Bugie

Sono empatica.

È come un super-potere, ma a oggi, 35 anni, sono ancora nella fase in cui non lo so controllare per bene. Soffro sia di empatia che di empatia inversa e, ovviamente, non ho la più pallida idea di come attivare l’una o l’altra, di come controllarle, di come sfruttarle. Non voglio però parlare dell’empatia, oggi, perché ancora non sono pronta. Voglio parlare di una sua specifica controindicazione, quella che tendenzialmente mi fa vivere faticosamente i rapporti più opachi e falsi: le bugie.

Le persone empatiche capiscono molto più facilmente quando gli si mente. Non è come avere la sfera di cristallo, è più come un sottile senso di disagio quando parli con qualcuno e ti rendi conto che sta tacendo o, ancora peggio, distorcendo delle informazioni. Non puoi fare granché, perché non è socialmente accettabile che, a un’affermazione del tuo interlocutore, tu risponda dicendo: “No, guarda che mi stai dicendo una balla”. Non si può fare, la gente, semplicemente, ti bolla come psicotico – anche se poi sa che hai ragione tu.

Allora, questa è la controindicazione più grande a vivere da empatica e a non saper controllare i propri poteri: essere circondati da gente che mente o distorce la realtà, percepirlo eppure non poterci fare nulla. Sicuramente ci sono delle persone che sanno come neutralizzarmi, che hanno una specie di “antidoto” alla mia empatia, ma sono poche e probabilmente le tengo alla larga. Gli altri, la stragrande maggioranza, sono invece soggetti al mio vaglio e alla mia involontaria scansione. Ecco, diciamo che il lato positivo di tutto questo è che poi, invece, le persone che mi vogliono bene e a cui voglio bene sono veramente speciali. In gamba. Sincere. Loro non lo sanno nemmeno che ho il radar, eppure mi restano vicine e non mentono mai. Se lo fanno, è per non ferirmi, e lo posso accettare.

Il resto della gente, invece, è ridicola. Clienti, collaboratori, conoscenti: tutti a sperticarsi in lodi oppure a elargire giustificazioni o ancora a millantare traguardi e prospettive. E io che non posso passare per pazza, non posso dire “Dai, finiamola qui, lo sappiamo entrambi che son tutte balle”, e che però dentro di me conosco lo squallore di queste invenzioni, e loro che pensano di avere una perfetta faccia da poker, o che hanno letto il “Manuale del perfetto manager” e pensano di avere le strategie di comunicazione in tasca. Magari hanno anche sentito parlare di programmazione neurolinguistica. Boom. E io lì, con la mia verità da due soldi spiattellata davanti, mentre loro parlano di budget, prospect, revenue, sinergie, contatti, e io che sento solo il vuoto delle loro menzogne.

Mi piacerebbe affinarla, questa tecnica dell’empatia. Mi piacerebbe usarla a comando, e non lasciarmi travolgere, ogni volta, ma purtroppo non siamo nel mondo degli X-Man e non troverò il mio Charles Xavier che mi aiuti a capire come fare. E, di certo, IO non sono il Professore. Chissà. Magari un giorno ce la farò a zittire tutte le menzogne e a concentrarmi solo sulle più interessanti emozioni genuine.

È difficile avere tutti i giorni a che fare con le persone, sapendo quanto fanno schifo, quanto sono false, quanto stiano cercando di manipolarti. Quanto, a volte, ci riescano pure. Però è anche splendido, poi, incontrare persone oneste, pure, quasi, autentiche, che ti aprono dei pezzi di cuore che uno nemmeno si aspetta, e che ti accolgono con sincerità. La sincerità del fallimento, la sincerità di dire “Non ce la faccio”, la sincerità di ammettere di essere ordinari e non stra-ordinari. Che poi in realtà è questo che rende le persone sincere ancora più straordinarie degli altri: accettarsi con i propri limiti e costruire con gli altri – con tutti gli altri, che siano familiari, amici, colleghi, clienti – dei progetti basati sulla realtà, e non sul delirio, sulla megalomania, sulla… menzogna.

Sono stanca delle bugie mal raccontate, sono stanca delle bugie su quello che si è e quello che si fa. Smettetela di rendervi ridicoli e smettetela di mentire, almeno quando ci sono io.

Piccola curiosità: quando descrivo una persona, la descrivo quasi sempre dicendo il suo colore di capelli AL NATURALE, anche se ha i capelli tinti e io l’ho sempre conosciuta così. È come se la tinta non impedisse al mio cervello di registrare il vero colore di capelli della gente e di considerare quello come effettivo, anche se tutti gli altri vedono un biondo dove ci sarebbe un castano, un nero dove ci sarebbe un rosso. Bizzarrie.

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