Alchemico Blu

Laboratorio di trasmutazioni creative

R. Daneel Olivaw

maggio26

Come lui ossessiona me, io ossessiono tutti con i miei pensieri su di lui.

R. Daneel Olivaw, uno dei personaggi di fantasia (?) a cui mi sia più affezionata nella mia vita, mi sconvolge, un pomeriggio assolato, dicendo:

“What, then, I thought to myself, madam, if I were utterly without Laws as humans are? What if I could make no clear decision on what response to make to some given set of condition? It would be unbearable, and I do not willingly think of it.”

«”E se fossi del tutto privo di Leggi come gli esseri umani?”mi sono chiesto allora, signora. “Se in una data situazione non sapessi decidere con chiarezza come reagire?” Ebbene, sarebbe una cosa insopportabile, e preferisco non pensarci.”»

 

Io, invece, che sono umana e anche troppo, non riesco a smettere di pensarci.

Il trasloco soft

aprile7

Certo, non è che spostarsi di 300 chilometri sia l’impresa più ardua mai affrontata da essere vivente, ma è comunque sempre una bella avventura.

La fase 1 è stata: impacchettare tutto e trasportare l’essenziale. Ora stiamo aspettando l’imbiancatura della casa nuova e l’attivazione di linea telefonica + internet (per chi ci conosce, sa che possiamo stare 3 mesi senza gas, ma non 3 giorni senza internet).

Venerdì prossimo cominceremo la pulizia/il rimontaggio/la sistemazione di quello che per ora giace in una cantina a Villorba, e che è la prima parte dei nostri miseri averi.

Per metà maggio avremo trasportato il resto (tra cui Bravia) e, speriamo, avremo acquistato un letto e un divano.

A giugno arriveranno il tavolo e le sedie per la sala da pranzo, nel mentre mangeremo stile giapponese.

Casino? Confusione? Panico? Affatto. La verità è che è ormai un anno che viviamo “in appoggio” tra la nostra Mansarda e la gentile ospitalità veneta, per cui questa ultima fase “confusa” per noi è come vedere la luce in fondo al tunnel. Avremo un sacco di scatoloni, ma è l’ultima volta, almeno per un po’. Qualche anno, ecco. Mentre prima era ogni mese.

E poi, sarà l’aria di primavera, sarà la casa nuova, sarà un po’ tutto, ho una gran voglia di fare, di lavorare, di montare, smontare, tradurre, scrivere e tutto il resto.

Da venerdì prossimo, chiunque voglia venire a trovarci (portandosi un sacco a pelo) è il benvenuto.

Da giugno, potremo invece ospitare fino a 6 persone comodamente. Ebbene sì. 6 persone comodamente. Mica poco, no? Su consiglio di quella sciamannata dell’Alice, probabilmente, faremo una festa di inaugurazione intorno al solstizio d’estate, quindi tenetevi liberi intorno a quella data e, se vorrete, potrete venire a scoprire la nostra casetta di pietra, sassi, mattoni e legno che per i prossimi anni ospiterà le nostre idee, i nostri sogni, il nostro da fare e chiunque vorrà venirci a trovare.

Cose belle da fare

marzo17

Tra le cose belle da fare prima di morire ci sono:

  1. la pizza fatta in casa, perché le cose semplici sono anche le più gustose.
  2. una passeggiata nei boschi sotto la pioggia, solo per il gusto di sentire i rumori e per tornare a casa bagnati fradici.
  3. lavorare con passione, perché è il vero segreto per dormire sereni come bambini.
  4. avere tanti progetti e sogni per il futuro.

 

Oggi sono fortunata, perché ho tutte queste cose insieme, accompagnate da una sorta di tranquillità serafica che mi deriva da una strana consapevolezza, uno stato di grazia raro e stuzzicante che mi fa presagire belle cose, per una volta, e non fantastilioni di inesistenti tragedie imminenti.

Oggi è una bella giornata per sentirsi in armonia.

Che io non sappia vestirmi…

febbraio23

… in modo adeguato alle circostanze, è ormai un mio tratto caratteristico, riconosciuto e sottoscritto da chiunque mi conosca da almeno una mezzora abbondante.

Così, se volete commentare il mio stellare intervento su Corriere.it, in cui ero vestita come lo sfondo (grazie Italo per avermelo fatto notare), potete postare qui!

Grazie a Federico Cella e ai ragazzi di Corriere.it!

Scegli, scegli ancora, e scegli di perdere

febbraio20

Poteva essere una tragedia e invece è come essere in vacanza.

Questa è una frase che per un periodo ha popolato le mie discussioni con gli amici (soprattutto uno, Max) e che occasionalmente torna nella mia vita per ricordarmi che poteva essere una tragedia e invece è come essere in vacanza.

Il peggio del peggio che mi è successo, negli anni, è sempre stata colpa mia. Certo, il mondo può essere un bello schifo e la gente, mediamente, è mediocre e ti ferisce come e quando può, tuttavia la verità è che non possiamo cambiare niente di quello che c’è fuori e che possiamo, dobbiamo prendere decisioni che quantomeno riguardino noi. Altrimenti è la fine, la palude, la strada senza uscita, il vicolo cieco, la nausea, la rabbia, la stanchezza e gli anni che passano e ci rendono persone peggiori.

Le cose vanno bene, le cose vanno male, non importa: bisogna sempre, continuare a scegliere, testardamente. Scegliere qualcosa. Scegliere cosa mangiare, scegliere di non dormire la notte, scegliere che libro leggere, dove andare a fare il prossimo viaggio, scegliere dove vivere insieme, scegliere di avere un bambino, scegliere di rendersi conto di essere diventati grandi e di avere ancora intorno le persone con cui siamo cresciuti, e scegliere di sentirsi fortunati.

In questo ultimo periodo di scelte ne abbiamo fatte tante, molte di esse hanno ancora la forma dei sogni da venire e portano con sé la dolce angoscia della preoccupazione, ma anche l’impalpabile bellezza della mancanza di responsabilità, perché finché non diventeranno davvero realtà non potremo fare molto. Intanto, però, ci stiamo organizzando. Si pensa in avanti, non indietro. Il pensiero della morte lascia sempre un po’ più spazio a quello della vita. Le giornate si allungano. I ricordi sono positivi e non solo dolorosi. E tutto questo perché un giorno abbiamo deciso che era il momento di scegliere. La cosa peggiore è quando tu vuoi scegliere ma sei da sola. Invece questa volta no, c’era sincronia come per tutte gli altri momenti.

E allora io scelgo! Scelgo una vita col mio, coi nostri ritmi, scelgo la qualità degli amici e non la quantità, scelgo il silenzio per pensare e non il frastuono della distrazione. Scelgo, e poi come andrà si vedrà, ma intanto non aspetto. E’ come quando mi sono innamorata: provo la stessa sensazione, sono io, nel posto giusto, al momento giusto e mi sto godendo il momento, completamente, senza possibilità di avere rimorsi o rimpianti. E’ questo che mi dà sicurezza: è un’esperienza che non mi sto perdendo e, per una volta (o per la seconda), me ne rendo conto.

Mai stata più seria di così

dicembre31

Mai, dico. Non auguro un anno di serenità, non auguro proprio un cazzo, l’anno prossimo, anzi, a partire da quando ho comprato questi catartici 80 euro di libri in libreria, ho capito cosa voglio “fare da grande”. Voglio tornare indietro. Non indietro nel tempo, quello non è possibile, e non nello spazio, voglio tornare indietro con l’orologio che ho nella testa, voglio tornare a godermi la vita, voglio tornare cinica, arraffona, confusionaria e rumorosa, come qualche anno fa.

Così voglio tornare, in barba alla crisi, in barba alle responsabilità da adulta. Perché godersi la vita non è fare tardi nei locali la notte, spendere soldi in vestiti o frequentare “la gente giusta”. Godersi la vita è mangiare con gli amici, è ridere a crepapelle di sciocchezze inopportune dopo qualche bicchiere di troppo sulla panca di un’osteria, è desiderare intensamente, qualcosa, qualsiasi cosa, possibilmente tutto, e lottare continuamente e inesorabilmente, anche nel sonno, per ottenerlo, quel tutto che si desidera.

Voglio smettere di pensare alle sorti disastrate di questo paese, voglio smetterla di “stare attenta”, voglio smetterla di vedere il mio futuro come un’angoscia anziché come una ricchezza, solo perché un branco di vecchi politicanti e non, famelici della mia linfa vitale, si sono impegnati e si impegnano da anni a scoraggiarmi e a spegnermi i sogni negli occhi, così poi sono più docile, così poi “dipendo da loro”, così poi.

Voglio ricordarmi ogni giorno la fortuna di avere una famiglia come la mia, che mi ha seguito sulle folli strade della mia crescita, lungo le tortuose vie delle mie passioni, assecondandomi sempre, foraggiandomi come gli antichi mecenate, criticandomi ma lasciandomi sempre, ogni volta, libera e piena di scelta. Ho trent’anni, io, anche se me ne renderò conto davvero solo con dei figli miei e con delle vite nuove in gioco, ho trent’anni e ancora posso chiamare mia madre se mi sento giù o ricevere un regalo inaspettato che mi apre un mondo nuovo da mio padre. E cosa mi chiedono in cambio? Niente, nemmeno un bacio la sera, neanche un Ti voglio bene di tanto in tanto.

L’unica cosa che secondo me si aspettano da me, sottobanco, così, senza insistere troppo, en passant, è che io sia felice. E allora come posso disattendere questo desiderio inespresso? Godersi la vita significa lavorare sodo e appassionatamente a quello che ho imparato a fare negli anni, alle cose che so e che non mi hanno abbandonato, nemmeno in questo buio periodo di crisi internazionale: le traduzioni non muoiono mai, quelle di videogiochi tanto meno, e chi sono io per non essere felice del fatto che per questo ho studiato e questo riesco a fare per guadagnarmi il pane? Godersi la vita significa sognare, e anche se ho tenuto la testa bassa per un po’ di anni e mi sono dimenticata di guardare le stelle, non lascerò che personaggi ambigui e anche un po’ ottusi l’abbiano vinta su di me e mi pieghino la testa. Perché mi possono legare mani e braccia, ma io gli occhi li rivolgerò sempre in alto, verso il cielo, verso tutto quello che non conosco. Godersi la vita è il proposito principale per l’anno nuovo, dicendo NO ogni volta che una cosa non mi va, e non troppi Sì di accondiscendenza. E’ più onesto, è più giusto, e io e l’ipocrisia non siamo mai andate troppo d’accordo, in fondo.

Lo so, lo so bene, che l’anno nuovo è solo una convenzione, che tra 8 ore non cambierà assolutamente niente rispetto ad ora. Sono mesi, forse anni, che covo tutto questo, sono mesi, sicuramente anni che mi interrogo su quale piega voglio che prenda la mia vita. Ci sono tante pagine stropicciate, scritte e cancellate, ricoperte di lacrime o di briciole di pane, alle mie spalle, e ora so che fanno tutte parte di me, ma so anche che non voglio più “scrivere sotto dettatura”, non voglio più trovarmi a rileggere parole che non ricordo di aver provato: adesso voglio decidere IO, voglio tornare la me sognatrice che ho messo da parte per diventare grande. E so che non perderò nessun pezzo importante, nessuna persona importante, perché sapete come sono fatta e mi avete tenuta stretta in momenti ben peggiori e invece ora torno a ridere e a essere volgare, per cui vi piacerà. Credo.

Sicuramente, piacerà a me.

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