Torno subito

Lo so, avevo molte cose in sospeso: recensioni di film, resoconti dell’orto, lavoro, vita.

Solo che la vita è una simpatica umorista e, in questi mesi, di “vita” ne ho fatta una vera scorpacciata. Dal 27 aprile, infatti, una piccola vita mi cresce nella pancia, e ora è quasi pronta a uscire. Quasi, eh! Al 17 gennaio manca ancora un po’, anche se in questi otto mesi ho fatto un viaggio bellissimo, con il mio bambino e con Giacomo, e con tutte le persone che hanno condiviso gioie (molte), dolori (poche) ed evoluzioni (fantastiche) di quello che sento.

Lo so che questi otto mesi dicono il contrario, ma non intendo smettere di scrivere, non intendo smettere di “vivere” perché tra poco nascerà mio figlio, anzi. Voglio condividere con lui tutto quello che amo, tra cui i racconti, le storie, l’immaginazione, i libri, le amicizie vere, i viaggi, le avventure, il buon cibo. Proprio come ho cercato di fare in questi mesi in cui il piccino si affacciava al mondo!

Ora arriveranno i momenti più difficili, credo, ma anche i più intensi. Come dice il titolo di un film, I’ll sleep when I’m dead, e nel mentre mi immagino il futuro mio e di Giacomo a breve termine così:

Far East 2013 – Juvenile Offender

juvenile offender

Juvenile Offender

Corea del sud, Kang Yi-Kwan, 2012, 107′

Un buon inizio, al Far East, significa anche imbattersi molto presto nel film pacco-imbarazzo. E infatti eccoci. Un ragazzo cresciuto con il nonno finisce in riformatorio per un furto e ritrova la madre che lo aveva abbandonato 16 anni prima. Il riavvicinamento con la donna è dapprima fonte di affetto e speranza, perché il protagonista non si sente più solo e disperso in un mondo in cui nessuno sembra volergli bene, poi la vera personalità della donna riemerge con prepotenza, con conseguenze non del tutto imprevedibili. Al di là di una trama un po’ forzosamente ricattatoria (all’inizio del film il ragazzo si prende cura del nonno gravemente malato, è responsabile, gentile, e però chiaramente arrabbiato per via dell’abbandono e della solitudine), la regia è lenta e noiosa, i personaggi stereotipati e al limite del ridicolo, le situazioni grottesche e insensate. La madre, in particolare, dà il suo meglio/peggio con (non volutamente) comiche scene di isteria, lacrime e strepiti, nessuna parvenza di lungimiranza e un destino segnato dalla sua stessa stupidità. Il figlio è un personaggio dolce, che meriterebbe un po’ più di introspezione, ma che viene accantonato in favore della tanto ingombrante quanto inutile madre. Gli altri sono solo delle comparse nella vita solitaria di due persone, una delle quali farà la scelta giusta, mentre l’altra patirà le giuste conseguenze.

Il film può fondamentalmente essere definito, più che uno “youth-drama”, un mattone sud coreano su drammi familiari con un’ingiusta indulgenza nei confronti di una madre di merda. Avrei sicuramente preferito che il tutto prendesse una piega horror-splatter, con ipotetica morte violenta (nonché lenta) di una madre che non solo abbandona il figlio una volta, ma che è in grado di ritrovarlo solo per farlo soffrire atrocemente anche una seconda. Mi sono chiesta, come sempre in questi casi, dove finiscano i diritti del genitore e dove comincino quelli del figlio e se sia meglio estromettere per sempre dalla propria vita un genitore così mediocre oppure no. Io vorrei arrogarmi il diritto di dare una risposta a questa domanda, ma non posso, perché non è la mia storia. Dovrei forse trovare il coraggio di chiederlo a chi questa vicenda la vive ogni giorno, anche se con situazioni e “personaggi” diversi, e sa cosa significa non poter contare su chi ami. Probabilmente lo farò.

2 su 5

Far East 2013 – New World

new world

New World

Corea del sud, Park Hoon-jung, 2013, 134′

Inizio il Far East di quest’anno con un film di buon auspicio. Un film “Gangster epic” in cui si notano tratti in comune con Donnie Brasco. La lotta per la successione a un boss della malavita da parte dei suoi scagnozzi porta a galla la vera personalità di chi gli stava attorno. Non solo, la connivenza/doppio gioco di alcuni con la polizia rende ancora più intricate le carte sul tavolo. Molto interessante l’approfondimento delle meccaniche che stanno alla base dei meccanismi di infiltrazione nelle strutture criminali: il regista evita il melodramma facile e più che sui sentimenti si concentra sui processi che portano a determinate conseguenze, senza però rendere il tutto asettico come un verbale di polizia, ma arricchendolo con la giusta dose di azione, suspense e colpi di scena.

Ottima fotografia, buona regia, qualche colpo di scena memorabile e un finale decisamente apprezzabile. Forse, come vuole il trend dei film orientali ultimamente, ci sono 20-30 minuti di troppo, in un’ipertrofia narrativa che diluisce i sentimenti e le emozioni, anziché acuirli, e porta lo spettatore alla fine del film con un po’ di fatica.

3 su 5

Far East Film Festival 2013 – Finalmente

Far East Film 2013

Arrivo

Udine, Giacomo, Gian e Valentina, 2013, 6 giorni

Alienata. Così mi si può definire se, pur con il lavoro bellissimo che faccio, mi ritrovo ad arrancare, verso febbraio/marzo di ogni anno, aspettando il Far East come e più freneticamente di quanto si aspetta il Natale (che invece odio, ma mai comunque quanto odio Capodanno).
Quest’anno siamo arrivati col fiato corto: occhiaie, chiari segni di decadimento fisico vanamente contrastati dal tragitto casa-lavoro in bicicletta, aridità di immaginazione a malapena compensata da Bioshock Infinite che mi ha dato lo spunto per una nuova raccolta di racconti, insomma, dei rottami, a 30 anni. Ma dei rottami con una speranza: quella, cioè, di ricaricare le batterie grazie alla combinazione perfetta di giorni insieme, Friuli, buon cibo, Udine e soprattutto Far East Film Festival. Sì, arriviamo che sembriamo tre pellegrini che raggiungono l’ambita meta dopo giorni e giorni di viaggio, coi vestiti laceri, assetati, affamati, senza quasi ormai speranza. E bastano un pranzo tutti insieme, due passi in città e soprattutto l’accredito White Tiger attorno al nostro collo e la borsa del Festival, con programma e catalogo appena comprato, a tracolla per ridarci nuova vita e trasmutarci in animali da cinema.
Grazie a un ferreo programma stilato da Giacomo, possiamo quindi addentrarci nella visione di un minimo di minimo 13 massimo 16 film dalla Corea del sud al Giappone, passando per Cina, Hong Kong e forse, se ce la sentiamo, per Filippine e Malesia (anche se forse, dai Far East precedenti, ricordate che razza di mattoni queste due nazioni ci abbiano regalato). Verso la fine della settimana, poi, arriveranno anche Max e Claudia, a dare un ulteriore tocco di colore al tutto.
Ce la possiamo fare? Certo. La parte difficile sarà poi aspettare un altro anno perché il Far East ritorni.

La crisi

La gente dice che sono ansiosa. E’ una cosa brutta che ho preso da mio padre, insieme a un sacco di cose belle. D’altra parte, io non credo di essere ansiosa: sono solo realistica. Voglio dire, c’è obiettivamente sempre qualcosa di cui preoccuparsi. Il bello è che negli anni ho imparato a preoccuparmi “a tempo”: sono fiera di confermare a grandi e piccini che adesso so staccare. Che so chiudere la saracinesca e dire: “E vabbuò”. E andare oltre.
Quello che impari a fare, però, non sempre è percepito anche all’esterno. Certi percorsi sono tutti soggettivi, individuali, interiori. Così, visto che ormai sono due settimane che non riesco a respirare, tutto mi dicono che sono ansiosa. Che ho tutto il peso del mondo sulle spalle ed è per questo che non riesco a fare respiri profondi. Secondo me ho qualche malattia incurabile, invece. Perché non sarò più ansiosa, ma alla mia cara, vecchia ipocondria ci sono affezionata eccome.
Il punto è che poi stai a casa per stare meglio, per rilassarti, per goderti le bombe al cortisone che ti hanno prescritto, e ti becchi la striscia fortunata degli articoli sugli imprenditori suicidi, che in questi giorni sembrano la tematica n.1 di ogni testata.
Ah, sì, e sei un’imprenditrice.
Comunque, non mi voglio suicidare, solo mi fa un po’ tristezza vedere queste persone che si ammazzano perché hanno debiti di 20.000, 30.000, 100.000€. Quando poi leggi di truffe bancarie, processi e “ammende” a compagnie che hanno rubato miliardi di miliardi, e in cui nessuno ci pensa nemmeno lontanamente ad ammazzarsi.
Il caso che mi ha fatto più impressione è quello di un ristoratore di Treviso: non che ci conoscessimo, ma ero stata a cena nel suo locale giusto 3 settimane prima e lo avevo visto in faccia, ci avevo parlato, mi aveva indicato l’ottimo banco contorni a disposizione. E poi è morto.
Ora questo tempo uggioso, questa oppressione al petto e la contingente situazione economica e politica non è che lascino proprio ben sperare.
Nonostante tutto, non riesco a sentirmi disperata, anzi, tutt’altro. Continua questa strana sensazione di speranza, come se stesse per succedere qualcosa di incredibilmente bello o come se, in generale, quello che sta succedendo fosse già abbastanza bello così. Incoscienza? Delirio da farmaci? L’aria del Veneto che mi contamina con un immotivato entusiasmo? Chissà. Staremo a vedere, sempre se sopravvivo a questa vera-malattia, falsa-ipocondria, e quello che succederà.
In caso, sulla mia urna cineraria vorrei che scriveste “Ve l’avevo detto che stavo male”.

Strani giorni

Viviamo strani giorni.
Io, dal canto mio, mi sento molto emozionata. Non so, è come se negli ultimi anni avessi intrapreso un percorso che mi ha portato ad aprire gli occhi, a riflettere su me stessa, sul posto e sul paese in cui vivo, a confrontarmi con me stessa e con gli altri in maniera diversa. Aspetta, effettivamente io ho fatto un percorso!
Sebbene il mio migliore amico, un relativismo galoppante figlio di uno spirito critico iper-sviluppato, non mi abbandoni mai, ultimamente mi sembra di essere in grado di affrontare tutto con più consapevolezza.
Forse questo dipende dal fatto che non affronto più tutte le situazioni con lo spirito di una bambina di 7 anni che riversa su di sé ogni responsabilità dell’universo, forse dipende dal fatto che non ho più il meccanismo di attacco-fuga che mi si attiva ogni 30 secondi a ciclo continuo tutto il giorno per qualsiasi input esterno, forse dipende dal fatto che ho trovato la mia dimensione, affettiva, geografica, alimentare, culturale… Forse un insieme di tutto questo, fatto sta che per una volta mi sento con i piedi per terra e mi sembra di camminare verso qualcosa, non di fuggire da qualcos’altro.

POLITICA
Viviamo strani giorni? Ammazza, sì. Voglio dire, l’altra sera, per fare un esempio, sono andata in piazza ad ascoltare Beppe Grillo che parlava del Movimento 5 Stelle. L’ho fatto perché volevo, non perché non avevo di meglio da fare, e l’ho trovato un momento di condivisione e di osservazione sociale davvero molto utile ed emozionante. C’era, infatti, gente di ogni tipo. Giovani, vecchi, uomini, donne. Ora, prima che anche qui scatti il dibattito sul perché uno dovrebbe votare un comico che sbraita, ci tengo a dire che no, non sono d’accordo con tutto quello che dice il M5S, non sono d’accordo con tutte le loro posizioni e le loro battaglie. Non è che una preferenza elettorale si trasformi immediatamente in lobotomia, per cui bisogna cercare giustificazioni personali per aderire per forza a tutto quello che sostengono. Saremo una generazione sfigata perché abbiamo Grillo e non Berlinguer, però per la prima volta, seguendo il M5S e le sue iniziative, mi sono appassionata alla politica e ho provato quella sensazione di appartenenza che mia madre ha provato per la sinistra di un tempo e che ha sempre cercato di descrivermi senza particolare succcesso. Mi piace l’idea che anche se il M5S sarà un flop e non prenderà abbastanza voti, o anche se andrà al governo e farà poco o farà male, le cose sono già cambiate. Chi non lo ammette, lo fa un po’ per orgoglio, un po’ per ottusità, secondo me. SEL, ad esempio, ha una linea d’azione piuttosto chiara da sempre. Ma partiti come quelli grossi e macilenti (PD, PdL, Lega), partitucoli nuovi e piuttosto discutibili (da Ingroia a Fratelli d’Italia), partiti surreali (come Fare) hanno tutti adottato programmi che contengono almeno in parte punti presenti nel programma 5 Stelle da anni. Facile, direte voi: sono cose ragionevoli. Bene, allora perché fino a quando il M5S non è arrivato a essere così presente sulla scena politica NESSUNO aveva avanzato così concretamente queste proposte?
Quello che mi interessa è che ormai le regole del gioco sono cambiate. Non importa chi vincerà questa volta, ormai si è messo in moto qualcosa che porterà a un cambiamento epocale. Chi non riconosce che questa miccia è stata accesa dal Movimento 5 Stelle è solo un gran rosicone, perché tutti gli altri sono in giro da tanto, troppo tempo per non aver avuto modo di fare quello che hanno fatto loro in 4 anni.

LAVORO
Poi sono diventata grande: sono socia nonché membro del CdA della nostra società. Detta così sembra una cosa da poco, ma non è vero. Non è affatto una cosa da poco, non è affatto solo una formalità. In un paese in cui aprire partita IVA per lavorare sembra ormai l’unica alternativa, aprire una società è davvero un passo ulteriore, un passo che va oltre, una decisione. Perché io la partita IVA ce l’avevo e andava anche discretamente, ma l’idea di costituire una società con alcune delle persone che stimo di più e che ritengo più geniali, pragmatiche e oneste è tutta un’altra cosa. Vivo sempre con estrema fatica le decisioni che mi riguardano, che mi coinvolgono. Penso sempre che non abbiano abbastanza valore, che non siano mai sufficienti, che non siano mai significative. Invece, Hive Division S.r.l. lo considero un passo molto significativo. Non abbiamo aperto solo perché è più comodo e divertente stare in ufficio in 6 insieme, o perché ormai la tipologia di lavori che svolgiamo lo rendeva il passo naturale, dopo una collaborazione di più di 5 anni. Abbiamo aperto questa società perché crediamo che sia un modo per cambiare le cose. Per dare opportunità a noi, adesso, e anche a qualcun altro, tra poco, di fare il lavoro che ci appassiona. Per gestire in modo etico e rispettoso, lontano da furberie e scorciatoie, il nostro lavoro e il nostro tempo. Per dare un valore al nostro lavoro e al nostro tempo, e decidere come aggiustare il tiro quando ci sono momenti di difficoltà, non per restare in balìa di qualcuno che ci considera risorse umane.

RELIGIONE
Poi oggi hanno annunciato che l’attuale Papa abdica. Son rimasta sconcertata, perché dopo l’11 settembre non pensavo che una notizia del contemporaneo potesse farmi riflettere così profondamente e gongolare con così tanto infantilismo. Già leggo le decine di commenti carichi di “rispetto”, “stima”, “coraggio”, “altruismo” e tutte le speranze per una nuova figura rappresentativa più giovane e in forze. La verità è che anche questo piccolo evento di importanza cosmica rafforza le mie convinzioni sempre in divenire: che la Chiesa non sia un’istituzione che stimo, più di uno lo sa. Che non perda occasione per ribadire il mio malcelato ateismo e la mia insofferenza verso la sudditanza del nostro Paese e dei nostri politici verso la Chiesa e lo Stato del Vaticano, anche questo non è un mistero. Questo gesto di Papa Benedetto XVI per me, non credente, ha un valore enorme. Perché sancisce oggettivamente l’infallibilità della Chiesa, dei suoi emissari, del SUO Emissario. Certo, diranno i miei 25 lettori, ma è solo un uomo. Il diritto canonico contempla l’abdicazione. Abdicato un Papa se ne fa un altro. Certo, è tutto vero! C’è sempre una scusa per ogni cosa.
Ma questo gesto è un segno, è un segnale che ognuno ha diritto di decidere come vuole. COME vuole. Chi non vuole vedere, non vedrà. Ma è ormai sotto gli occhi di tutti, l’imperatore è nudo, il Papa è abdicato, il mondo è libero.
Per me è come se fosse partito un conto alla rovescia, lento, silenzioso, ma inesorabile: è come se fosse partito il timer di spegnimento della Chiesa. Non sarà così, sarà una mia convinzione illusoria, ma intanto gongolo. Perché anche la religione senza Chiesa non potrà fare altro che diventare migliore.

VITA
Insomma. Sono qui, con i miei soliti voli pindarici tra un argomento e l’altro. Non pretendo che cogliate il nesso, magari non c’è nemmeno. Il punto è che non mi importa, ho una strana chiarezza mentale addosso che mi porta a non restare più impantanata e impaludata nelle mie paure e mi spinge ad agire, a fare, a proporre, e se dovesse succedere anche a SBAGLIARE. E poi ricominciare, perché non succede niente, si può sbagliare, anzi si DEVE sbagliare. Adoro chi critica le mie scelte e mi apre gli occhi su problemi che non avevo visto e che diventano parte di me, ma guardo con molto dispiacere chi critica le mie scelte ma non propone alternative, non suggerisce, non si entusiasma, non agisce e soprattutto non cambia di un millimetro la propria situazione. Qui non si tratta di avere ragione o torto! Non si tratta di dire “Te l’avevo detto”, non si tratta di avere più punti su un’immaginaria raccolta di bollini grazie alla quale alla fine dell’anno riceverai la coccarda “Hai visto?!”. Qui si tratta di vivere una vita piena, fatta di entusiasmi e delusioni, di prese di posizioni, di cambi di posizioni. Ma soprattutto, si tratta di agire, nel concreto di ogni giorno, per costruire qualcosa che poi magari un giorno verrà distrutto, o che distruggeremo noi stessi con le nostre mani. Ma basta stare qui a fare i critici sullo scranno d’oro, “Questo non va, ma come puoi votare quelli lì, ma cosa stai facendo, secondo me è sbagliato, e poi cosa succede, e se poi non funziona, e, e, e, io, io, io, mio, mio, mio, no, no, no”…

Mi accorgo che il mio benessere, il mio equilibrio, la mia sanità e soprattutto il fatto che dormo serena la notte dipendono soprattutto dal fatto che mi posso guardare indietro e attorno con onore, senza vergognarmi di niente, nemmeno dell’accidia o dell’immobilismo, e che posso difendere davanti a chiunque le mie posizioni, se è necessario farlo. Se no, il resto del tempo, lo dedico più volentieri a scrivere, pensare, parlare e fare con gli altri.
Quindi strani giorni. Viviamo proprio strani giorni. Ma spero davvero che continui così.