Metal Gear Solid: Philanthropy – Release
“Metal Gear Solid: Philanthropy” è disponibile in streaming video e in donwload a partire da oggi.
Con il trascorrere dei giorni, saranno resi disponibili ulteriori canali di distribuzione, per permettere a tutti di scaricare il file in diverse modalità. Sono già a disposizione i sottotitoli ufficiali in diverse lingue.
Philanthropy è stata una sfida quasi impossibile, che abbiamo accolto tre anni fa. Allora non immaginavamo nemmeno quante difficoltà avremmo incontrato lungo il percorso e quanta testardaggine ci sarebbe voluta per portare a termine il progetto.
Non sapevamo però nemmeno quanto supporto avremmo trovato, quanti amici avremmo incontrato, quante persone appassionate e piene di altruismo avrebbero incrociato la nostra strada.
Il lancio di Philanthropy segna la fine del primo ciclo vitale di Hive Division. Il team, ormai quasi una famiglia, si prenderà ora un po’ di tempo per decidere con calma quale sarà il suo futuro.
Non siamo in grado di dire se e quando saranno girati i due sequel previsti per Philanthropy (scritti insieme a “The Overnight Nation” nel lontano 2006). Dipenderà da molti fattori: la reazione del pubblico, il futuro di Hive Division, che in questo momento è alla ricerca di finanziatori e partner per costituirsi come casa di produzione e portare avanti i prossimi progetti e, sicuramente, la reazione di Konami al progetto.
La nostra sensazione e la nostra speranza è che un giorno Snake, Elizabeth e Pierre arriveranno alla fine del loro viaggio.
Siamo grati a tutti quelli che hanno seguito il progetto, anche nelle sue fasi più “misteriose”, quando non la mole di lavoro non ci permetteva di aggiornarvi come avremmo voluto.
Affidiamo con gioia questo film alla Rete, brodo primordiale nel quale il nostro progetto è nato e cresciuto, a cui dobbiamo molto e a cui speriamo di aver restituito qualcosa di significativo.
Qui di seguito diverse modalità per scaricare il film gratuitamente: è tutto completamente legale, quindi non fatevi problemi!
Video Streaming
Megaupload
.mov H264 2.35 GB
Torrent
E-Mule
John Doe chiude
Non posso credere che uno dei fumetti più belli degli ultimi anni, che ha saputo contrapporsi al moralismo buonista di Dylan Dog, che rievocato decenni di pop culture, ma con classe e a modo suo, che ha dipinto di colori noir, horror, da road movie e quant’altro le mie giornate e le mie nottate da tanti, tanti anni a questa parte, chiuda così, senza un preavviso (nemmeno agli autori), per ragioni sconosciute ai più.
Quindi di solito non sono il tipo da petizioni, ma questa volta sì. Sperando che quelli dell’Eura capiscano che errore stanno facendo… Non servirà a niente, ma magari a qualcosa sì.
Qui la petizione per evitarne la chiusura!
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Temo che la cosa non stia avendo molto successo. Più che altro, temo che non ci siano speranze per l’editoria (o qualsiasi iniziativa imprenditoriale e creativa) in Italia.
Che POCHEZZA.
Il mio sguardo su un pezzetto di mondo (spazio-tempo)
All’inizio pensavo fosse la macchina fotografica.
E’ un buon modello, ma non è una Reflex. E davo la colpa alla tecnica. Alla meccanica.
Le foto vengono sempre un po’ sfuocate, mosse, come se quello che cerco di fissare mi volesse sfuggire, ogni volta. Mi intestardisco allora, e scatto più foto di quante ne servano davvero, ripetendo uno scatto una, due, tre volte. Capita che riesca, alla fine, a salvarne qualcuno. Capita più spesso che invece butti via tutto, perché non mi soddisfano, perché mi sento amareggiata.
Poi ho capito. Non è la macchina fotografica, affatto. Lei funziona bene, se decido di fare una prova e scatto una foto a una sedia, per dire, viene perfetta. E allora mi sono messa a pensare, perché in fondo una fotografia è solo un istante in cui guardi il mondo, è solo fissare su pellicola o su digitale un’immagine oggettiva filtrata dai miei occhi e dalle mie mani. E, forse (ma su questo c’è un dibattito in corso), dal mio cuore.
E’ allora colpa del mio sentire, sempre zoppicante. Non è facile vivere un passo più avanti, vivere solo per ricordare, ricordare per emozionarsi.
Sono assente, sono uno spettatore silente, tutto intorno è sensazione, impulso, cuore che batte, mentre io sto solo guardando, con razionale freddezza, le cose che vorrò ricordare e che, a un certo punto, nella solitudine del pensiero, mi faranno piangere.
Il suo cuore batte sempre così forte, non pensa a niente prima o dopo, assapora e basta.
Il mio cuore invece si ferma, guarda stranito un improbabile e incredibile insieme di persone che si sono trovate per caso, che per caso fanno cose sensazionali, che sognano all’unisono, a volte, che sicuramente sperano.
Io, in tutto questo, vorrei essere qualcosa, ma cosa sono?
Trasparenza, nullità, inutile presenza che ricorderà, senza gloria, senza memoria, destinata a raccontare e, insieme, a scomparire nel racconto.
Per questo la mia mano trema a ogni fotografia, per questo mi-non-emoziono, perché temo di non saper cogliere e dare significato a quello a cui assisto, spettatrice stupita di una vita di arte e passione. Perché l’idea di essere arte è poesia, è fascino, è desiderio. La realtà è che se uno ha solo il cuore, ma non il cervello da artista, allora artista non lo sarà mai.
La barriera di vetro che vedo tra me e gli altri Artisti del nostro gruppo diventa un ponte sospeso tra me e un desiderio, e mi condanna, e potrò guardare quello che voglio e che non potrò mai avere, potrò spiare come vorrei essere e come non sarò mai capace di diventare.
Amarezza, e sento scorrere la vita come se fosse altrui, mi piace ma mi sento lontana. E poi mi chiedo perché in alcuni giorni sento e in altri sono un essere privo di nervi e terminazioni sensoriali, priva di sorriso, con una maschera variopinta e ambigua, donna senza qualità.
L’amarezza però si fa presto da parte. Altre sensazioni si affastellano nell’aria, entusiasmo, gioia, incredulità, voglia di fare, spirito di gruppo. Come un’eteria greca, gli scopi e le passioni comuni scavalcano tutto. I sogni e le aspettative diventano le cose più reali che abbiamo tra le mani. Mi accorgo che quello che può scaturire da questa avventura è una speranza per tutti, che tutti, a modo nostro, viviamo più intensamente nella finzione di cioè che “non è reale”, che in questo grigiume fatto di quotidianità stantia prende il sopravvento e ci salva dall’essere ordinari, dal confonderci con tutto quello che odiamo, con l’immobilismo passivo di chi non ci prova nemmeno. Noi no, ci stiamo provando.
Le illusioni diventano tangibili, diventano energia creativa, diventano parole, sguardi, amore, aspirazioni. Quello che plasmiamo nella notte, lontani dalla vita vera, diventa il rifugio e futuro, è quanto di più reale abbiamo mai visto, pur consapevoli che non c’è.
Comincio a sentire, smetto la mia corazza di nulla e sento un imperativo morale. Ricordare diventa un dovere, non una maledizione. Fissare nella memoria quello che tutti stiamo vivendo, costruire con le parole l’isola di emozioni e immagini che stiamo provando è l’unica via di salvezza, la mia sola utilità forse, ma che percepisco, a sprazzi, come un dono. Le parole sono il fulcro di tutto, le immagini che evocano sono nelle nostre menti, devo solo trovare la chiave, la parola nuova che me le farà fissare. E allora scrivo, perché sono convinta che le Emotions recollected in tranquillity siano la chiave di tutto, e anche io spero, come gli altri, anche io immagino, anche io, finalmente, sento.
E sono sicura che funzionerà, sono sicura che riuscirò a racchiudere un pezzetto di realtà, o a ricreare il nostro mondo nelle parole. E quando ci riuscirò con le mani e con le parole sono certa che anche gli occhi e il cuore seguiranno, che le mie fotografie non saranno più immagini appannate di paura e inadeguatezza, ma nitidi scatti di realtà parallele che, per qualche ora, popoliamo con il nostro entusiasmo. E sono sicura che anche il mio cuore senta. E sentirà.
Per noi tutti, che popoliamo la nostra vita con i sogni, che sono, poi, l’unica cosa che conta davvero.
“E sogno un’Arte reproba
che smaga il mio pensiero
dietro le basse immagini
d’un ver che mente al Vero
e in aspro carme immerso
sulle mie labbra il verso
bestemmiando vien.
Questa è la vita! L’ebete
vita che c’innamora,
lenta che pare un secolo,
breve che pare un’ora;
un agitarsi alterno
fra paradiso e inferno
che non s’accheta più!”
Image Guerrilla
Che cos’è Image Guerrilla?
Niente di meglio, per spiegarlo, che le parole del suo ideatore, Clemente Pestelli:
“Trovo ridicolo continuare ad ascoltare banalità compiaciute su arte etica, arte etnica o arte sociale, quasi come se il concetto d’arte fosse un’area ben definita del nostro pensiero declinabile in molteplici salse, anche quelle caritatevoli e pietistiche a cui ci hanno abituato i tradizionali sistemi di informazione.
Credo che parlando di creatività ed immaginazione, individuale e collettiva, non si debbano e non si possano imporre né imperativi né ristrette categorie di appartenenza. Credo che l’attività immaginifica di ogni individuo o di una comunità possa realizzarsi nelle forme più disparate come è sinora successo per la pittura, la scultura, il teatro, il cinema, la culinaria, ma anche la matematica, la fisica, la chimica etc.”
E ancora
“Senza quindi disquisire su cosa sia arte e cosa non lo sia e senza reclamare posti al sistema dell’arte ufficiale, è forse possibile ed interessante rivolgere le nostre attività immaginative verso la creazione di nuove forme culturali di dissenso.
Ecco quindi l’idea di creare un gruppo di lavoro che operi in questa direzione, facendo tesoro di tutte le esperienze di comunicazione-guerriglia (locali e globali), delle pratiche dell’attivismo telematico (in particolar modo della recente net.art internazionale) e delle pratiche di comunicazione ed informazione indipendente.”
Quindi un gruppo di persone si trova (e si troverà, fino a Febbraio 2006) per sperimentare, decostruire e soprattutto riappropriarsi di significati stantii e omologati di immagini e icone collettive.
Image perché l’immagine è un elemento imprescindibile della nostra società, mediatica e non, tutta basata su un’iconografia normalizzata, ben definita, che deve sempre e comunque rispettare certi parametri per essere giudicata “gradevole”, “artistica”, “d’avanguardia”.
Guerrilla come atto culturale e sociale violento (lontano dalla reale violenza fisica, però, sempre apparentemente “innocuo”), guerrilla come tentativo di scardinare un sistema deviato per riproporre una visione soggettiva di come “potrebbe essere”, lontano dall’imposizione del “com’è”.
Scardinare l’ovvio per l’immaginario.
Ecco un esempio di come il significato può mutare, quando l’icona viene decostruita…