u00e0\u0192\u00a8 completamente diverso. \u00e0\u0192\u02c6 tutto cos\u00e0\u0192\u00ac incanalato ed organizzato che mi sembra di non essere nemmeno uscita di casa. Il vialetto \u00e0\u0192\u00a8 pulito e lavato, senza un granello di polvere. Il prato \u00e0\u0192\u00a8 immacolato, l\u00e0\u00a2\u20ac\u2122erba \u00e0\u0192\u00a8 tutta della stessa altezza e cresce tutta nella stessa direzione. Gli alberi hanno poche foglie attaccate e, inverosimilmente, sul prato non ce n\u00e0\u00a2\u20ac\u2122\u00e0\u0192\u00a8 neanche una. E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 un ulteriore artificio, un costrutto, una finzione. Non \u00e0\u0192\u00a8 natura, \u00e0\u0192\u00a8 manipolazione dell\u00e0\u00a2\u20ac\u2122ambiente secondo un macabro gusto dell\u00e0\u00a2\u20ac\u2122inibizione.<br \/>\nCammino sul sentiero lastricato e tirato a lucido e arrivo fino alla piscina. Niente, non c\u00e0\u00a2\u20ac\u2122\u00e0\u0192\u00a8 nessuno neanche l\u00e0\u0192\u00ac. Eppure avrei giurato di trovare G con i suoi piedi nudi e le gambe poco pelose appollaiato su uno dei lettini, con il portatile tra le gambe, il torso nudo e C seduta accanto ad osservare con fasullo interesse le sue noiosissime operazioni.<br \/>\nInvece trovo solo il silenzio e lo sciabordio d\u00e0\u00a2\u20ac\u2122acqua che lo rompe. Si sta facendo buio, tra un po\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 comincer\u00e0\u0192\u00a0 anche la festa. E io sono ancora qui. Immagino che anche la liposunta avr\u00e0\u0192\u00a0 una certa fretta di mettermi alla porta, prima che i prestigiosi amici danesi e non del figlio mi vedano.<br \/>\n\tSempre pi\u00e0\u0192\u00b9 stranita e insofferente, torno sui miei passi, fino a rientrare in cucina. Lei \u00e0\u0192\u00a8 ancora l\u00e0\u0192\u00ac ad armeggiare inutilmente nell\u00e0\u00a2\u20ac\u2122anta di una dispensa per prendere qualcosa di ovviamente altrettanto inutile. Riprendo in mano il coltello, non si sa mai, magari c\u00e0\u00a2\u20ac\u2122\u00e0\u0192\u00a8 qualcos\u00e0\u00a2\u20ac\u2122altro da sminuzzare.<br \/>\nPenso, ad un certo punto, che la pulsione di ucciderla, la liposunta dico, accoltellandola ripetutamente con questo coltello delle televendite, prender\u00e0\u0192\u00a0 il sopravvento. Penso che per liberarmi delle cose e delle persone e delle situazioni \u00e0\u00a2\u20ac\u201c ma in questo caso delle cose \u00e0\u00a2\u20ac\u201c che tanto odio, potrebbe davvero bastare un immotivato e incontrollato atto di violenza. Una <em>tzunami <\/em>di sangue mi travolge la vista. Sono accecata dall\u00e0\u00a2\u20ac\u2122impulso violento di sfogare tutta la mia rabbia  e la mia frustrazione su di lei. Me la immagino gi\u00e0\u0192\u00a0, contorta e agonizzante, nei suoi bei pantaloni color panna e sangue, mentre cerca di divincolarsi dalla mia presa. E poi ancora, me la vedo laggi\u00e0\u0192\u00b9, a strisciare come un verme da pesca in fondo al pozzo.<\/p>\n<p>Pozzo estirpato, sarai la mia rovina (e due)!<\/p>\n<p>Penso e immagino, ma sento che c\u00e0\u00a2\u20ac\u2122\u00e0\u0192\u00a8 qualcosa che mi sfugge. Penso e immagino e qualcosa sfugge.<br \/>\nSono finite le mele, sono finite le arance, ma rimane il suo profumo fruttato, le sue cosce liposunte e la sua erre moscia.<br \/>\nCos\u00e0\u00a2\u20ac\u2122\u00e0\u0192\u00a8 la mia? Mancanza di coraggio? Non credo proprio. E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 quel qualcosa che mi sfugge che mi spinge a temporeggiare. E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 proprio questa mancanza dell\u00e0\u00a2\u20ac\u2122ultimo pezzo che mi fa impugnare un coltello da cucina e non un coltello da omicidio.<br \/>\nCos\u00e0\u0192\u00ac com\u00e0\u00a2\u20ac\u2122era arrivata, l\u00e0\u00a2\u20ac\u2122ondata di sangue al mio cervello, al mio cuore e ai miei occhi se ne torna in giro normalmente per vene e arterie. Osservo la frutta tagliata. Sono compiaciuta, come alla fine di qualunque lavoro io faccia.<br \/>\nGuardo la liposunta. Indifferenza, ora. Quasi pena. Comprendo quello sfuggevole dettaglio che mi ha trattenuta dalla strage: la prospettiva.<br \/>\nNon appena uscir\u00e0\u0192\u00b2 da questa casa, questa tempesta che mi ha investito non sar\u00e0\u0192\u00a0 altro che un ricordo. Mi scroller\u00e0\u0192\u00b2 di dosso la sensazione di mancata appartenenza che questo ambiente e questa gente mi incutono e torner\u00e0\u0192\u00b2 a respirare l\u00e0\u00a2\u20ac\u2122aria libera del mio disordine, del mio \u00e0\u00a2\u20ac\u0153non importa\u00e0\u00a2\u20ac?, dei soldi messi da parte in sei mesi per comprare un divano, ma anche dei miei amici, dei miei sogni e delle mie diversit\u00e0\u0192\u00a0.<br \/>\nQuesta donna, ma anche suo figlio G  e la mia\/sua amica C sono degli animaletti di bellezza chiusi in una bella gabbia d\u00e0\u00a2\u20ac\u2122oro. E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 bella, \u00e0\u0192\u00a8 preziosa, ma \u00e0\u0192\u00a8 comunque una gabbia. Da l\u00e0\u0192\u00ac si possono vedere ben poche cose. Non si ha ampiezza di visuale, non si ha mutevolezza di paesaggio, non si ha un\u00e0\u00a2\u20ac\u2122altra prospettiva del mondo che non sia quella che il luogo e le sbarre ti impongono. Io mi sto per allontanare da questo panorama che non mi piace, ma questi poveracci come potranno liberarsi da loro stessi?<br \/>\nMentre la madre sistema armoniosamente le ciotole della frutta, tornano G e C. Sorrisi a profusione scambi di occhiate eloquenti \u00e0\u00a2\u20ac\u201c per loro, non certo per me \u00e0\u00a2\u20ac\u201c e poi un formale invito a partecipare alla festa serale rivolto, attenzione, a me, \u00e0\u00a2\u20ac\u0153visto che hai aiutato\u00e0\u00a2\u20ac?. Declino altrettanto formalmente asserendo che ho gi\u00e0\u0192\u00a0 impegni precedenti \u00e0\u00a2\u20ac\u201c non \u00e0\u0192\u00a8 vero ma fa sempre tanto effetto dirlo. Salutati padrona e padroncino di casa, mi avvio con C alla macchina.<br \/>\nRestiamo in silenzio per un po\u00e0\u00a2\u20ac\u2122. Io guido, lei guarda pensierosa fuori dal finestrino. Poi, poco prima di arrivare a casa sua, si gira verso di me con tutto il corpo (lo fa sempre quando siamo in auto e vuole fare una dichiarazione importante) e comincia a parlare.<br \/>\n\u00e0\u00a2\u20ac\u0153Scusa, sai, se sono andata via cos\u00e0\u0192\u00ac, ma io e G dovevamo chiarire un po\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 di cose. Certo, certo, abbiamo chiarito, \u00e0\u0192\u00a8 ovvio, quando si parla come persone mature\u00e0\u00a2\u20ac\u00a6 Il fatto \u00e0\u0192\u00a8 che io ero molto confusa e lui mi ha aiutato a chiarirmi le idee. Pensa, volevo anche portare stasera quel ragazzo che frequento da un po\u00e0\u00a2\u20ac\u2122, A, alla festa, giusto per mettere entrambi in imbarazzo. Ma poi, dopo i recenti sviluppi, come potrei? Senti, senti\u00e0\u00a2\u20ac\u00a6 Le nostre famiglie si conoscono da tanto, sai facendo parte di questo paese da tante generazioni\u00e0\u00a2\u20ac\u00a6 Sua madre, per esempio, hai visto no, com\u00e0\u00a2\u20ac\u2122\u00e0\u0192\u00a8 carina e tutta elegante e \u00e0\u00a2\u20ac\u201c diciamocelo \u00e0\u00a2\u20ac\u201c che fisico per una cinquantenne! Insomma, \u00e0\u0192\u00a8 una grande amica di mia madre, vanno troppo d\u00e0\u00a2\u20ac\u2122accordo\u00e0\u00a2\u20ac\u00a6<br \/>\nIo e G abbiamo parlato. Lo sai, no, lui \u00e0\u0192\u00a8 innamorato di me da tanto, io per\u00e0\u0192\u00b2 non sapevo bene come comportarmi\u00e0\u00a2\u20ac\u00a6 E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 come se ci fosse stato qualcosa che mi sfuggiva, come se\u00e0\u00a2\u20ac\u00a6 Per\u00e0\u0192\u00b2, come dice lui, non vale la pena pensarci troppo, sono tutte seghe mentali. Le nostre famiglie vanno d\u00e0\u00a2\u20ac\u2122accordo, io lo conosco bene  e so che ci si pu\u00e0\u0192\u00b2 fidare, oh, insomma, ci siamo rimessi insieme, non c\u00e0\u00a2\u20ac\u2122era nessun motivo per non farlo. A lui, a dirla tutta, non era mai passata. Io, sinceramente, posso dirmi soddisfatta  delle esperienze che ho vissuto ma credo proprio che sia il momento di tornare con lui. Poi mia madre la smetter\u00e0\u0192\u00a0 di dirmi che non sono nemmeno in grado di trovarmi un ragazzo.<br \/>\nGiova mi ha detto che per festeggiare andremo una settimana ad Alassio. Sai, ha la casa, l\u00e0\u0192\u00ac. Ma altro che casa, \u00e0\u0192\u00a8 una specie di reggia coi domestici, pure! Comunque, a parte tutto, mi sento bene. Perch\u00e0\u0192\u00a9 finalmente star\u00e0\u0192\u00b2 tranquilla, per certe cose, mi capisci no? Meglio cos\u00e0\u0192\u00ac che ritrovarsi, magari, soli e per di pi\u00e0\u0192\u00b9 senza un contesto. Pensa che fortuna, abbiamo gli amici in comune! E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 troppo l\u00e0\u00a2\u20ac\u2122ideale. Mi sento cos\u00e0\u0192\u00ac a posto. Cos\u00e0\u0192\u00ac inserita. Chiss\u00e0\u0192\u00a0 quando lo diremo agli altri\u00e0\u00a2\u20ac\u00a6\u00e0\u00a2\u20ac?<\/p>\n<p>Dentro la mia testa ci sono tre scimmie che si spulciano a vicenda. E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 questa la reazione che mi suscita il monologo di C. Non riesco nemmeno pi\u00e0\u0192\u00b9 a sorprendermi. E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 cos\u00e0\u0192\u00ac normale per loro comportarsi cos\u00e0\u0192\u00ac che risulto sempre essere io l\u00e0\u00a2\u20ac\u2122alienata che non capisce. Sorrido con sorrisi circostanziali e aspetto che scenda e se ne vada.<br \/>\nForse dovrei cercare di far loro capire. Forse \u00e0\u0192\u00a8 colpa mia che non mi sforzo nemmeno un po\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 per loro. Ecco che ritorna il problema della prospettiva. Io le capisco le loro scelte. Non le condivido, ma le capisco. Capisco che ci sono tanti modi di vivere, e quello \u00e0\u0192\u00a8 uno. Non mi piace, ma lo contemplo. Io ho scelto e scelgo ogni giorno. Per loro invece, \u00e0\u0192\u00a8 tutto diverso. Non esistono seconde prospettive, non esistono vie di fuga, strade secondarie. Tutto \u00e0\u0192\u00a8 gabbia eterna, carcere infinito. Prigione costruita a poco a poco, ogni giorno, con una nuova regola o con un nuovo luogo comune, con l&#8217;ennesimo pregiudizio. Non si possono salvare certe persone, non si possono recuperare certe situazioni.<br \/>\nSilenzio. Ancora silenzio. Tiro un sospiro di sollievo. Mi guardo intorno e non vedo sbarre.<br \/>\nSorrido e penso che, per ora, cambier\u00e0\u0192\u00b2 un po\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 me stessa.<br \/>\nAttenuare realt\u00e0\u0192\u00a0 incomprensibili pu\u00e0\u0192\u00b2 attendere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A volte mi chiedo come sia possibile che qualcuno viva veramente cos\u00e0\u0192\u00ac. E\u00e0\u00a2\u20ac\u2122 disumano. Non sono ancora riuscita a darmi una risposta. Ci penso, ma non riesco a farmene una ragione. 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