Alchemico Blu

Laboratorio di trasmutazioni creative

Del perché sono un'idiota

giugno20

1- Penso di essermi accettata come sono, poi scopro che non ho capito come sono e che ho accettato un fake di me stessa. Poi ho pensato che quel fake fosse reale, poi mi sono fermata a pensare ma in realtà non ho capito, ho mangiato del sushi e ho scritto a matita sul mio quaderno per soddisfare la mia parte finto-bohemienne e mi sono auto-definita ‘borghese’ con disprezzo

2- In una stradina della mia città, ho visto un ragazzo di colore e una ragazza di colore che cercava di salire su una bicicletta. Appena mi hanno visto, si sono immobilizzati, interrompendo qualunque cosa stessero facendo e io ho pensato che lui la stesse molestando, ‘D’altra parte è negro’, mi sono detta. Ho fermato la macchina poco più avanti e ho guardato nello specchietto retrovisore. Lui le stava insegnando ad andare in bici, lei non era capace, li ho sentiti distintamente ridere, si sono baciati

3- Prima di cena passeggiavo nell’ennesimo squallido centro commerciale della mia grigia città. Vedo Angela, una ragazza disabile di una decina d’anni più grande di me, che conosco di vista perché frequentava le magistrali mentre io andavo alle elementari dalle suore. Non abbiamo mai parlato, ma io me la ricordo, perché quando ero piccola mi aveva fatto molta impressione. Non può camminare e ricordo distintamente che quelle puttane delle magistrali del mio paese la tiranneggiavano e la prendevano in giro. Una volta che doveva andare in bagno le avevano fatto credere che non ci fosse nessuno, poi in realtà dentro c’ero io che avevo 7 anni e quando lei ha aperto la porta, ed era sulla sua sedia a rotelle motorizzata e aveva la faccia un po’ storta io mi sono spaventata e loro hanno riso e lei si dev’essere sentita una merda.
Fatto sta che stasera la rivedo, sempre su una sedia motorizzata, ma bella, con un viso dolce e truccato gentilmente, i capelli neri, mentre, da sola, beve qualcosa a un bar e mangia qualche stuzzichino. Passo oltre, mi blocco, ci ripenso e torno indietro. Le chiedo se lei è veramente lei. Mi dice di sì e mi dice che si ricorda di me. Forse per quello stesso episodio del bagno, non posso saperlo, non glielo domando. Però parliamo per qualche minuto e scopro che è una psicologa e che aiuta i ragazzi all’università. Guardo il suo bicchiere solo e lei capisce: mi dice che sta aspettando suo marito e che devono fare la spesa. Le dico che la capisco e che lavorare a Milano è una fatica, ma si possono fare molte cose belle. Non abbiamo detto niente più di così, ma io ho capito e forse anche lei ha capito quello che ho capito io. E non è sola, e sembrava serena e probabilmente lo era. E se cerco di ricordare di che colore era la sua sedia motorizzata non lo ricordo, ma so benissimo che ha dei begli occhi marroni e i capelli lisci. E che è una persona gentile.
E so anche che quelle puttane che la deridevano staranno tristemente succhiando cazzi dopo squallide serate in discoteca, senza aver capito niente di quello che si può arrivare ad essere nella vita

4- Riesco sempre a restare in bilico e a portare sul bilico anche chi in bilico non sarebbe. Hai presente quando ti guardi indietro nella vita e ti dici ‘Se non ci fosse stata quella persona non ce l’avrei mai fatta?’
Ecco, io NON sono mai quella persona, io sono il grillo parlante, quello che sta sul cazzo a tutti e che dice cose ovvie, sono il classico essere che nella divisione del mondo tra ‘Geni’ e ‘Chi dice di essere genio’ si inserisce nella seconda categoria, sono la mediocrità mascherata da brava ragazza e sono la mia falsa ambizione, la mia falsa facciata, la mia vera idiozia, la mia falsa voglia di fuggire, il mio senso di inadeguatezza eccetera eccetera eccetera

5- Passo per una strada dove una volta io e la mia amica Alice ci siamo nascoste mentre bigiavamo da scuola e vedo che ormai anche lì arrivano i tentacoli della Gallarate bene: gentaglia che ha costruito la reggia di Beverly Hills con tanto di piscina. Le case ‘popolari’ e da poveri che ci sono intorno spiccano per contrasto e fanno sembrare la reggia ancora più sontuosa. Poi mi ricordo che le testedicazzo proliferano ovunque e che ovunque andrò mi seguiranno. Nel frattempo mi dò dell’imbecille perché, nonostante tutto, sono ancora qui

6- Il silenzio e la solitudine di stasera non aiutano affatto. E so già che, dato che non ci sei, non riuscirò a dormire, mentre quando sei qui mi addormento come un bambino in giro per casa.
D’altra parte questo post si intitola Del perché sono un’idiota, quindi…

Il mio sguardo su un pezzetto di mondo (spazio-tempo)

aprile15

All’inizio pensavo fosse la macchina fotografica.
E’ un buon modello, ma non è una Reflex. E davo la colpa alla tecnica. Alla meccanica.
Le foto vengono sempre un po’ sfuocate, mosse, come se quello che cerco di fissare mi volesse sfuggire, ogni volta. Mi intestardisco allora, e scatto più foto di quante ne servano davvero, ripetendo uno scatto una, due, tre volte. Capita che riesca, alla fine, a salvarne qualcuno. Capita più spesso che invece butti via tutto, perché non mi soddisfano, perché mi sento amareggiata.
Poi ho capito. Non è la macchina fotografica, affatto. Lei funziona bene, se decido di fare una prova e scatto una foto a una sedia, per dire, viene perfetta. E allora mi sono messa a pensare, perché in fondo una fotografia è solo un istante in cui guardi il mondo, è solo fissare su pellicola o su digitale un’immagine oggettiva filtrata dai miei occhi e dalle mie mani. E, forse (ma su questo c’è un dibattito in corso), dal mio cuore.
E’ allora colpa del mio sentire, sempre zoppicante. Non è facile vivere un passo più avanti, vivere solo per ricordare, ricordare per emozionarsi.
Sono assente, sono uno spettatore silente, tutto intorno è sensazione, impulso, cuore che batte, mentre io sto solo guardando, con razionale freddezza, le cose che vorrò ricordare e che, a un certo punto, nella solitudine del pensiero, mi faranno piangere.
Il suo cuore batte sempre così forte, non pensa a niente prima o dopo, assapora e basta.
Il mio cuore invece si ferma, guarda stranito un improbabile e incredibile insieme di persone che si sono trovate per caso, che per caso fanno cose sensazionali, che sognano all’unisono, a volte, che sicuramente sperano.
Io, in tutto questo, vorrei essere qualcosa, ma cosa sono?
Trasparenza, nullità, inutile presenza che ricorderà, senza gloria, senza memoria, destinata a raccontare e, insieme, a scomparire nel racconto.
Per questo la mia mano trema a ogni fotografia, per questo mi-non-emoziono, perché temo di non saper cogliere e dare significato a quello a cui assisto, spettatrice stupita di una vita di arte e passione. Perché l’idea di essere arte è poesia, è fascino, è desiderio. La realtà è che se uno ha solo il cuore, ma non il cervello da artista, allora artista non lo sarà mai.
La barriera di vetro che vedo tra me e gli altri Artisti del nostro gruppo diventa un ponte sospeso tra me e un desiderio, e mi condanna, e potrò guardare quello che voglio e che non potrò mai avere, potrò spiare come vorrei essere e come non sarò mai capace di diventare.
Amarezza, e sento scorrere la vita come se fosse altrui, mi piace ma mi sento lontana. E poi mi chiedo perché in alcuni giorni sento e in altri sono un essere privo di nervi e terminazioni sensoriali, priva di sorriso, con una maschera variopinta e ambigua, donna senza qualità.

L’amarezza però si fa presto da parte. Altre sensazioni si affastellano nell’aria, entusiasmo, gioia, incredulità, voglia di fare, spirito di gruppo. Come un’eteria greca, gli scopi e le passioni comuni scavalcano tutto. I sogni e le aspettative diventano le cose più reali che abbiamo tra le mani. Mi accorgo che quello che può scaturire da questa avventura è una speranza per tutti, che tutti, a modo nostro, viviamo più intensamente nella finzione di cioè che “non è reale”, che in questo grigiume fatto di quotidianità stantia prende il sopravvento e ci salva dall’essere ordinari, dal confonderci con tutto quello che odiamo, con l’immobilismo passivo di chi non ci prova nemmeno. Noi no, ci stiamo provando.
Le illusioni diventano tangibili, diventano energia creativa, diventano parole, sguardi, amore, aspirazioni. Quello che plasmiamo nella notte, lontani dalla vita vera, diventa il rifugio e futuro, è quanto di più reale abbiamo mai visto, pur consapevoli che non c’è.
Comincio a sentire, smetto la mia corazza di nulla e sento un imperativo morale. Ricordare diventa un dovere, non una maledizione. Fissare nella memoria quello che tutti stiamo vivendo, costruire con le parole l’isola di emozioni e immagini che stiamo provando è l’unica via di salvezza, la mia sola utilità forse, ma che percepisco, a sprazzi, come un dono. Le parole sono il fulcro di tutto, le immagini che evocano sono nelle nostre menti, devo solo trovare la chiave, la parola nuova che me le farà fissare. E allora scrivo, perché sono convinta che le Emotions recollected in tranquillity siano la chiave di tutto, e anche io spero, come gli altri, anche io immagino, anche io, finalmente, sento.
E sono sicura che funzionerà, sono sicura che riuscirò a racchiudere un pezzetto di realtà, o a ricreare il nostro mondo nelle parole. E quando ci riuscirò con le mani e con le parole sono certa che anche gli occhi e il cuore seguiranno, che le mie fotografie non saranno più immagini appannate di paura e inadeguatezza, ma nitidi scatti di realtà parallele che, per qualche ora, popoliamo con il nostro entusiasmo. E sono sicura che anche il mio cuore senta. E sentirà.

Per noi tutti, che popoliamo la nostra vita con i sogni, che sono, poi, l’unica cosa che conta davvero.

“E sogno un’Arte reproba
che smaga il mio pensiero
dietro le basse immagini
d’un ver che mente al Vero
e in aspro carme immerso
sulle mie labbra il verso
bestemmiando vien.

Questa è la vita! L’ebete
vita che c’innamora,
lenta che pare un secolo,
breve che pare un’ora;
un agitarsi alterno
fra paradiso e inferno
che non s’accheta più!”

Non sono sola

febbraio8

Disperazione da tesi

Quando hai un problema, c’è sempre qualcuno che lo descrive meglio di te…

Per chi non capisse… Sto cercando di lavorare alla mia tesi di dottorato…

E finalmente… GamesLab!

dicembre7

GamesLab web site

Grazie a un’idea di Matteo, all’ospitalità dello Humanities Lab ma soprattutto a un manipolo di coraggiosi studenti rassegnatisi ad avere a che fare con me, prende il via il progetto GamesLab, un gruppo di studio formato da studenti e aperto a studenti, studiosi, ricercatori, docenti, per analizzare in modo trans-disciplinare il fenomeno dei videogiochi, cercando di unire l’approccio più accademico e formale alle nuove tendenze, ai nuovi stili, alle nuove metodologie di indagine.

Ci sono Sonari, Nintendari, fan di Halo… Di tutto, insomma!
Io cerco di essere super partes!

Grazie a Claudio per l’indispensabile aiuto tecnico e per la realizzazione del sito e a Natan per l’hosting e la rapidità di attivazione del tutto!

Titoli perfetti – 1

agosto4

Prima o poi creo una sezione per tutti i titoli perfetti per racconti o che so io in cui mi imbatto quando non ne ho bisogno e che poi non trovo mai quando sono alla disperata ricerca di un incipit credibile per qualcosa.
Comincio col primo, ma ne ho già un altro.

“C’è stato un momento, pochi anni fa, in cui pareva ogni giorno che la Rivoluzione sarebbe scoppiata l’indomani”

PAM, e via con le parole.

A Sileby ho visto un gatto

luglio19

A Sileby ho visto un gatto
nero e bianco
che era mia nonna
o mio fratello.
In un secondo
in uno sguardo dal finestrino
di un treno inglese
ci siamo riconosciuti.
In un secondo ci siamo
ritrovati e persi di nuovo.

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