(Italiano) Shutter Island e MoS
Glimpses of life
Per chi si chiedeva che fine avessero fatto le mie Malinconie Urbane, un aggiornamento.
In effetti non sono “morte”, ma, dopo troppi anni dalla concezione, si devono svecchiare e devono evolvere.
Intanto, per tutti i curiosi (i miei 3 lettori, altro che 10), c’è un Wiki-spoiler della prima Malinconia disponibile online (metà in inglese, metà in italiano) e la Galleria di immagini di alcune delle centinaia di fotografie che ho scattato per il progetto.
La cosa più inutile che possiate fare è scrivermi un messaggio dicendo: “Bello, mi piace” oppure: “Che schifo”.
Se vorrete spendere un quarto d’ora spiegandomi perché vi piace oppure no, ve ne sarò grata.
Non sono sola

Quando hai un problema, c’è sempre qualcuno che lo descrive meglio di te…
Per chi non capisse… Sto cercando di lavorare alla mia tesi di dottorato…
E finalmente… GamesLab!
Grazie a un’idea di Matteo, all’ospitalità dello Humanities Lab ma soprattutto a un manipolo di coraggiosi studenti rassegnatisi ad avere a che fare con me, prende il via il progetto GamesLab, un gruppo di studio formato da studenti e aperto a studenti, studiosi, ricercatori, docenti, per analizzare in modo trans-disciplinare il fenomeno dei videogiochi, cercando di unire l’approccio più accademico e formale alle nuove tendenze, ai nuovi stili, alle nuove metodologie di indagine.
Ci sono Sonari, Nintendari, fan di Halo… Di tutto, insomma!
Io cerco di essere super partes!
Grazie a Claudio per l’indispensabile aiuto tecnico e per la realizzazione del sito e a Natan per l’hosting e la rapidità di attivazione del tutto!
Lavori in corso
Non è tutto finito, non è tutto sospeso, siamo in piena fase di elaborazione dati!
Ho fatto fotografie fugaci in metropolitana, riprese sconclusionate tra gente stupita, sono stata fermata da un simpatico tizio nevrotico che mi ha chiesto con paranoia “Posso vedere le fotografie che ha scattato, signorina?” e quando gliele ho mostrate e ha visto che lui non c’era mai ci è rimasto male: già sperava di farmi un bel discorso minaccioso su privacy e quant’altro. Il mio Amico Avvocato però mi dice che fare fotografie in luoghi pubblici (e la metropolitana è pubblica) è un mio diritto.
Ogni volta che lavoro a Malinconie Urbane mi prende uno strano senso di nausea, una sorta di terrore, come se mi trovassi in bilico davanti a un abisso. Posso guardare in basso, guardare in alto, cadere nel nulla o spiccare il salto. Ma la vertigine c’è, e non passa mai. E’ per questo che mi piace, il processo creativo.
Prima mi spaventava e basta. Ora riesco a coglierne il fascino. Fare qualcosa che sai ti si ritorcerà contro, che metterà in discussione tutto, per cui fai fatica e sputi sangue, che nessuno apprezzerà, anzi, che nessuno noterà, ma farla comunque, nonostante tutto, perché non puoi farne a meno.
E ovviamente anche Natan passeggia con me sull’orlo del burrone, forse un po’ meno paranoico, più concentrato, più coi piedi per terra. Almeno uno di noi due li deve avere!
Comunque i lavori continuano. E quando lavoro a MU sto meglio. Molto.
