Bosco di Gioia – la Fine?

Il primo “racconto” di Malinconie Urbane è ambientato alla fermata della metro milanese Gioia. Ho scoperto solo dopo che Gioia era il cognome di Melchiorre Gioia, probabilmente uno dei tre Re Magi, ma non ne sono sicura.
Di gioioso Gioia non ha un bel niente. E’ una grigia strada centrale della città, piena di smog, semafori e auto. Rumori, clacson, confusione molesta, pochi negozi e squallidi, enormi cartelloni pubblicitari in stile 1984 di Orwell, messi a bella posta per inculcare nei pendolari e nei passanti inebetiti cosa è meglio e cosa comprare.
Di gioioso a Gioia non c’è niente, tranne una cosa, che fra poco non ci sarà più, ma che ora ancora c’è, ed è stupenda: un enorme giardino pieno di alberi secolari, con un vivaio riccamente popolato da piante di ogni specie, una specie di oasi nello squallore di quel centro milanese così basso borghese e lontano dall’idea platonica della Milano da Bere che tutti hanno. Beh, sono mesi che se ne parla, sono mesi che molte persone si impegnano e cercano di far cambiare il folle piano di “recupero dell’area” ideato dalle menti malate a capo della Regione Lombardia, ne ho parlato io, ne ha parlato Beppe Grillo, ne hanno parlato i giornali, ma niente. Se hanno deciso di farci un palazzo, il palazzo ci faranno. Infatti i lavori sono cominciati, senza che nessuno abbia potuto o possa farci nulla.
Ora, non voglio scrivere l’ennesimo articolo di denuncia, ma voglio scrivere di sensazioni, di tristezza e anche di un colpo di fortuna.
Per il primo racconto di Malinconie Urbane, dicevo, avevamo bisogno di fotografie dell’interno del Bosco per ambientarci una parte della narrazione. Ci siamo purtroppo svegliati tardi, perché ad aprile, quando io e Natan abbiamo provato a entrare nel giardino (con tanto di cavalletto e macchina fotografica), ci hanno detto chiaramente che nessuno avrebbe più potuto mettere piede lì dentro fino alla fine dei lavori (leggi: fino alla totale rimozione degli alberi e alla fatidica colata di cemento).
In questi mesi abbiamo fatto altro, portando avanti altre parti del progetto. Ma in questi giorni ci stavamo chiedendo a che punto fossero i lavori. E i lavori sono iniziati, purtroppo. Lunedì ci siamo avventurati nel gioioso grigio di Gioia con l’intenzione di spiare da fuori quanto accadeva nel Bosco. Il cancello principale però era apero. E dentro, oltre a un inizio di spianata e di cemento, c’erano tre operai e, alle loro spalle, il Bosco, ritratto e timoroso, in attesa di farsi abbattere.
E’ che non ho resistito. E come se fosse un mio diritto, come se quel parco fosse davvero ancora di tutti, mi sono avvicinata e ho chiesto: “Vorrei fare quattro passi nel giardino, posso?”
Gli ometti non dovevano sapere nulla della questione dei mesi passati, perché pur vedendomi con la macchina fotografica in mano, mi hanno lasciato passare senza problemi. Anzi, ci hanno lasciato passare. E allora ci siamo buttati tra le braccia di questo piccolo gigante verde condannato a morte da gente senza lungimiranza, senza sensibilità, senza onore. Le piante secolari che loro dicono malate stanno in realtà benissimo. Sono sane, sono vive, e stanno piangendo. Piangono perché stanno per morire e lo sanno, lo intuiscono, credo.
Insomma, ci siamo avventurati tra i “Dead Trees Standing” e abbiamo osservato gli sprazzi di verde, le lacrime di rosso, le foglie morte gialle, ancora attaccate con fierezza ai loro rami. E poi tutti quei rumori, quegli odori, le foglie sotto i piedi, la terra umida, la clorofilla ovunque, i tronchi…
E’ stata una passeggiata lunga, di quasi un’ora, piena di tristezza e di angoscia. Era come parlare un’ultima volta con un malato terminale. Sai che non ci sarà una prossima volta, e cerchi di assaporare il più possibile di quel momento.
Ci siamo sentiti privilegiati, io e Natan, per aver potuto camminare un po’ in un Bosco condannato a morte.
Ce ne siamo andati senza essere notati, aprendo e richiudendo alle nostre spalle il pesante cancello di ferro. Se non fossimo capitati lì per caso, in quel giorno, a quell’ora della mattina, non avremmo mai visto il Bosco di Gioia con i nostri occhi. Mai, perché tra poco scomparirà.
Il pensiero che queste ultime (?) foto del Bosco di Gioia contribuiranno, insieme a quelle degli altri, a mantenerne viva la memoria non mi consola più di tanto.
Ma almeno ora so che in Gioia Chimica ci sarà anche il Bosco di Gioia. E che sarà un modo per non dimenticare un luogo magico vittima dell’amministrazione di un inutile Semprevergine. Se solo chi sta permettendo tutto questo capisse che c’è vita anche nell’immobilità silente, e non solo nella forsennata frenesia tipicamente milanese, forse le cose cambierebbero. Ma la classe dirigente deve essere ottusa per contratto.
Ecco le (forse) ultime foto che ritraggono il giardino… Non ci resta che rifugiarci nel sogno.

44 thoughts on “Bosco di Gioia – la Fine?

  1. Chiamarlo giardino, devo ammettere, è estremamente riduttivo. Normalmente chiamiamo giardini quegli spazi delimitati in cui permettiamo alla natura di sopravvivere in certi limiti di tollerabilità.
    Quello spazio è qualcosa di più, e lo abbiamo capito subito, 30 secondi dopo aver scoperto la sua esistenza. Il cuore di Gioia è una giungla viva, all’interno di un altro tipo di giungla, quella urbana.
    Questa visione ha ispirato anche l’intero tema grafico che ho voluto dare a Malinconie Urbane, sintetizzato dal fiore che nasce bucando il cemento, prigione fisica e mentale che l’uomo ha costruito intorno a sé.
    Il cemento presto inghiottirà questo fulcro ribelle, ma il privilegio di contribuire a farlo continuare a esistere oltre la sua fisicità ne glorificherà il sacrificio…
    …sperando di riuscire a salvare, con questa testimonianza, la malinconica giungla che è nascosta da qualche parte dentro di noi.

  2. A fantasmi malinconici sempre apprezzabili ed apprezzati, vorrei rispondere su queste pagine plasmatiche con un sentimento diametralmente opposto, uno scatto d’entusiasmo che non avevo da tempo. Milano è la mia città (non nel senso che vi sono nato come i più, nel senso che sono milanese da generazioni e questa è una rarità) ed è con trepidante eccitazione che mi appresto a seguire i nuovi segni architettonici che lasceranno un’impronta magnifica sullo skyline della nostra metropoli. Il grattacielo di Pei è per quanto mi riguarda l’incrocio tra tanto razionalismo di matrice più che lombarda (c’è Caccia-Dominioni lì dietro), frammisto al dinamismo geometrico molto cinestetico post – postmoderno. Il dialogo (dialettico) tra le forme convesse del nostro Pirellone e quelle concave del grattacielo di Pei rimanda in un gioco di specchi tutto novecentesco allo stesso dialogo tra molte eccellenze milanesi, prima tra tutte Velasca- Duomo-Castelo Sforzesco. E’ lo spazio a creare l’architettura o viceversa ? L’architettura è un cristallo – diceva l’amato Ponti, quando è pura è pura come un cristallo. Il nuovo grattacielo della regione lombardia è l’opposto del cristallo pontiano: è aperta, fluida, incrocio di linee curve che nascono e svaniscono. Forme aperte che si aprono alla città: come la case di Mario Bellini in Brera, come la nuova Fiera di Fucksas. La risposta al cristallo è una forma aperta che lo possa – non imitare – ma adeguatamente comprendere.

    M.B. per la nuova archittetura milanese

  3. Bisogna lottare fino all’ultimo non è solo per lo scempio che si vuole compiere, che la dice lunga sulla perdita d’orizzonte che ormai ha raggiunto chi ci amministra, ma soprattutto perchè non possiamo accettare che 16000 cittadini siano ignorati così, questo sarebbe un segnale molto forte di mancanza di democrazia.
    Io non credo, ma se sarà eliminato ugualmente uno dei pochi polmoni di verde presenti a Milano, ignorando “16000” cittadini, sarà lì che bisognerà compattare l’opinione pubblica, perchè prenda coscienza di quanto stia succedendo, se non per noi, almeno per le generazioni che verranno, fare capire alla gente, che la storia siamo noi, nessuno si senta escluso

  4. Nella storia del Bosco Gioia, di cui sono venuto a sapere dal blog di Beppe Grillo, ci sono molte cose che mi fanno star male.
    Intanto ti ringrazio per avermici fatto entrare…:-)

    E’ tragico pensare che gli alberi strappati alla popolazione vengano – idealmente – trapiantati nel boschetto del presidente…

    Anche la cancellazione del lascito del filantropo Giuseppe Levi mi colpisce profondametne perché significa distruzione della storia che è parte di noi.

    Il suo concetto di vita semplice, di tolleranza religiosa, di dare ai poveri la possibilità di stare in centro meriterebbe un…monumento e l’unico monumento che c’è e che Giuseppe Levi si è costruito da solo viene abbattuto.

    Molto carino il tuo sito…

    Ciao
    Luigi

  5. Sono perfettamente d’accordo… E come me, altre 15.000 e più persone che hanno cercato di esprimere la propria opinione, senza riuscirci. Il Bosco è in fase di cementificazione e temo che ci sia ben poco da fare.
    Quando un delitto è istituzionalizzato, sono quelli che si oppongono ad essere “fuori legge”. Come in questo caso: la gente che ha protestato è “sovversiva”, siamo anti-costituzionali, noi, perché non accettiamo la decisione dispotica del Tiranno della Regione.
    Forse dovremmo rassegnarci e smettere di pensare che la Democrazia (almeno, la forma ridicola che abbiamo noi) sia la miglior forma di governo.
    E dovremmo rimboccarci le maniche per capire verso quale direzione andare. Sicuramente non questa.

    Molto bello il discorso sull’Architettura Milanese.
    Il punto non è il gusto, ma il rispetto. Se per costruire imponenti opere archiettoniche che auto-celebrino i magnati economici di oggi si calpestano i diritti essenziali delle persone, beh, è questo che non va insomma.
    L’architettura in sé non è un male, è una forma d’arte. Ma il sopruso, l’arroganza, il concetto del “Lo faccio comunque perché tanto io POSSO”… E’ questo che mi disgusta dell’attuale amministrazione e dei politicanti da baraccone che reggono le nostre sorti.

  6. Non voglio entrare nel merito delle polemiche. Darò il mio piccolo contributo da appassionato di architettura. Chissà che magari un giorno passando sotto al grattacielo di Pei la gente avrà almeno delle coordinate in più per raccapezzarsi…
    “L’immagine del sinuoso accostarsi e allontanarsi dei crinali dei monti lombardi è la matrice del progetto. Se l’impianto del palazzo ha matrice organica e si riferisce alla morfologia montana, il disegno dello spazio aperto è di matrice cartesiana, come lo è la pianura irrigua che si estende a sud delle risorgive.
    Il progetto contraddistinto da tre figure – la torre (160 m), il basamento e il giardino lineare – genera interrelazioni multiple con gli elementi intorno, configurandosi come ‘pezzo di città’. Il progetto è un luogo: alla scala urbana (la torre) e alla scala umana (la piazza coperta). L’identità della piazza, cuore di tutto il sistema, è esaltata dagli altri spazi pubblici”. (tratto da Milano Nuova Architettura, Skira, 2005, pag. 60)
    Ovvio che qui manca lo spazio per un approfondita analisi del progetto, ma mi piace sottolineare qualche punto importante: la piazza coperta che richiama il Broletto lombardo (e la Galleria soprattutto) è un gesto architettonico molto forte circondata com’è da portici e coperta da una sfera di cristallo. Un luogo di attrazione aperto al pubblico che sarà sede di concerti e installazioni in una location spettacolare. Il curtain-wall del grattacielo è splendido: una trasparenza totale che viene controbilanciata dagli spazi pieni che affacciano sugli assi stradali. Aggiungo il gesto molto bello di circondare tutti gli edifici da portici : permette al cittadino di vivere l’architettura in una maniera molto più diretta e intima. Non dico che siamo di fronte a un capolavoro come quello di Gerhy (arrivato secondo) vero colpo di genio; però questa è un’architettura di sostanza, rigorosa, precisa e senza sbavature. Come diceva Giuseppe Verdi vedremo il tempo come giudicherà. Zevi disse (per motivi politici, ahi stupida politica !!!) che la Galfa era molto meglio del Pirelli. Il tempo ha fatto fare al Pirelli il giro del mondo, alla Galfa, neppure quello dell’isolato.

    M.B. per la nuova architettura milanese

  7. una giungla a milano???ma ragazzi aprite gli occhi a chi serve unagungla a milano??servono di più i palazzi e i box altrimenti tra un po’ vivremo nelle nostre macchine parcheggiate in tripla fila!!!basta questo voler difendere a tutti i costi il verde…a milano non serve!

  8. Già, a chi serve il verde, a chi serve l’arte, chi serve la letteratura, a chi serve la musica, a chi serve il Bello, a chi serve l’armonia.
    Piuttosto compriamo un’altra auto, questo sì che è un investimento proficuo.
    Se TU non vuoi tutte queste cose, libera di non “fruirne”.
    Però perché impedire anche a chi ha ancora uno spirito, una sensibilità di farlo?
    A Milano non serve il cinismo grigiastro. Il verde (e l’arte, e la Bellezza) sicuramente sì.

  9. l’arte e la letteratura servono a milano e ai milanesi e per fruirne non serve il verde…non mi risulta che si organizzino mostre all’aperto ma di solito nei bellissimi palazzi della vecchia milano!a milano i giardini sono vuoti non facciamo i buonisti,il poco verde che c’è non è sfruttato da nessuno!

  10. Cara Vale tu dici che non resta che rifugiarci nel sogno, io ti dico che forse sarebbe stato il caso di svegliarsi un pò prima. Tutti questi 16000 cittadini che puntualmente firmano petizioni, si indignano, si mobilitano, che hanno fatto fino ad ora ? Non conosco per bene la storia di questo spazio, ma dico: è mai possibile che in passato non sia stata fatta una proposta seria di recupero a spazio verde? Se è stata formulata ed è stata rigettata, è giustissimo denunciare la mediocrità di certi amministratori ma in caso contrario chi sono i mediocri? In questo paese purtroppo ci preoccupiamo dell’uovo quando ormai la frittata è stata fatta, dimostrando una coscienza civica d’occasione che dura il tempo di una polemica.
    Non che non capisca la ragioni di questo post, anzi diciamo pure che le condivido, però ammetterai che il dissenso, anche se giustificato, diventa paradossale di fronte ad un oblio prolungato. Lieto comunque di essere smentito in qualsiasi istante (in merito all’oblio prolungato).
    Infine devo ammettere che mi faccio grasse risate nel constatare che esistono ancora dei nostalgici degli anni 60, anni nei quali l’esigenza di palazzi e box auto era la religione che ha animato la deturpazione urbanistica delle nostre città. Gli spazi verdi fruibili migliorano la qualità urbanistica specie in contesti già pesantemente alterati e questo è un dato di fatto, altro che buonismo: chi sostiene il contrario farebbe meglio ad informarsi prima di sparare sentenze perentorie che non stanno nè in cielo nè in terra.

  11. Sono d’accordo con te sul fatto che lamentarsi quando c’è “il fatto eclatante” spesso è troppo tardi (e rientra nella nostra mentalità “meglio lamentarsi che fare qualcosa”), ma questo non è il caso.
    Qui http://www.msacerdoti.it/gioiacomst100305.htm c’è una breve storia del giardino.
    Si legge chiaramente che i vecchi proprietari lo hanno lasciato all’Ospedale Maggiore con VINCOLO DI INALIENABILITA’ (detto in italiano semplice: non poteva essere venduto, né affittato) e doveva essere usato per “scopi ospedalieri” e comunque restare aperto al pubblico per “lenire le sofferenze dell’umanità”.
    Dagli anni ’80 a oggi vicende poco chiare in cui i normali cittadini non avevano ASSOLUTAMENTE il diritto di mettere il becco, hanno visto passare per varie mani il Bosco di Gioia, fino a quando, TOH, non se l’è ritrovato la Regione, che in barba prima all’inalienabilità (l’ha comprato, lei come altri, versando fior fiori di miliardi, quindi qualcuno si è arricchito a discapito della volontà del vecchio proprietario, che tanto era morto e non poteva dire niente) e al poi vincolo di non modificarlo ma di lasciarlo aperto al pubblico, ora lo trasformerà in un blocco di cemento.
    La gente si è mossa ora perché, negli anni passati, non sapeva cosa l’amministrazione intendesse fare e pensava che sarebbe arrivato il momento di un recupero. Pressioni in questo senso ce ne sono state anche negli anno ’90. Non sono state eclatanti come ora perché allora nessuno minacciava un abbattimento ma, probabilmente, rabbonivano gli animi con promesse mai mantenute.
    E’ per questo che questa storia indigna. Perché chi di dovere ha lasciato passare tempo, ha lasciato morire gli eredi, ha fatto delle squisite gabole per, alla fine, infrangere la legge e fare come gli pareva.
    La protesta non è viva da ora, ma purtroppo non è comunque servita a nulla. Effettivamente, a chi c’è ora alla Regione, 16.000 voti non importano…

    Grazie per il sostegno sull’ottusità di chi sostiene che i box e i palazzi di cemento non migliorano la vita dei milanesi. E se lo dice un ormai quasi ingegnere come te, io mi fido 😉

  12. Milano con la nuova sede della Regione Lombardia, avrà una grande occasione per vedere da vicino l’opera di Pei Cobb Freed & Partners. Alcuni loro manufatti architettonici sono straordinari: la National Gallery (ala nuova) a Washington, la piramide nel cortile del Louvre su tutti. Per quanto riguarda i grattacieli citerei sicuramente quel capolavoro assoluto che è la John Hancock Tower di Boston, del 1976 (240 metri d’altezza), elegantissima, e il Four Seasons di New York (1993) coerente con la storicità del fronte stradale che lo accoglie. Da milanese sono contento di poter avere anche nella mia città una loro opera che, assieme a quelle di Isozaki-Libeskind-Hadid, contribuiranno sicuramente a rilanciare l’immagine di Milano nel mondo.

  13. E’ bello vedere che esistono ancora pecore indottrinate che si beano degli zuccherini che amministrazioni ottuse ed egoiste elargiscono loro.
    Cara Sara, sei felice della MilanoDaBere in cui vivi? Buon per te.
    Sicuramente non sarà gente come te a cambiare le cose, mai, né a Milano né nel mondo.
    Probabilmente non sarà nemmeno gente come me.
    Ma almeno qualcuno cerca di osservare la realtà con uno sguardo critico, qualcun altro si accontenta di quello che gli fanno vedere.
    Sei felice così? Ripeto, buon per te. Ma se questa città è al primo posto per inquinamento e squallore, sicuramente deve il suo grigiore anche a persone come te, miopi davanti alle necessità reali degli uomini, ansiose di avere un posto auto in più per “fare più in fretta”, perché “così è più comodo”.
    D’altra parte, cosa aspettarsi da chi insulta senza ritegno persone che nemmeno conosce (“solo perchè sei ingegnere capisco la tua ottusità…”).
    Purtroppo, me ne rendo sempre più conto, sensibilità ed educazione non sono qualità che si apprendono facilmente.

    E ora basta.

  14. Sono felice della mia Milano da bere in cui vivo e mi domando perchè chi come te non è felice e vorrebbe più verde in una città in cui il verde non c’è mai stato non se ne vada da Milano invece di ostacolare il progresso e l’evolversi della città fantastica che è Milano!
    Le necessità reali di cui tu parli non le conosco,io per vivere ho bisogno di lavorare e il tempo è prezioso nel lavoro,ma forse tu non lo sai, i box, i posti auto lo sviluppo della metropolitana rendono vivibile Milano non il verde.

  15. E’ ufficiale, sei un troll.
    E sopratutto sei il troll incarnazione della bieca mentalità milanese: laurà, laurà, laurà (lavorare, lavorare, lavorare).
    Enjoy.

  16. Non mi piace censurare, quindi i tuoi commenti pietosi li lascio qui, per ricordare all’umanità che al peggio non c’è limite. Ma sono stanca delle tue frasi senza motivazioni, prive di spessore e decisamente puerili. Se il prossimo commento che inserisci è dello stesso stampo superficiale e inconsistente dei precedenti, lo cancellerò senza farmi troppi problemi.

    Lavorare lavoro, e probabilmente più e meglio di te.
    Quindi auguri, buona MilanoDaBere e quando vai in disco e cerchi parcheggio e non lo trovi, pensa a me e inveisci pure: il fegato che marcisce è il tuo, non il mio.

  17. lasciali pure perchè purtroppo per te a milano la maggior parte delle persone vive come me e pensa come me non vive di rendita come te!io me ne guardo bene dall’andare in disco,ma quando esco con gli amici non ho problemi nel trovare parcheggio il mio problema è non trovare posto sotto casa alle due di notte e dover fare strade di periferia a piedi perchè gli ottusi come te impediscono la costruzione di box.
    complimenti per i giudizi come “Lavorare lavoro, e probabilmente più e meglio di te” che ti permetti di scrivere su chi esprime la propria opinione e continua pure a vivere nella tua beata illusione di una milano verde migliore ahahah!

  18. Beh, ora credo che possiamo seppellire l’ascia di guerra, probabilmente siamo entrambe andate “oltre”.
    Abbiamo solo due visioni diverse, non ho mai approvato l’insulto come forma di confronto e non intendo smentirmi ora!
    Quindi speriamo che sia possibile accontentare entrambe: magari lasciando in superficie più giardini e scavando sottoterra un po’ più di posti auto… Non visti, non invasivi, ma presenti, così come il verde, magari “superfluo”, ma, come tante altre cose superflue, a volte indispensabile.
    In particolare mi dispiace per il Bosco di Gioia: pensa la beffa… Lì non solo toglieranno dello spazio verde, e vabbé, ma faranno un palazzo “pubblico” di cui il pubblico non usufriurà mai davvero. Uffici dirigenziali più comodi, più larghi, più belli, ma niente che riguardi davvero la gente (né parcheggi, né spazi di alcun tipo). E’ questa la mia amarezza, che l’architettura “di pregio” (su cui ho comunque delle riserve) serva e venga sfruttata solo da “chi comanda”, mentre i cittadini la possono ammirare solo da fuori, senza avvicinarsi troppo. Pensando con rammarico che prima quello spazio era anche loro. E poi più.

  19. Se mi è lecito, vorrei puntualizzare circa alcune espressioni utilizzate da BlueValenine. Amzitutto per quanto riguarda l’architettura non è affatto vero che per provare delle emozioni si debba ‘necessariamente’ abitarla o viverla nel profondo: nessuno credo potrebbe dire di non provare delle emozioni di fronte a Palazzo Farnese del Sangallo – chiuso al pubblico – oppure osservando da fuori La Farnesina di Baldassare Peruzzi – chiusa al pubblico – , o a Milano il Palazzo Belgioiso del Piermarini e così via… che il Pirelli sia o no sia accessibile al pubblico non ne limita assolutamente la fortissima identità artistica. Che il 333 South Wacker Drive di KPF a Chicago sia aperto o chiuso ai cittadini non è importante: è il gesto alla città, la città come scenario; pertanto da milanese, la presenza di un capolavoro d’architettura che si possa profilare all’orizzonte della mia metropoli è tanto importante per me, quanto un quadro di Pollock piazzato ‘dentro’ camera mia. La città è la mia casa, quando cammino per strada, quando ne respiro il battito sempre acceso, quando si confida attraverso le insegne luminose dei suoi negozi, le luci dei palazzi, dei grattacieli dove nascono storie. In più il boaco di gioia è sempre stato chiuso al pubblico, spazio non accessibile al cittadino. Non era un parco pubblico per intenderci. Ultimo ma non ultimo: il progetto di Pei come già scrissi è interamente circondato da portici che creano un dialogo tra la strada e gli interni; tra gli edifici a spirale ci saranno due cortili dei quali uno coperto da una volta di vetro – aperti al pubblico – dove si terrano concerti e manifestazioni. In più – sempre per il cittadino – ci sarà la terrazza panoramica all’ultimo piano del grattacielo da dove finalmente potremo goderci lo spettacolo di Milano dall’alto, stupenda soprattutto di notte…
    Io invece credo che la gente non ami la città, ma il proprio partito, la politica. La politica è l’oppio dei popoli, per davvero. Se questo grattacielo l’avesse fatto la sinistra, a destra l’avrebbero boicottato. Lo fa la destra, lo boicotta la sinistra. Non c’è molto da star allegri. E la gente parla di palazzi e non sa neppure chi è Giò Ponti…

  20. Dei tre grattacieli sulla ex Fiera uno, quello di Isozaki, è riciclato pari pari da un progetto del 1988 per la stazione Ueno; quello della Hadid somiglia proprio TANTO al “Turning Torso” di Malmoe (Svezia) mentre quello dell’archietto trendy Libeskind sembra un verme col mal di pancia. Classica architettura spettacolo che ignora ciò che le sta intorno e verrà dimenticata il giorno appresso, esattamente come la oscena Scala stile capannone industriale che fa tanto corporate goernance na fa proprio schifo. Giò Ponti è morto, di Pei non ne parliamo.

  21. La nuova sede della regione costerà non meno di 330 milioni di euro (vi avevano detto che sarebbe costata 170? Balle). Avete idea di quante cose più utili si potevano fare con quei soldi? Francamente del dialogo dei portici me ne infischio: mi servivano piste ciclabili e una mnetrò circolare e mi veiene proposto un carciofo? Diciamo le cose come stanno: il progetto vincitore era quello di Ghery, ma non avevamo abbastanza soldi (nella città più ricca d’Italia?) e abbiamo ripiegato sullo stongione di Pei che, sia chiaro, non toglierà nè aggiungerà nulla a una città opaca e anodina dove prevale il colore grigio-bigotto, a cominciare da Formigoni.

  22. Quel grattacielo è una montagna di soldi buttati, Valentina: 330 milioni di euro per 3000 impiegati significano circa 120.000 euro a scrivania. Per quella cifra qualsiasi azienda privata chiuderebbe i battenti. La nuova sede della regione andava fatta FUORI Milano, possibilmente riciclando l’ecomostro dei Mondiali (lo ricordo anche per gli ingenui convinti che le Olimpiadi a Milano avrebbero una ricaduta positiva) in fondo a via Mecenate. E in Melchiorre Gioia SOLO parco. Lì ci sono appalti. Soldi per gli amici: per capirlo è sufficiente scorrere l’elenco dei vincitori dell’appalto. Soldi, nient’altro. Le considerazioni estetizzanti e di sapore vagamente speeriane sulla vita inimitabile dall’alto dei grattacieli valgono niente.

  23. In effetti, Maximilian, uno si chiede perché dovrebbe contribuire con 300 e rotti milioni di euro per farle guardare Milano dall’alto: una gita in montagna non la soddisfa? Oltretutto il grattacielo di Pei, come i tre grattacieli in Fiera, sa davvero, ormai, di folklorismo di maniera che “non può non mancare nella metropoli moderna”, un po’ come la pomata antiemorrodiaria (troppo sedentari, i milanesi…), la parola “sinergie” infilata ovunque come le dita nel naso al semaforo rosso e l’happy hour a base di caos e patate prezzemolate indecenti. Dialoghi? Armonie? Diciamo pane al pane, piuttosto: è architettura funzionale, probabilmente costruita con le plusvalenze di assicurazioni e petrodollari accumulati dai fondi pensione americani, cioè con la fatica del cosiddetto contribuente il quale, peraltro, non ne avrà alcuna ricaduta positiva (lo stesso problema che affligge la TAV e il ponte sullo Stretto: la classica mungitura della vacca di stato a beneficio dei privati). Le esibizioni? La cultura? Forse non se ne era accorto, ma c’è stato un putiferio perché il governo ha tagliato i fondi per la cultura mettendo a repentaglio la sopravvivenza perfino della Scala. Era più semplice, economico e socialmente utile ampliare l’offerta dei corsi civici senza subappaltare il reclutamento dei docenti a strane cooperative genovesi che ricevono i candidati nella sede di Confartigianato, e anche prolungare l’orario di apertura delle biblioteche fino a mezzanotte e, possibilmente, ridurre del 75% le tariffe della Adsl. C’erano tante alternative al manierismo dei grattacieli, neofaraonismo un po’ buzzurro e molto umbratile poco consono a una città sostanzialmente austera, mediamente bassa ma elegante come Milano nonostante il pessimo gusto dell’amministrazione di condominio, erano davvero l’ultimo dei nostri assilli. Senza contare che ai tempi del pirellone MIlano era una città industriale, mentre oggi è la capitale dei call center. Non c’è granché da festeggiare. tenga anche presente che siamo all’alba di una molto probabile seconda batosta energetica, e che nella vita non vi è nulla di certo. Sogni dorati 🙂

  24. correggo: “non può mancare nella metropoli moderna”. Il “non” di troppo è stato indotto da circostanze… ahem… esterne 😀

  25. Grazie per la molteplicità di contributi…
    Sinceramente vengo ora a sapere del costo preventivato per il palazzo della regione, e rimango della mia opinione: forse il Bosco di Gioia era (illegalmente, peraltro) chiuso al pubblico, mentre questo nuovo palazzo avrà un porticato per tutti e una stanza per i concerti, ma sicuramente 330 milioni di euro per un palazzo fintamente pubblico mi paiono un’aberrazione, una mostruosità, ancora di più ora che Ribes Rosso mi fa notare che l’architettura è un “copiaincolla” di strutture pre-esistenti e ideate per altri “loci”, mentre Carlo sottolinea che, in pratica, per ogni posto di lavoro, i “cittadini” spenderanno 120.000 euro, che non mi pare poco per una struttra che, ripeto, non sarà liberamente “usufruibile”: potremo passarle accanto, potremo dare un’occhiata e basta…
    Oltretutto, sempre Carlo mi sembra parlava di “decontestualizzazione” dell’edificio, che nasce (copiato) senza tener conto dei dintorni, del contesto, delle costruzioni preesistenti, ma che si vuole inserire come elemento di spicco e di “ravvivamento” in un panorama piatto e orizzontale.

    Vedrò Milano dall’alto.
    Wow.
    E mi costerà 330 milioni di Euro.
    Con quei soldi andavo e tornavo dalla Luna, altro ché!

    Grazie ancora per le vostre visioni, mi piace questo dibattito (un po’ meno il grattacielo, ma non importa): già parlarne, trovare anche solo persone che si interessano della città e che, con atteggiamento positivo o critico, vogliono sapere, vogliono decidere e non si accontentano di subire passivamente (ma si informano, apprezzano oppure no) è un passo avanti.

  26. Sai, Valentina, anche San Gimignano è la città delle torri perché a un certo punto divenne un punto d’onore, fra nobilotti di campagna, “avercelo più alto”. Il linguaggio usato per promuovere lavoro di repertorio di Pei fa tenerezza, perché è lo stesso linguaggio degli agenti immobiliari, o anche degli attori americani quando, nel “behind the scenes”, raccontano la trama e, in base a quella, assegnano il punteggio morale al loro personaggio: “fa questo e quello e poi si sposa, quindi è un buono” (oppure uccide la zia, è un cattivo e dunque merita di morire). Noi diamo soldi a cartapecore delle assicurazioni, ai benzinai e ai fondi pensione, loro fanno un grattacielo perché non scopano più quindi i nostri soldi sono bene investiti? Non funziona così. No. Anche perché quello che non sopporto dei grattacieli è la loro palese invadenza senza che ci venga chiesto se la gradiamo o come ameremmo veder spesi i nostri soldi. E’ come se io ti costringessi ad ascoltare tutti i giorni la Traviata di Verdi a tutto volume spiegandoti ogni giorno che “la novità del recitativo verdiano…” e che il capitale culturale eccetera eccetera. Alla fine mi strangoleresti con una corda di violino. E avresti ragione.

  27. Fra l’altro, fare la sede della Regione in fondo a Mecenate aveva più di un senso: era l’occasione buona per progetta la necessaria metrò circolare, invece di tempestare Milano di metrò radiali che arrivano tutte in Duomo: cosa cazzo ci devi andare a fare in Duomo in metropolitana, io mi chiedo; inoltre è vicino a Linate, Formigoni è più comodo per prendere l’aereo e andare in Iraq.

  28. Maximilian, leggendola, mi vengono in mente i vecchi loggionisti della Scala che aspettavano trepidando il do di petto nella cabaletta del Trovatore, quello che Verdi non scrisse mai ma il pubblico esigeva dal tenore: se il cantante steccava, giù fischi; se lo emetteva senza vacillare, la serata poteva anche concludersi lì. Coglie la metafora? Francamente, per emozionarci abbiamo bisogno di continuità, e quei tre arnesi in Fiera ignorano sfacciatamente ciò che hanno intorno, una città mediamente composta e severa, il loro spropositato culturismo architettonico somigliando più a un rutto alla corte d’inghilterra (così come il suppostone di Foster a Londra somiglia TANTO a un “two fingers salute”). Possibile che vi abbiano corrotto il gusto a tal punto?

  29. Questa corona di Zarathustra il ridente, questa corona di risario: a voi fratelli miei, io getto questa corona ! Ho proclamato sacro il riso; o uomini superiori, imparate dunque a ridere !
    Seguita Ofelia, seguita… (“Giacchè io t’amo, o Eternità !”)
    Le contraddizioni, le contraddizioni… che ne vuole sapere lei delle contraddizioni… lei crede nella coerenza, la coerenza è la falsa virtù dei mediocri. (C.Bene/Masoch).
    Questi gatti, i gatti… i gatti mi mangiano vivo, mi mangiano, i gatti, i gattacci, mi mangiano vivo, mi mangiano vivo…
    Calpestami/ Non ho mai potuto soffrire le commedie / allora maltrattami ma sul serio / Severin, ti avverto per l’ultima volta / Se mi ami sii crudele con me / Se ti amo ? E va bene, sia…
    Un dì felice, eterea mi balenaste… Man tote dieses Weib ! traaaaaaaaaa bum. bum. bum.
    non puoi, non puoi trovarmi tanto ingiusto, se ti faccio – del male.

  30. Patetico, Maximilian, un patetico mix di velleitarsimo e cultura libresca :-)) “Milano e’ la mia Parigi d’Italia, la citta’ che forse amo di più. Ma ha ragione Celentano: Milano oggi e’ diventata più brutta, anche se e’ brutta come lo sono tutte le grandi citta’ del mondo. Perche’? Perche’, anche in architettura, c’e’ un dilagare irrefrenabile del cosiddetto trash, termine orrendo dietro cui nascondiamo non tanto cio’ che e’ genuinamente cafone, ma piuttosto la banalita’, l’assuefazione al cattivo gusto”. (Renzo Piano). Pane al pane, amico mio…

  31. Questo, per capirci, è il dibattito che vogliamo sentire, non spot da agenzia immobiliare: “[…] Lo stesso elemento progettuale di specchiature d’acqua indicato da Fiera ai candidati acquirenti, anche a voler prescindere dal fatto che storicamente in questa parte di città esso non è stato mai presente, è comunque risolto dal progetto del promissario acquirente con un folkloristico andamento a meandri fintamente naturalistici, mentre il rapporto storico della città con i corsi d’acqua è stato quello di andamenti fortemente geometrizzanti e con regime idraulico controllato (Navigli, Darsena, Conca, Conchetta, Laghetto dell’Ospedale Maggiore, sciostre, Tumbùn, chiuse leonardesche, eccetera), che sono il positivo retaggio di una cultura del rapporto di governo degli elementi naturali storicamente radicatasi nella ‘forma urbis’ sin dall’epoca degli ordini monastici, da preservare rispetto ad un generico folklorismo naturalistico di maniera, oltre tutto non corrispondente alla reale condizione del regime idraulico (di fatto costituito da un serbatoio idraulico di riciclaggio delle acque usate per la termoregolazione degli edifici). Tale scelta di rifiuto di un facile folklorismo fintamente naturalistico, per altro, risulterebbe meglio coerente con la necessità che la maggior parte dei volumi edificatori previsti vengano realizzati a ridosso della parte mantenuta a destinazione fieristica, al fine di evitarne l’incombenza sugli edifici abitativi preesistenti e circostanti, ed orientandoli secondo l’andamento N.O.- S.E. o la sua perpendicolare N.E.-S.O., in modo da rispettare nell’impianto l’andamento dei tracciati viari ed insediativi prevalenti lungo la direttrice di N.O. della città, che furono interrotti dalla realizzazione della Piazza d’Armi, su cui il recinto fieristico si insediò.” (Prof. Sergio Brenna, relazione sul progetto CityLife, riportata dal sito di MIchele Sacerdoti in http://www.quartierefiera.org/notizie.htm#22/11/05).

  32. Per quanto riguarda Isozaki e l’Ueno Project. Non è che il grattacielo milanese è pari pari copiato, è un’evoluzione. Avete mai visto il grattacielo che Ponti disegnò per la sede Lancia ? Il Pirelli non è che sia una copia di quello, ne è la logica evoluzione. Talvolta nella storia dell’architettura è un bene che i primi progetti non vengano realizzati. Ci si ragiona, ci si rimette mano. L’Ueno Building sta (cronolgicamente rovesciato) come il MetLife sta al Pirelli. E’ molto più tozzo, le pareti laterali sono più larghe e questo impedisce al grattacielo di assumere quella forma sottilissima che giustifica l’esitenza dei portanti esterni. In più le ascensori non scorrono illuminate sui lati corti diminuendone di molto la sensazione di dinamismo.
    Per quanto riguarda la Turning Torso di Malmo, be’ spero non vogliamo essere così superficiali da dire che due grattacieli sono uguali sono solo perchè hanno forme tortili ? Le linee della Hadid sono anzitutto un incrocio tra l’elemento verticale (del tutto assente in quello di Malmo) e quello orizzontale. Il curtain-wall è sublime cambia di continuo incrociando linee e ponendosi davvero come un’esplosione centrifuga (invece della squallida sovrapposizione dell’altro). La Hadid ovviamente non è nuova a questa ricerca basti considerare tutta la sua opera (chi non conosce la caserma dei pompieri di Weil am Rhein ?) Libeskind con la straordinaria citazione dalla Pietà Rondanini (che lui ama da quando viveva a Milano) ha saputo dare un’opera architettonica stupefacente (tra l’altro ha già vinto un premio prima ancora di essere costruita). I tre grattacieli della Fiera siano stati applauditi in tutto il mondo (a Buenos Aires, a Londra, a Francoforte: c’è un articolo straordinario su El Pais che esalta queste architetture). Per quanto riguarda il salire montagne, beh avendo partecipato alla spedizione italo-tedesca all’Everest, nel Solo-Khumbu (Nepal) posso dire di non essermi accorto che ci fossero montagne anche a Milano. A Kathmandu ci sono montagne, c’è la Ganesh Himal che ti guarda. A mIlano non ricordo, ma credo di no. I 2400 metri della Grigna sono troppo lontani, scusate. A i soldi… Pensavo il biglietto per salire costasse 5 o 6 Euro. O voi pensate costi milioni ? Strano, nessuno che vada sulla Torre Eiffel si pone questo ragionamento. E non dite che la Tour Eiffel è la Tour Eiffel, perchè se fosse stato per gente come voi, non l’avrebbero nemmeno costruita. I Parigni erano contrarissimi, cambiavano strada pur di non vederla. E Le Galleria di MIalno ? C’era qualcuno che parlava di questo benedetto contestualismo: quando venne costruita i cittadini (non tutti solo i conservatori non i progressisti ovviamente) gridarono allo scandalo: vetro e ferro in piazza del Duomo. Per giunta su palazzi in stile neo-rinascimentale…Mengoni si disse si sia gettato dalle impalcature per sottrarsi alle critiche della gente… Se avessimo dato retta a loro, non avremmo avuto la Galleria, la Velasca, il Pirelli e molto altro… il Duomo (la guglia Carelli è stata costruita con i proventi del mercato di schiave del signor Carelli), e così via. Non che si debba accettare tutto, intendiamoci, ben vengano le critiche ma fondate, purchè non puzzino di partigineria politica. Non è che siccome Formigoni mi sta sulle balle allora boicotto tutto quello che fa. O se mi sta sulle balle Prodi idem.
    Scusate il disturbo.
    Amiamo Milano chè Milano è bella per il tramonto sui navigli e per quello che come diceva Castellaneta incendia le vetrate del Pirelli.

  33. La verità è che per decenni di quel vivaio abbandonato non è importato niente a nessuno, perchè tutti questi comitati spontanei non si sono formati anni fa per battersi e rendere fruibile il giardino ai cittadini? È sempre stata un’area recintata e chiusa, degradata….mai nessuno che si sia arrampicato sull’albero (come il furbo sacerdoti che con la presunta maschera di eroe verde voleva beccarsi i voti per diventare sindaco) per rivendicare il diritto degli abitanti di poter entrare e “vivere” il parco….ora vi fate sentire???? Troppo tardi…e poi basta con sta storia che non c’è verde a milano, tutti a difendere un pezzo di terra alberata e nessuno che dice che a pochi km di distanza il comune sta continuando l’espansione del parco nord, un’area verde in città gigantesca….nessuno nomina i giardini di porta venezia, il parco sempione, il nuovo parco delle cave finalmente riqualificato, uno dei parchi urbani più grandi d’europa…i parco trotter, il parco martes!
    ana ripulito e messo anuovo, il parco lambro, il forlanini che sarà presto riqualificato e ampliato, il monte stella, il parco trenno…e potrei andare avanti….e giu tutti a dire che milano non ha verde, come se quel boschetto fosse l’unica area alberata della città….basta, con questi comitati contro tutti e tutto, che preferiscono un giardino chiuso e degradato piuttosto che vedere una rinascita architettonica di milano…e poi nessuno che dice che a fianco del grattacielo della regione verranno creati i giardini di porta nuova!!!!! Siete pessimisti e tragici, a sentire voi sembra che viviamo in una città grigia, morta senza vita…cosi ci vedono gli altri, e per forza, leggendo questi blog che idea della città si possono fare? Finalmente si sta progettando il cambiamento radicale di aree che per decenni sono rimaste vuote e degradate, pensate alla fiera, al portello, alle ex aree industriali…in tutti questi progetti è previsto verde, ovunque…certo cemento su c!
    emento, volumetrie elevate ma anche tanto verde….e allora basta dipingere milano come una città senza alberi, venite, vivetela e giratela e vedrete che non viviamo in una specie di labirinto grigio senza finestre soffocati dai gas di scarico….nonostante questi comitati contro tutto si levino a difesa del degrado e preferirebbero vedere aree come la garibaldi repubblica vuote e lasciate abbandonate….

  34. Non so quali altre città o metropoli tu abbia visto, ma ti garantisco che in confronto a molte altre Milano sembra una tomba di fumo, schifo e “modaiolismo”: fa tanto radical chic inneggiare alla nuova architettura milanese e prendere a esempio riqualificazioni praticamente inesistenti.
    Il punto, peraltro, non è la riqualificazione di altri spazi, ma lo “spadroneggiare” che certi signori si permettono.
    Le proteste per il Bosco di Gioia ci sono da ANNI, perché è da ANNI che il comune sta infrangendo la legge che aveva deciso di rispettare accettando il lascito del giardino. I comitati, ora, stanno facendo più rumore perchè si è alla “fine”, ma non sono certo stati fermi, negli anni.
    Su Michele Sacerdoti non mi esprimo, è uno che fa le sue cose per i suoi motivi, d’altra parte se si può candidare a Sindaco di Milano la Moratti, non credo che ci sia limite alla decenza, quindi CHIUNQUE ha il diritto (ma anche il dovere) di provarci.

    Sei così entusiasta della Milano in cui vivi? Bene, sappi che a Milano, oggi, c’è più smog che a Londra, città rinomata per il tempo uggioso e grigio, che negli anni si è sforzata di depurarsi (non è tutto perfetto, ci mancherebbe, ma meglio di qui senz’altro). Sei sempre entusiasta della Milano architettonica in cui ti aggiri a targhe alterne per lo schifo che aleggia nell’aria? Buon per te.
    Non mi sembra però il caso di criticare in modo così superficiale chi cerca di fare del posto dove vive o lavora o che ama un luogo più vivibile, a dimensione umana e non solo a dimensione di politicante. Tutto qui.

  35. Certo, a milano ci abito da 27 anni, sono nato qui e ho sempre abitato in zona gioia, per 8 anni ho frequentati la scuola di via galvani quindi conosco benissimo il “boschetto”, che altro non era che un ex vivaio abbandonato lasciato in mano a travestiti e drogati, ma mai ho visto movimenti o gente incatenate alle piante per battersi e trasformarlo in un giardino utile ai cittadini……..non appesto la città col gas prodotto dalla mia auto, mi muovo tutti i giorni in bicicletta nonostante la mancanza di piste ciclabili ma io non mi lamento come fanno certi lagnosi che appena si muove una pietra a milano tirano su le barricate….milano avrà poco verde rispetto ad altre città, ma continuare a dire che è una città senza verde ignorando quello esistente mi sembra ingiusto e scorretto, inoltre a che serve fare paragni con città come londra o parggi?…la vertità è che tutti vogliamo il parco sotto casa per portre il cane a fare i suoi bisogni, mentre non ci accorgiamo c!
    he basta fare pochi metri e di verde ce ne…proprio in via gioia da un paio di anni un ex boschetto simile ma più piccolo rispetto a quello di via galvani chiuso da anni e meta di sbandati, che li andavano a dormire e drogarsi, è stato restituito alla popolazione e trasformato in parco per i bambini, con bocciodromo per gli anziani e servici pubblici accanto alla terminazione del naviglio martesana in via gioia appunto…di questo non ne parliamo vero? Se milano è inquinata lo si deve ai troppi veicoli che circolano, ci vogliono quindi politiche serie per quanto riguarda trasporti e viabilità, non serve battersi per pochi metri di verde come se fossero la soluzione dei problemi di smog, bisogna guardare e dare battaglia a livello più alto….quel “boschetto” è li da sempre, ma non mi sembra che in via gioia si respirasse meglio solo per la sua presenza, oltretutto molte di quelle piante erano marcie, nonostante le foto che avete pubblicato ci restituiscono il giardi!
    no dell’eden chiedete a chi li ha sempre vissuto se vedeva in quel “boschetto” il paradiso perduto…ora tolto quello sembra che passando li si muoia appestati…siete catastrofici…e lo dico da amante della mia città, con i suoi pregi e difetti certo…completato il progetto garibaldi tra viale sturzo e l’isola avremo un parco tre volte più grande del “boschetto”, tutti ignorano questo particolare però…

  36. Ti dico un’altra cosa rispetto al fatto che fa radical chic apprezzare le nuove architetture…io non mi sento certo tale, guadagno poco più di mille euro al mese e sono lavoratore dipendente quindi lasciamo stare la storia dello schic per favore……perchè deve essere un delitto apprezzare architetture moderne? Quando andiamo all’estero ci perdiamo in ammirazione per grattacieli e opere di ingegneria all’avanguardia, solo qui la modernità è vista con paura e sospetto, sono statto a parigi e ho goduto della vista del louvre e di notre dame cosi come ho goduto alla visa della defense, sono stato a mdrid e ho visto i fasti e la monumentalità del paseo castellana con i sui palazzi barocchi convivere perfettamente con il quartiere azca e i suoi moderni grattacieli, barcellona ha fatto di modernità accostata all’antico la sua arma vincente, a milano dici grattacielo e la gente si spaventa……hanno detto che milano è una città dal profilo orizzontale, che la verticalit!
    à non centra con la nostra città…stranamente le due opere architettoniche più conosciute sono il duomo come segno del passato e il pirelli come segno del presente moderno e tutte e due sono architetture che puntano verso l’alto, che cercano di elevarsi al di sorpa della tanta decantata sobrietà di milao…che strano eh….

  37. A proposito di gioia, melchiorre gioia non era certo uno dei re magi…..http://www.filosofico.net/melchiorregioia.htm

    ma a parte questo, hai scritto che via gioia è una via triste e senza vita, nonostante chi ci abita come me è vivo e fiducioso…via gioia è una via molto lunga, per chi non la conosce inizia a porta nuova, attraversa il centro direzionale, che sta per rinascere con verde e architetture moderne qui disprezzate, prosegue verso il quartiere greco incrociando i viali delle circonvallazioni esterne e termina li dove inizia il tratto scoperto del naviglio martesana, dove oltre al naviglio è presente un piccolo parco e una pista ciclabile che segue il corso del canale attraversando diversi parchi e arrivando fino al fiume adda a 25 km dal centro città (alla faccia che milano non ha verde). Non è certo una via verde, ma è una via centrale di scorrimentto, non si può pretendere che ci sia un parco ad ogni metro….e poi è una delle poche vie di milano interamente costeggiata da ambo i lati dalla pista ciclabile, il che per uno come me che utilizza la bici in città tutti i !
    giorni è abbastanza raro….ci sono 4 scuole che danno indirettamente sulla via, c’è il retro di una basilica romanica, ci sono due fermate della metro…insomma un luogo tutt’altro che morto come qualcuno potrebbe pensare non conoscendola….certo c’è traffico, c’è inquinamento ci sono i palazzoni come in tante altre città ma non esiste quello scenario alla blade runner che volete far passare, e vi garantisco che quel “boschetto” abbandonato contribuiva solo ad aumentar lo stato di degrado in cui versava la zona, ora finalmente può tornare a vivere dopo 50 anni di immobilità….saluti….

  38. Per SARA che ha a cuore i palazzi e i BOX auto . La classica persona che pensa a se al posteggio della sua bella macchina e alla sua casa , vuole fare quelle che modernizza perchè costruisce e poi però va a cercare il verde e la natura in paesi lontani per 1 mese l’anno vivendo cio come una cosa da comprare appunto , perchè tutto diventa merce pure il verde di un giardino , un bagno in mare , una passeggiata a contatto con la natura che di naturale ormai ha poco . Sono allibito dal fatto che possa esserci gente che pensa cose del genere quando si parla di natura e di spazi verdi . Quando mancherà l’ossigeno sul pianeta e i normali processi naturali muteranno tu intanto non ci sarai + no ..
    Ci sono popolazioni che pregano prima di staccare un ramo da un albero chiedendo perdono per il gesto e ringraziando la natura per quello che gli da ogni giorno . E queste persone sono considerate del “3°Mondo” e non evolute . Quello si chiama rispetto . quello che a te manca . Sappi che respiri l’aria che gli alberi rendono respirabile , mangi i frutti che la natura ti da . se no MORIRESTI! senza BOX stai tranquilla che vivi lo stesso . Scommetto che sei una di quelle che quando vede un paesaggio di una costa incontaminata esclama pure parole di meraviglia .

  39. Buon pomeriggio! Ho ritrovato questo articolo negli archivi del web perché sto cercando di approfondire il Bosco di Gioia per un articolo nel mio blog.
    E’ possibile visionare le fotografie anche senza accedere a Flickr?

  40. Sono tornato su questo post non per caso. Ammetto che fa un certo effetto rileggerlo dopo 15 anni, non fosse altro che per uno scherzo del destino al progetto del palazzo della Regione ci ho lavorato a lungo. Il bosco di Gioia ma c’è più, adesso abbiamo la BAM. Una città che non rimane uguale a se stessa forse non è necessariamente un male.
    Ciao Vale, a presto

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *