April28
Ci sono cose che si fanno tante volte nella vita, fin da piccoli, senza nemmeno farci caso.
Io oggi ne ho fatta una, stupida, inutile, insensata, ma mi sono resa conto, nell’istante in cui la facevo, che era davvero la prima volta in ventiquattro anni: ho spezzato gli spaghetti prima di metterli nell’acqua bollente della pentola.
Non l’avevo mai fatto (e credo che mai lo rifarò). E’ così strano rendersi conto dell’unicità e della novità di un gesto così ordinario.
Seghe mentali? Probabilmente sì.
E comunque è vero, da interi gli spaghetti hanno tutto un altro sapore. Più buono. Molto più gustoso. Spezzati a metà perdono qualcosa. Forse la loro natura di spaghetti. Non saprei. Ma è così.
April28
Un videogioco OpenSource?
Veramente bello.
Non ho molto capito come si usi.
Ma è affascinante.
Ottima segnalazione, direi!
Quando capisco come funziona o cosa ci si può fare ve lo dico…
Resta il fatto che mi ispira.
April27
E’ ancora acerbo.
E’ ancora, veramente, “in progress”.
Ma questa volta questo ennesimo progetto ipermediale si sta conquistando una forma. Sta prendendo corpo, nelle nostre menti, e tra poco anche nell’etere.
E’ difficile parlare di anti-psichiatria senza nominare il termine.
E’ difficile prendere spunto da quello che ci succede, da quello che ci è successo, senza lasciare che prenda il sopravvento.
Non vogliamo scrivere un’autobiografia stentorea e scontata.
Non vogliamo fare i soliti detrattori del sistema.
Vogliamo – vorremmo – mostrare come la gioia chimica sia solo un’illusione e come, invece, l’equilibrio non sia nella stasi dell’anima, ma nel movimento della nostra tempesta interiore e nell’accettazione di questo movimento, di questa costante e imperitura instabilità.
Quale cornice migliore per mostrare questo scempio se non una città, anzi, La Città, quella che sembra catalizzare e risucchiare tutte le energie dei milioni di persone che ci vivono (anche senza abitarci, a volte) e che annega sotto uno strato di smog soffocante le speranze e il desiderio di vivere una vita piena di sentire.
Ecco di cosa vogliamo parlare.
Di un’anestesia generale di cui non ci accorgiamo più.
Della morte emotiva e dell’impianto di un “microchip emozionale” che dovrebbe sopperire a tutti i nostri bisogni di sensazione.
Ma non è così.
E allora urliamo immagini e testi innocui per dire che può essere diversamente. Che può andare diversamente. Che a volte no, ma a volte sì.
A volte sì.
E forse anche noi, con quest’opera in travaglio, stiamo cercando di ricordarci quanto sia bello sentire tutto, sentire il bene e il male, la leggerezza e lo spleen. Di quanto siano incantevoli le malinconie.
Le nostre Malinconie Urbane.
April26

Oggi Milano è stupenda.
C’è un sole tiepido e la gente e gli insetti e gli uccellini sono tutti usciti di casa, dalla terra, dai nidi, e girano girano girano. I tram sanno di buono, gli autobus arrivano appena ti servono e al risotrante giapponese Ume vicino a Piazza Vetra ho mangiato il miglior tonno scottato dell’ultimo mese.
Il cielo così azzurro mi fa dimenticare che ci sono cose che non vanno (come le notizie infamanti e decisamente scorrette riportate da Il Giornale riguardo la situazione del Bosco di Gioia), o persone che sono andate (Natan, torna, dai…).
Respiro piano nei giardini di Via delle Armi e poi torno a casa.
Perché non è sempre così facile? Perché non ci sono più mattinate come questa, celesti e fatte di strade perfette che ti portano ovunque?
April20
Il modo migliore per educare le persone è cominciare fin da quando sono piccole.
Un adulto non apprende e non viene influenzato così tanto come un bambino.
Ecco che allora ai bambini vivaci, quelli che saltano, che non vogliono mangiare le verdure, che non vanno bene a scuola perché preferiscono rotolarsi nei prati o giocare indefinitamente con i videogiochi, ecco che, dicevo, viene loro diagnosticata una gravissima malattia da cui è necessario guarire assolutamente, il più in fretta possibile, perché non abbiano conseguenze da adulti.
Peccato, però, che questa simpatica malattia, l’ADHD, che secondo illustri luminari è una malattia reale, e Peste! a chi dice il contrario, Peste! a chi dice che è un malanno immaginario costruito ad hoc dai medici e dagli psichiatri per fornire “carne fresca” al mercato del medicinale.
Sì, perché la cura principale per trattare un bambino iperattivo, che ha voglia di fare, che non sa come incanalare le proprie energie e tende quindi ad avere comportamenti eccessivi, che non riesce (strano) a stare cinque ore di fila seduto a un banco e zitto, ecco, l’unica cura è il miracoloso Ritanil (e simili), il mitico metilfenidato, che dei bellissimi effetti sui cervelli dei bambini, tali da farli tornare composti, ubbidienti, silenziosi, diligenti.
I problemi, come al solito, sono tanti. Il fatto che non ci sia tempo per cercare di risolvere con calma il disagio di un bambino e che sia molto meglio passare alla cura farmacologica. Forse sarebbe il caso di dire che fino al 1989 il Ritanil era stato ritirato dal mercato italiano e inserito nella classe di medicinali-stupefacenti. Ma poi si sono recentemente accorti che non si poteva fare a meno di venderlo. E quale modo migliore di convincere un genitore che suo figlio è malato e va curato, va aiutato, e che c’è un ottimo modo per farlo?
Qualcuno che si oppone a questo regime della Novartis, la casa produttrice del Ritanil , (e di chi la asseconda) c’è. Un esempio è Giù Le Mani Dai Bambini, associazione che cerca di mostrare i pro ma soprattutto i contro delle terapie farmacologiche assolutamente inutili (nel caso di malattie assolutamente inventate come l’ADHD) e sensibilizzano sul fatto che a volte (ma forse sempre) il farmaco non è la via, ma un semplice anestetico per il cervello.
Quindi evitiamo di dare ai bambini medicinali (nelle cui controindicazioni è compreso il decesso, sì, il decesso) ed evitiamo di creare una generazione farmaco-dipendente fin dalla scuola elementare.
Però come sempre lo strapotere di una casta che “ne sa più di te” (i medici) e che è in grado di imporci la sua conoscenza per il “nostro bene” non è facile da combattere.
Almeno proviamoci, però.
April19
Perché conservare un inutile spazio verde a Milano: meglio permettere alla Regione Lombardia, capitanata dal mitico Semprevergine, di costruire l’ennesimo palazzone emblema del “laurà” milanese.

No, stavolta no. Anche perché in questo posto ci voglio ambientare una storia. E’ l’unico sprazzo di luce in un quartiere grigio-topo.
E quindi salviamo il Bosco di Gioia.
Diffondete la notizia.
Firmate e fate firmare.
Parlatene.
Indignatevi.
Non è una questione di ambientalismo-ecologismo-fissazione-battaglie perdute.
E’ questione che, come ha detto il mio amico Matteo, questi non possono fare una cosa “solo perché hanno il potere di farla”. Non è giusto.
Certo, è in linea con le Libertà del nome del loro partito. Ma queste Libertà sono sempre e solo per LORO. Non per la gente che in una città di cemento ha ancora diritto a sapere com’è fatto un cipresso o un faggio. O anche solo a sentire l’odore di clorofilla dell’erba appena tagliata. E’ un diritto, come avere i mezzi pubblici e il servizio sanitario.
E poi, in verità, a Milano c’è bisogno di tutto, fuorché di un altro palazzo, e che…