Alchemico Blu

Laboratorio di trasmutazioni creative

Buon Natale

dicembre21

A volte i regali di Natale arrivano davvero… Ciao

Non sono una Scrittrice

dicembre18

Ulysses
Una con mille stelle nella vita.
Oggi ho scritto una frase come l’avrebbe scritta Joyce. Anzi, esattamente come l’ha scritta.
Eppure nemmeno questo mi convince. Intendo su quello che sto cercando di diventare. Le persone non sono tutte come sembrano, e ultimamente mi sto chiedendo come sono io, che ho imparato ad aver paura di esprimere la mia opinione, il mio malumore, il mio disagio per le cose che non mi vanno. Sto zitta e ho una faccia pubblica e una faccia privata, come tutti, com’è da sempre, ma non mi fa sentire a mio agio. Io non sono quello che si vede, sono tutt’altro.
Passo le domeniche vestita male in lughi abbandonati e pieni di detriti e mi sento a mio agio, nel freddo e senza pranzare, poi quando mi devo vestire bene, per un consesso civile, mi sento a disagio e malinconica, come se stessi tradendo qualche arcano principio che non capisco molto bene. Quando sento un bravo insegnante parlare, quando riesco a imparare qualcosa che non è una “nozione” in due ore di lezione, ma è una nuova prospettiva sulla letteratura, lì mi sento entusiasta. Quando ho paura di perdere il mio tempo e che non riuscirò mai a mettere in pratica queste verità che mi sono state come rivelate, allora provo lo sconforto del fallimento.
Rileggo quanto ho scritto, non qui, ma nei Racconti, ed è tutto così banale e ordinario, la lingua non parla, le parole sono giustapposte nelle solite frustranti combinazioni, il messaggio non arriva, se non a me, ed è comunque banale.
Anche se oggi ho scritto una frase come l’avrebbe scritta Joyce, anzi, esattamente come l’ha scritta, io non sarò mai Joyce, né Virginia Woolf, né Svevo, né Eliot, né Dylan Thomas, né Sylvia Plath, né Pasolini, né Fante, né nessuno.
Non sarò mai nessuno.
Se mi rassegnassi a questa idea e cominciassi a condurre la mia grigioamara vita da burocrate di provincia forse sarei più in pace con me stessa. La mia fallimentare vita fatta di scuola, lavoro, matrimonio e imparare a essere pazza.

E visto che non ci si può esimere dalla scontata banalità di rosso vestita di questo ipocrita periodo di feste di stocazzo, oggi non pregherò un dio in cui non credo, ma un Santa Klaus che di sicuro mi ascolterà.
Non voglio più idiozie come la pace nel mondo, l’amore tra i popoli, lo scettro di Creamy, dimagrire, dormire la notte senza piangere nel sonno per più di una settimana di seguito, oppure imparare ad abbinare i vestiti, ricevere soldi dai nonni, andare via per capodanno.
Non voglio niente di tutto questo, e non voglio nemmeno quello che chiedo ogni anno e che nessuno sa, una parola nuova, una sola, che dia senso a tutto, che mi ricordi come si fa a scrivere, che mi insegni tutte le altre parole, che mi faccia vomitare tutto quello che vorrei dire e che non so esprimere. Non voglio nemmeno questo, perché devo capire, devo accettare, devo rassegnarmi.
Vorrei solo, ed è davvero poco perché è un non-volere e non dovrebbe costare niente, vorrei solo smettere di illudermi, saper stare al mio posto di ingiallita sognatrice disincantata da se stessa. Non è colpa della vita, non è colpa del destino, non è colpa di nessuno: non sono tagliata per quello che sogno di fare, a quanti capita, a quanti questa violenta verità viene sbattuta in faccia ogni giorno? Cosa spero, che con l’applicazione, con le Emotions recollected in tranquillity ce la farò? Non credo. L’intuizione non basta, può essere coltivata ma non basta. Invece io sono dispersa, banalizzata da cattivi insegnanti e cattivi insegnamenti, ho perso il mio momento, ho perso la mia strada
Anche in questo sono ordinaria, perché allora, perché non posso smettere di desiderare, perché non posso smettere di amare così tanto qualcosa che sono destinata a intravedere in lontananza ma che non mi è concesso, almeno per questa volta?
Se almeno qualcuno avesse il coraggio di dirmi la verità, se almeno conoscessi qualcuno in grado di dirmi tutta la mia mediocrità forse finirebbe tutto. Invece trovo solo mezzi assensi senza motivazione, subdoli complimenti di imbarazzo, come davanti a un bambino con le mani sporche di pennarelli e un disegno evidentemente brutto tra le mani. Ma Si è impegnata tanto…
Io vorrei per questo Natale, imparare a stare al mio posto.
Io vorrei, finalmente, capire qual è il mio posto, perché non è facile avere un cuore e un cervello che non tengono il passo, che sognano ma non sanno, che sperano ma non possono.

“Come si fà a decidere di smettere di amare una persona?
Io non ce l’ho un carattere così forte.
Io non sono uno di quelli che per smettere di fumare un giorno, buttano via il pacchetto e non fumano più…
Una volta c’ho provato, però poi di notte sono andato a prendere il pacchetto nel secchio della spazzatura…”

The Wanderer – U2

dicembre18

I went out walking
Through streets paved with gold
Lifted some stones
Saw the skin and bones
Of a city without a soul
I went out walking
Under an atomic sky
Where the ground won’t turn
And the rain it burns
Like the tears when I said goodbye

Yeah I went with nothing
Nothing but the thought of you
I went wandering

I went drifting
Through the capitals of tin
Where men can’t walk
Or freely talk
And sons turn their fathers in
I stopped outside a church house
Where the citizens like to sit
They say they want the kingdom
But they don’t want God in it

I went out riding
Down that old eight lane
I passed by a thousand signs
Looking for my own name

I went with nothing
But the thought you’d be there too
Looking for you

I went out there
In search of experience
To taste and to touch
And to feel as much
As a man can
Before he repents

I went out searching
Looking for one good man
A spirit who would not bend or break
Who would sit at his father’s right hand
I went out walking
With a bible and a gun
The word of God lay heavy on my heart
I was sure I was the one
Now Jesus, don’t you wait up
Jesus, I’ll be home soon
Yeah I went out for the papers
Told her I’d be back by noon

Yeah I left with nothing
But the thought you’d be there too
Looking for you

Yeah I left with nothing
Nothing but the thought of you
I went wandering

E’ così bello, a un certo punto, smettere di vagare alla ricerca di qualcosa.
E’ ancora più bello capire che stai ancora vagando.
Ma che non sei più sola. Mai più.

E finalmente… GamesLab!

dicembre7

GamesLab web site

Grazie a un’idea di Matteo, all’ospitalità dello Humanities Lab ma soprattutto a un manipolo di coraggiosi studenti rassegnatisi ad avere a che fare con me, prende il via il progetto GamesLab, un gruppo di studio formato da studenti e aperto a studenti, studiosi, ricercatori, docenti, per analizzare in modo trans-disciplinare il fenomeno dei videogiochi, cercando di unire l’approccio più accademico e formale alle nuove tendenze, ai nuovi stili, alle nuove metodologie di indagine.

Ci sono Sonari, Nintendari, fan di Halo… Di tutto, insomma!
Io cerco di essere super partes!

Grazie a Claudio per l’indispensabile aiuto tecnico e per la realizzazione del sito e a Natan per l’hosting e la rapidità di attivazione del tutto!

Tra esserci e non esserci

dicembre4

Se la tua famiglia non si accorge più se ci sei o ti nascondi in camera durante un pranzo di famiglia, vuol dire che sei abbastanza grande ma soprattutto che è assolutamente inutile che tu ti manifesti.
Quindi da oggi mi sento ufficialmente svincolata da qualunque obbligo nei confronti di grandi e piccini, di belli e brutti, di zii e cugini.
Era ora.
E’ un po’ come finire un libro, che poi ti mancano i personaggi.
Solo che mi sa che per un po’ a me non mancherà nessuno!

(sottotitolo: ammazza che due palle)