Persone

Ci sono persone che mi hanno profondamente deluso, nella vita.

Ci sono persone su cui so incondizionatamente di poter contare.

Ci sono persone che, dopo anni di frequentazione, non so ancora inquadrare.

 

Chi mi ha deluso, di solito, lo ha fatto per debolezza. Mi ha voltato le spalle in un momento di bisogno. Ha abbandonato la nave quando tirava una brutta aria. Ha tradito in qualche modo la mia fiducia. Si è dimostrata una persona ordinaria. Ha criticato il mio stile di vita senza nemmeno cercare di capirlo. In realtà, tutte queste persone hanno qualcosa in comune ed è la sensazione che ho, con loro, di stare perdendo tempo. È ormai risaputo il mio terrore per la morte, la mia ossessione per le lancette che scorrono troppo veloci, la mia sensazione di stare buttando via giornate e pezzi di vita. Ecco, con le persone che mi hanno deluso, tendenzialmente, ho capito di aver perso tempo. Di aver investito risorse, pazienza, parole, giornate, soldi magari anche, e mentre io ero lì, presente, e cercavo di vivere il nostro rapporto appieno, loro erano altrove, nascosti dietro una maschera di menzogna, parcheggiati con me in quell’istante che per me era significativo, e per loro invece era interlocutorio. Ancora, a volte, mi arrabbio quando succede. Divento scura in volto, ho giornate no quando ci penso, e mi viene voglia di spaccare qualcosa. Quando ci rifletto a mente lucida, invece, mi rendo conto che devo ringraziare ogni esperienza di questo tipo, perché mi aiuta a selezionare sempre meglio le mie frequentazioni, e a farle diventare rapporti significativi. Certo, mi fa anche molto squallore quando qualcuno smette di inseguire i propri sogni, si accascia, quando qualcuno si impigrisce o si “normalizza”. Non apprezzo poi molto la normalità, io. La normalità è uno dei più prepotenti schemi mentali, uno di quelli che ti inchioda a quello che si aspettano gli altri e ti impedisce di esprimerti veramente.
Forse, quando penso a questi individui che hanno costellato il mio passato, me la prendo anche con me stessa per non aver saputo giudicare bene il carattere di una persona, per aver investito il mio tempo, e quindi i miei brandelli di vita, in modo poco proficuo.

Però poi per fortuna noto che ho attorno delle persone su cui so incondizionatamente di poter contare. Persone che sono frutto, a loro volta, di un processo di selezione che è stato drammatico, in alcuni momenti, ma che ha dato i suoi frutti. Ci sono persone con cui mi sono aperta, che mi conoscono davvero a fondo, e che nonostante questo decidono di restarmi accanto. Decidono consapevolmente di fare la fatica che ci vuole per frequentare una come me, per discutere con me, per ridere, mangiare, viaggiare, scoprire con una come me. Ed è confortante sapere che queste persone sono relazioni significative. Alcune vengono da un passato lontano e mi conoscono da quando sono nata. Altre sono retaggio dell’adolescenza, e con loro condivido un bagaglio di emozioni pure che sono però sopravvissute all’età adulta. Altre ancora le ho conosciute tardi, magari da soli 5, 10 anni, e però sono scattate indescrivibili affinità elettive e sento di avere una rete sparsa qua e là di persone con cui, quando ci si incontra, è proprio come dicono, sembra non essersi mai salutati. Queste persone mi fanno dimenticare i tradimenti, le delusioni, l’amarezza. Queste persone mi fanno sentire una privilegiata, una persona speciale, che può interagire, amare ed essere amata da qualcuno che veramente “spicca” e che, allo stesso tempo, è in grado di tirare fuori la parte (le parti) migliore di me.

E alla fine ci sono le persone che non riesco a inquadrare. Per esperienza, le persone in questo gruppo finiscono inevitabilmente nel gruppo delle delusioni. Solo due o tre persone a cui ho voluto veramente bene hanno finito per amareggiarmi. Il resto del gruppo è formato da persone con cui non scatta “nessuna scintilla”, ma con cui si interagisce a lungo, per molto tempo. Salvo poi scoprire che sono deludenti. Solo che sono un’indefessa ottimista che vuole concedere una chance all’umanità e non me la sento di non “provarci” nemmeno e di squalificare le persone con cui non scatta “l’amore a prima vista”. Quindi io ci provo. Dal basso della mia insignificanza, vado fiera del fatto che do una chance a tutti.

Certo, più passa il tempo, meno tempo dedico a ognuno: c’è sempre meno margine per entrarmi nel cuore, che è già così pieno di amore e di amicizia che rischia di scoppiare. È su questo che mi concentro quando ho giornate in cui spaccherei tutto e distruggerei e insulterei e farei del male. È difficile convertire la rabbia in energia creativa, ma è il mio allenamento di questi giorni, di questi mesi, di questi anni. Lo faccio per me, perché mi fa stare bene. Ma lo faccio anche per tutte le persone che mi stanno vicine nonostante tutto, perché so quanto posso essere pesante come un macigno, e trascinare a fondo tutto e tutti, o luminosa come un arcobaleno, e scatenare sorpresa e felicità, se ci provo davvero.