Alchemico Blu

Laboratorio di trasmutazioni creative

Necrologio anticipato del libro

novembre7

“La letteratura non ha niente da dire a quegli esseri umani che sono soddisfatti del proprio destino, che sono contenti della vita che stanno conducendo. La letteratura è il nutrimento dello spirito ribelle, la promulgatrice dell’anticonformismo, un rifugio per quanti abbiano troppo o troppo poco nella vita. Chiediamo asilo alla letteratura per non essere infelici e per non essere incompleti. Cavalcare per i campi della Mancha accanto al macilento Ronzinante e al suo confuso cavaliere, solcare i mari in groppa a una balena con il capitano Ahab, bere arsenico insieme ad Emma Bovary, diventare insetto insieme a Gregor Samsa: sono tutti espedienti che abbiamo inventato per liberarci dai torti e dalle imposizioni che questa vita ingiusta ci riserva, una vita che ci costringe ad essere sempre la stessa persona quando noi vorremmo essere tante persone diverse, per soddisfare i tanti desideri da cui siamo soggiogati.
La letteratura allevia soltanto momentaneamente questa vitale insoddisfazione – ma in questo istante miracoloso, in questa provvisoria sospensione della vita, l’illusione letteraria ci solleva e ci trasporta al di là della storia, ed ecco che diventiamo gli abitanti di una terra senza tempo, e per questo immortali. Diventiamo più sensibili, ci arricchiamo, ci sentiamo più complessi, più felici, e più lucidi di quello che siamo nel tran tran forzato della vita quotidiana. Quando chiudiamo il libro e abbandoniamo la finzione letteraria, facciamo ritorno all’esistenza vera e la paragoniamo alla terra meravigliosa che ci siamo appena lasciati alle spalle. Che delusione ci attende! Ma anche la terribile consapevolezza di quanto la vita fantasticata del romanzo sia migliore – più bella e varia, più comprensibile e perfetta – della vita che viviamo da svegli, una vita condizionata dai limiti e dalla noia della nostra condizione. Ecco come la buona letteratura, la letteratura vera, riesce ad essere sempre sovversiva, indomabile, ribelle: una sfida all’esistente.”

(Mario Vargas Llosa, Necrologio anticipato del libro)

Vi presento PowerBook, ossia BlueMac

novembre6

BlueMacMi ero dimenticata della Notizia.
Forse è perché questo è il mio regalo di Natale, ma ne avevo bisogno ora quindi…
Forse perché quando lo uso mi “distraggo” e mi affascino…
Insomma, da tre settimane possiedo fieramente un bellissimo PowerBook 12” a 1.5 GHz.
Ebbene sì, un Macintosh.
Non credete a chi dice che avrete problemi di compatibilità.
Non credete a chi dice che costano troppo (gli iBook, portatili bellissimi, partono da 1000 euro).
Non credete a chi vi dice che “Windows dopotutto non è così male”.
Sciocchezze.
Sono tre settimane che uso questo splendido Mac e il sistema Mac OS X (Tiger) e mi chiedo come ho fatto prima, senza.
Tra l’altro questo piccolo amico è così piccolo e leggero…
E per quanto mi sia sforzata non ho trovato nulla che non riesca a fare come (e soprattutto MEGLIO di prima), quando avevo un pc vecchio (addio, Soffietto) con un sistema operativo da ulcera.

E’ che mi sono innamorata.
E poi tutto quell’alluminio
Mmm… Alluminio…

La creazione terapeutica

novembre6

Il fatto che mi senta così bene quando lavoro alle mie (o alle nostre) creazioni e che mi sento uno schifo quando faccio altro vorrà dire qualcosa, no?
Però non si può fare sempre quello che si vuole e bla bla bla, tutte quei noiosi discorsi sulla responsabilità.
Ad esempio, il sabato sera detesto uscire e infilarmi in locali affollati pieni di sottoprodotti umani. Preferisco starmene con il mio BlueMac a lavorare a Malinconie Urbane.
Ho finito il file .po per la traduzione in italiano. Sono bravissima. Natan sarà fiero di me.
Tra poco arriviamo.
Ci manca veramente un soffio e siamo on-line.
E poi cominceranno i problemi veri… La prima Malinconia (Gioia Chimica) ci metterà alla prova. Ma almeno sarà creare, e non subire passivamente la pseudo-arte altrui.
Sono felice, quando creo. Proprio felice.

Therapeutic creation

The fact that I feel really good when I work at my (or our) creations and that I feel so bad when I do anything else must mean something, I suppose.
Yes, I know, we can’t do only what we want, and bla bla bla all those boring matters of responsibility.
For example, I hate going out on saturday night and to squeeze in those so sad discos, full of human by-products. I prefer passing some quiete hours with my BlueMac, working on Urban Melancholies, for example.
I have just ended the .po file for the Italian translation. That’s really great. Natan will be proud of me.
We are nearly there.
Just a little and we’ll be on-line.
And then the real problems will start. The first Melancholy (Chemichal Joy) will put us to the test. But it will be a creation, and not a passive undergoing of the pseudo-art of others.
I am happy, when I create. Really happy.

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