AlchemicoBlu

Laboratorio di trasmutazioni creative

Pixaboy… Mundial!

maggio31

Pixaboy Mundial
Vi ricordate Pixaboy?
Quel bellissimo ragazzino fatto di pixel e magia che chiedeva tutto il vostro amore e la vostra attenzione e che vi sottoponeva a domande capitali quali:
“Preferisci il sushi o la pizza?”
“Lavatrice o lavastoviglie?”
“Ti piace di più davanti o dietro?”

Oltre ad aver scatenato una sorta di dipendenza in chi ne faceva uso (qui c’è un interessante esempio degli effetti del Pixaboy su chi ci ha giocato, con annesso saggio di analisi di Matteo Bittanti) il ragazzo si è… Evoluto!
E per l’occasione dei mondiali prossimi venturi si presenta in versione “Pixaboy Mundial”, appunto.
Si può affrontare la sezione Trivia, in cui rispondere a domande uber-storiche su calcio, mondiali e palle varie. E si può giocare con l’Arcade e cercare di fare più palleggi di tutti. Tra un po’ ci sarà anche la sezione “Predizioni”, ossia potrete provare a indovinare chi vincerà (Moggi escluso) nei prossimi mondiali…

Go and have a try
, calciatori dentro!

Ciak, si gira

maggio30

A minuti cominciano le riprese.
E’ tutto pronto? Credo di sì.
La Wara prepara la Ultimate Bandana.
Ale viene sconfitto da Nicola a PES.
Anna sistema i capelli e la barba a Giacomo.
Gatsu è scettico come sempre.
Ecaterina è tornata dalla Colombia giustappunto per evitare che la fotografia del film sembri quella dell’Ispettore Derrik o di un deprimente film tedesco.
Io e Paolo abbiamo finito la scena da tradurre, l’abbiamo postata, e ora c’è tutto il resto da fare.
Nikita ha recuperato un capannone ideale per evitare che i partecipanti alla prima di Philanthropy muoiano schiacciati dai calcinacci.
Insomma.
E’ tutto pronto.
E io sono qui a guardare un cielo sereno e a immaginare.
Immaginare come, tra cinque minuti, si manifesterà la fatica di tante persone dell’ultimo anno e mezzo.
Immaginare com’è strano sentirsi sempre a un passo dall’emozione e riuscire sempre a evitarla così prontamente.
Sapere, conoscere, come si sta, quando si è così divisi, così lontani, così spettatori della vita da protagonisti di qualcun altro.

Poi però penso che ci sarò anche io, qualche volta. E che mi godrò il momento perché l’avrò aspettato com il Natale quando sei piccolo.
Come ho sempre fatto nella mia vita, ricostruirò le emozioni dalle parole, dalle fotografie, dalle immagini che si muovono su uno schermo, e riuscirò, forse, a godere del momento ancor più che se fossi stata presente.
Perché è così, per me. L’attesa, l’assenza, la potenzialità, la mancanza, tutto questo è il sostrato su cui si costruiscono i miei sentimenti, il mio sentire, il mio non dormire o dormire troppo per cercare di sognare, invano, quello che vorrei.
E’ stupido da pensare, forse, ancora più stupido da dire, ma c’è una tacca, nelle vite di tante persone, stasera, e non tutti ne sono consapevoli.
C’è una tacca indelebile che scandisce uno di quei momenti della vita che, se diventi famoso o se muori dopo aver compiuto una strage, verranno ricordati nella tua biografia come: “Dopo quella sera niente sarebbe più stato lo stesso”.

E io sono qui davanti al mio monitor e alla mia tastiera a scrivere parole, e non in carne e ossa nel luogo di vita a sentire sulla pelle. Ma è questo il mio modo di conoscere. E più che conoscere è un intuire, è un immaginare, ancora e sempre, una vita possibile.
Devo dire, però, che questa vita possibile sta diventando vera, non è più una possibilità tra tante, è quasi l’unica che mi riguarda ora. Viaggiare, spostarsi, non sentirsi più a casa in nessun luogo e, nello stesso tempo, essere a casa ovunque, sempre, continuamente, perché il rifugio ce l’hai dentro, e in un quaderno, e in una persona lontana che, nonostante tutto, ti pensa.
O almeno io mi illudo che sia così.
“Chi vive sperando muore cagando”. Questo proverbio francese che la mia amica Alice mi ripete da anni (o forse anche ora sto solo immaginando lei che me lo dice, quando in realtà non è mai successo), mi fa capire quanto labile siano i ricordi, le speranze, i sogni e le preveggenze.

E allora prenderò i miei Tarocchi, quelli nella scatola con il cordino, quelli consumati sugli angoli, dipinti con pennellate di colori sobri e uniformi. Li disporrò sul tappeto buio della mia camera, nel prenderò cinque a caso e cercherò di capire davvero cosa mi sta succedendo. Anche se forse già lo so e non me ne rendo conto.

E’ una sera che è come un solco, questa, e resterà insieme ai tanti solchi profondi della mia vita, in un cassetto dell’animo.
Non è tanto importante cosa si fa, a volte, ma il solo processo, il solo atto creativo, il solo tentare, il solo scagliarsi contro montagne invalicabili e mostruosi mulini a vento che ci rende degni di memoria.
Non è lo spettacolo finale, ma le prove, la fatica, il sudore, la disperazione delle notti che hai paura che non nascerà niente che va ricordato.
E’ nato tanto, da tutto questo. E’ nato più di quanto ognuno di noi osasse sperare.
E quando c’è così tanto già all’inizio non si può essere disperati, perché siamo già andati più lontano che se non fossimo mai partiti.

E ora una sigaretta e uno sguardo al cielo. Possiamo andare ovunque. Basta che ci ricordiamo che abbiamo le ali e che dobbiamo lasciar cadere la corazza, per volare via leggeri.
Basta corazze. Basta lacrime. Stiamo volando.

Il Tetano – 24 giorni di vera vita

maggio28

Se per caso da qui ai prossimo 24 giorni scompaio è perché ha vinto il Tetano.
Oggi non sapevo che fare e visto che odio la domenica e ho deciso di dare un tono al tutto, mi sono infilata un chiodo nel piede. Chiodo arrugginito attaccato a asse di legno lurida e marcia con calcinacci e polvere e terra.
Leggi: Tetano.
Vado in ospedale e l’infermiera più grassa del mondo mi dice che se non ricordo quando ho fatto l’ultimo richiamo, mi deve fare le temibili IMMUNOGLOBULINE, che mi salvano sicuramente dal rischio Tetano ma mi espongono a Epatiti di vario genere, AIDS e a tutto il parco malattie-sanguinamente-trasmissibili.
Voglio dire.
Ero tranquillissima, io. Sono arrivata lì sorridendo e saltellando. Voi non dovreste INCREMENTARE la mia angoscia, dovreste tranquillizzarmi, farmi le coccole e dirmi che andrà tutto bene. Non che prenderò L’AIDS da un pezzo di ferro.
Comunque. Ho discusso venti minuti cercando di capire se potevo fare solo il richiamo al vaccino invece di prendere sangue altrui. Ma loro il richiamo non ce l’hanno (sì, in OSPEDALE non hanno il richiamo per il Tetano) e quindi spingevano per farmi prendere l’Epatite & Co.
Ho tenuto duro e domani vado al distretto sanitario (anche dopo aver letto questo) piangendo e supplicandoli di non farmi morire di Tetano e, nello stesso tempo, di non infettarmi con malattie sessualmente trasmissibili.
Altrimenti tornerò a testa bassa dalla cicciona in ospedale e le dirò che sono pronta a morire. Che palle.
Nel frattempo, però, visto che è partito questo conto alla rovescia virtuale verso la mia morte prossima ventura, mi sono decisa a fare un elenco delle cose importanti che devo fare nei prossimi 24 giorni, prima che il virus ovuli, si riproduca, inoculi e l’ultima parola senza la O.
In ordine sparso, come mi gira.

- Rivedere una persona che so e dormire insieme e dirgli “Fanculo l’orsetto” e ridere perché una volta da piccolo ha detto a un barista pugliese della Sacra Corona Unita: “Gli affari vanno maluccio, eh?”
- Salire un’altra volta sul tetto del Duomo in una di quelle bellissime giornate che ogni tanto anche Milano elargisce
- Comprare il Nintendo DS e giocare via Wireless Lan con Paolo Ruffino a Bologna
- Andare a mangiare al ristorante eritreo, con mani, carne, buone chiacchiere e tutto il resto
- Dire a Matteo che Costa & Nolan (“finalmente”, come scrivono loro stessi nella lettera) mi pagano
- Rivedere Old Boy
- Giocare a Shadow of the Colossus
- Giocare a MGS2 e capire perché può cambiarti la vita
- Prendere il regalo di compleanno ad Alice. Possibilmente una cosa brutta e pacchiana, ma che mi farà ricordare per sempre
- Finire il saggio per il King’s College di Londra. Io non ci sarò, ma il mio pensiero sì
- Scrivere almeno qualche lettera del Fuggiasco dei Racconti di Torino. Le opere incompiute sono sempre le migliori
- Ubriacarmi con Max e parlare di Corvi Vetero Marxisti e della scoperta dell’amore
- Ubriacarmi anche con Paolo, se magari non è troppo stanco e arrabbiato con me. O troppo deluso. O se non si sente lontano
- Farmi una gustosa chiacchierata con Nemesis, che ci sono troppe cose in sospeso e gli devo un GRAZIE grande così, per quella sera di merda in cui ero stupida
- Depilarmi. O forse no. Tanto voglio essere cremata, quindi…
- Rileggermi l’ultimo capitolo dell’Ulisse di Joyce in inglese finché non credo di averne capito almeno un decimo. E rileggermi soprattutto la parte che recita: “… yes when I put the rose in my hair like the Andalusian girls used or shall I wear a red yes and how he kissed me under the Moorish wall and I thought well as well him as another and then I asked him with my eyes to ask again yes and then he asked me would I yes to say yes my mountain flower and first I put my arms around him yes and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume yes and his heart was going like mad and yes I said yes I will Yes.”
- Fare fare outing a mio padre, ma davvero, e capire che diavolo ha che non va, da tutta la vita, e che non dice a nessuno
- Scoprire con mia sorella il segreto del sugo della nonna, che sembrava normale ma creava assuefazione ed era buonissimo
- Leggermi un bel libro, uno di quelli che ti cambiano la vita. Anche se sto per morire
- Restituire i numeri di Ushio e Tora a Natan, che anche se dice di no, prima di morire mi vorrà rivedere
- Andare al mare, un mare qualunque, e vedere l’alba. Anche da sola va bene

Se mi viene in mente altro aggiungo.

Intanto, però, mi rendo conto che venerdì dovrò andare a fare Rafting su un fiume scosceso e pericoloso con Paolo, Max e Fede. Quindi forse non ho nemmeno 24 giorni di vita, ma solo 4. Bah, almeno mi risparmierò l’agonia della malattia. E verrò divorata dai pesci del Ticino. Mioddio che fine trash.
Comunque, pensavo che sarei stata angosciata, stanotte. Invece mi sento fortunata. Con la consapevolezza dell’orologio e del calendario che ci segnano il corpo, e con qualche piccola cosa da fare nel mentre.

“Neanche di mosca che ha l’ali distese è così repentino lo scarto”
Non è poi così male essere umani.

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