Alchemico Blu

Laboratorio di trasmutazioni creative

Lou Reed alla Milanesiana

giugno30

Me ne sono andata per un po’ per evitare di parlare di argomenti banali come il caldo, il nostro primo ministro latin lover, il caldo, le partenze intelligenti, gli italiani e la ricchezza (che non ci riguarda), il problema siccità, il Live 8, quella merda della Milanesiana di Milano.

Voglio dire.
Inviti Lou Reed e sua moglier Laurie Anderson. Hai l’ottantacinquenne Fernanda Pivano che, con la sua solita classe, sensibilità e con tutto il peso dei suoi anni viene nel tuo “salotto bene” per parlare di beat generation, arte, artisti, creazione, esperienze. Insomma, potenzialmente una serata impagabile.
Ingresso libero, altra nota positiva. La cultura non ha prezzo e tutti devono e possono accedere. Ovviamente c’è ressa, davanti al Teatro dal Verme. Il fatto che piova a dirotto e che fino alle 20.30 non aprano le porte (non si capisce per quale arcano motivo), è trascurabile. Alla fine stiamo parlando di Lou Reed, Laurie Anderson e Fernanda.

Entriamo, e quasi una signora della Milano bene mi stacca la testa a morsi, lei, col suo vestito rosso sgargiante di raso giapponese, i polpacci ben nutriti e i capelli neri tinti, i cinquantasei anni peggio portati che abbia mai visto, mi apostrofa (me e la mia amica simil-punkabbestia, per i suoi gusti, le sfighelle Valentina&Daniela), dicevo, mi apostrofa dicendo che “Non si può fare così [tenevo occupato UN posto per il ragazzo di Daniela], che non c’è prenotazione e allora io mi siedo [Sbram, sessanta chili di culo sulla borsa della Dani], che non esiste, che certe cose non si possono vedere…”.
Signora della Milano bene, tu e la tua sotto-cultura dell’alta-borghesia potete andare affanculo direttamente con il mio beneplacito e benemerito, brutta schifosa maledetta, senza sensibilità, viziata bastarda, abituata a comprare tutto con i tuoi soldi che puzzano di marcio e inadeguata alla competizione diretta con la gente normale, al contatto fisico con quella che tu chiami “feccia”, con la gentaglia che popola il mondo e che è tanto diverse – e inferiore – da te e da quella Barbie stronza di tua figlia.
Signora della Milano bene, son sicura che a te la serata è piaciuta e che non hai capito perché quel “pubblico ignorante” ha reclamato e protestato e si è indignato quando l’intellettuale Antonio Gnoli ha chiesto a una Laurie e un Lou in completa a-sintonia con l’ambiente: “Ma ditemi, come avete vissuto voi l’11 settembre?”
Basta con i facili sensazionalismi. Il fatto è che avevamo a disposizione tre persone che, probabilmente, insieme non rivedremo più, almeno non in questa vita. E il coordinatore, il nostro “rappresentante intellettuale”, non è riuscito a fare altro che domande scontate, sentite e risentite, banali e insignificanti.

Ricostruzione libera (mia) del “salotto letterario” successivo alle letture di Laurie Anderson e Lou Reed:

1
D: Laurie, so che voi abitate a New York. Com’è la città dopo l’11 settembre? Come vanno le cose?
[Lou mugugna, mi pare, una specie di "No way, no way", che liberamente traduco "Due coglioni, ancora 'sta storia?", mentre il pubblico, letteralmente, urla "Noooooo, basta, non è possibile, un'altra domandaaaa!"]
R: [Laurie, signora di classe indicibile e aplomb invidiabile, sorride e risponde] “Guardi, mi rincresce dirle che da più di un anno, per lavoro, sono poco a NY, ma comunque è una bella città, ricostruiscono molto, ci sono parchi, attività… Insomma, un bel posto. Sì sì.”
Fine.
Applauso di gratitudine.
2
D: Lou, lei era amico di Andy Warhol, ci parli un po’ del periodo della trasgressione dei vostri anni. Insomma, la vostra arte, la vostra trasgressione, il trasgredire, la trasgressive art [questa domanda effettivamente me la sto un po' reinventando, ma è per far capire come puntasse tutto sulla trasgressione, ecco].
R: Lou risponde raccontando una storia. Dice proprio così, “Vi racconto una storia”. E parla di Andy, del lavoro, dei Velvet Underground, dei film di Andy che nessuno voleva vedere. Del fatto che era sempre il primo ad arrivare sul posto di lavoro e l’ultimo ad andare via, che si incazzava se qualcuno dotato, come Lou appunto, era troppo pigro.
“Quante canzoni hai scritto oggi?”
“Cinque.”
“Come cinque? Solo cinque? Perché non ne hai scritte dieci? Perché non stai scrivendo, in questo momento?”
Fine.

[Da qui in avanti sono pensieri miei, eh]
Eccola qui la trasgressione. Gente che si faceva un mazzo così per esprimersi. Ti può piacere o no la pop-art, ma intanto questa gente, questi Artisti, non passavano solo le loro giornate a farsi di eroina, a dedicarsi all’amore omoerotico e ad andare in giro nudi. Era gente che creava. E se per te il processo creativo è trasgressione, vuol dire che sei solo un bieco burocrate dell’arte, che considera ogni sortita fuori dagli schemi come “trasgressione”, senza capire che il bello della vita è sorprendersi e non seguire una cazzo di linea retta pre-ordinata, stile massaia di Voghera, precisa e inutile.
Oh.

Ci sono un altro paio di domande.
Del tipo
D: “Come mai tu e tua moglie avete scelto Melville e Poe come autori da rivisitare, Lou, trovami, indicami qualche analogia tra loro due, quali sono i loro punti in comune”…
[Laurie ha recuperato degli scritti di Melville per farne uno spettacolo e Lou ha riadattato-reinterpretato Poe in alcuni suoi scritti-poesie]
Silenzio.
Silenzio.
R: Lou alza lo sguardo, come a dire “Ci sono”.
“Ecco, dunque, sono entrambi due scrittori americani morti.”
Risate dal pubblico.
E’ che non c’erano motivi particolari. Ma, si sa, gli intellettuali devono sempre trovare un perché ontologico dietro le cose. Se no “non valgono, se no valgono di meno”, ecco. Non si può fare una cosa “Perché ti piace, perché te lo senti, perché ti sei svegliato un giorno così, perché ti è tornato in mente da quando l’hai studiato a scuola, l’hai ripreso, ti è piaciuto e lo hai riscritto”. No.
Ultima domanda, a Fernanda Pivano.
Cosa ci si aspetta? Parla della Beat, parla di Andy, Ferlinghetti, Corso, Keruac, Hemingway, non so. No.
D: “Fernanda, tu hai scritto, a DICIOTTO ANNI, una tesi su Melville. Ci parli di Melville, cosa ci può dire di lui.
R: La Pivano, mitica ottantenne dei miei sogni, lo guarda basita e ripete “Scusa, vuoi che ti parli di Melville? Ho capito bene, di MELVILLE?”.
E alla risposta affermativa, parte con un breve e interessante resoconto dell’autore. Ma anche lei sembrava sentirsi un po’ “sprecata”.
Voglio dire. Lei ha visto questa gente al lavoro. Li ha conosciuti. Li ha frequentati. E ha dovuto parlare di uno scrittore dell’ottocento morto, che, per quanto sia vecchia, nemmeno lei ha potuto mai incontrare.

Fine della serata alla Milanesiana. Qualcosa mi dice che è stata la mia prima e ultima volta. Potranno portare anche Paul Auster, in futuro, ma non c’andrò. Perché è ridicolo. Qui non si tratta di arte, ma di cultura per i milanesi che devono sentirsi colti e inseriti nel jet set degli alti livelli culturali del mondo.

Complimenti per l’impegno, agli organizzatori, e continuate così. Alla fine, il vostro lo fate bene: attirate tutti questi medio-alto borghesuncoli che si devono sentire in pace con se stessi affrontando qualche attività colta tra uno shopping e una cena al Rotary.
Amen.

Luminara 2005

giugno18

Luminara 2005

Inaspettatamente, alla fine, siamo andati alla Luminara anche quest’anno. Io ci speravo. Sono venuta apposta, ma effettivamente non mi andava di infilarmi tra la folla per vedere i soliti squallidi fuochi artificiali.
E allora, dalle 22.30 alle 23.30 c’è stato il tempo per qualche partita a PES (Derby Milan-Inter, indovinate chi ha vinto) e poi ci siamo incamminati.
Sulle note della Tatangelo, verso mezzanotte, siamo arrivati a Pisa illuminati dai bagliori discontinui dei fuochi. Li abbiamo visti in movimento. Bello. Abbiamo parcheggiato lontanissimo e ci siamo incamminati lungo l’Arno, verso il centro. Ho anche visto le lucciole. E ovviamente le ho inseguite, derisa da tutti.
Quando siamo arrivati è cominciato tutto. O meglio, è finito. La gente defluiva lentamente. Se ne stavano andando tutti. E noi camminavamo In Senso Inverso, proprio come nel romanzo di Dick, quando la festa stava finendo per gli altri, per noi in realtà cominciava.

Aspetti notevoli del partecipare a una festa finita.
L’allestimento resta. Voglio dire, la Luminara è bella perché tutti gli edifici sull’Arno vengono illuminati con piccoli lumini bianchi disposti a cornice delle finestre. Vengono accesi la sera, verso le sette (il momento più emozionante della festa, secondo Massi) e restano accese fino alla mattina dopo. Abbiamo camminato lungo i lungarni per tutta la sera. Beh, non proprio per tutta. C’è stata anche un’allegra, anzi allegrissima, tappa alla Bugia. Abbiamo bevuto cose che voi umani… Finché si trattava di rum e pera o tequila sale e limone restiamo nell’ordinario. Ma quando si passa al Drambuié, qualcuno osa dire che non siamo originali?

“Un due tre, Drambuié”.

In realtà la magia è stata che siamo rimasti da soli, noi quattro, per tutta la notte, a camminare, saltare sulle spallette, chiacchierare, bere, guardare le stelle, guardare l’acqua che rifletteva le luci. Senza nessuno. Senza fretta. Dimenticandoci dello scorrere del tempo. Era come se quello spazio, che solo poche ore prima era stato invaso di persone, fosse diventato tutto nostro. Semplicemente eravamo da soli nella città che si era addormentata dopo la baldoria.
E’ questo che mi piace, delle serate speciali. Restare da sola con qualcuno che può capire, che come me può assaporare. Senza frenesia, senza preoccupazioni.
Pisa mi è sembrata un grande cortile tutto mio, ieri notte.

Alle cinque ci siamo accorti che il cielo stava cambiando colore. Il nero puntellato di lucine stava lasciando il posto a un chiarore diffuso. E poi sono arrivati l’azzurro, il bianco, il rosa, il rosso. Ed era l’alba, così, senza avvertire.

Oggi ho pensato tutto il giorno che sono fortunata ad avere ancora ventiquattro anni e a saper sopravvivere a una notte in giro.
Oggi credo di essere fortunata ad avere intorno delle persone speciali con cui condividere delle notti solitarie e inaspettate.

Domani spero che ci siano ancora giorni così. E notti. E albe.

Tri Muzike al Melo

giugno17

Mentre nella piazza principale della ridente cittadina merdona e retrograda di Gallarate si svolgeva il Primo Gran Galà della Musica Italiana, una delle manifestazioni più squallide, basso-popolari e pseudo-trash del mondo, al Melo, centro poli-valente e poli-funzionale per giovani e vecchi, nonché amabile ripiego quando il Comune ti revoca due giorni prima il permesso che ti aveva concesso da settimane per fare il tuo sano concertino, al Melo, dicevo, si è tenuto un mereaviglioso e coinvolgente aperitivo musicale, con ottimo cibo e vino e decisamente ottima musica.
I Tri Muzike (voci di corridoio mi dicono che abbiano composto e musicato la colonna sonora di Tren de Vie) hanno suonato, intrattenendo gli sparuti ma calorosi spettatori e hanno dato un bellissimo colore “mediterraneo” a una tiepida serata di giugno.
E mentre in piazza Garibaldi dei cantanti da quattro denari “dis-animavano” (cito Lorenzo) la folla, noi ci scolavamo vino rosso e ascoltavamo un po’ di sana melodia, al di là delle rime banali sole-cuore-amore a cui tutti facevano “Ohhhh” solo qualche centinaio di metri più in là.

E’ spesso triste constatare la massificazione della gente. Popolo bue che non siete altro.
Però è confortante vedere che, nonostante tutto, nonostante sia difficile, c’è gente che continua a far sentire un po’ di suono dell’animo, senza scadere in deprimenti rime commerciali e demagogia artistica da due soldi.

A quando il prossimo concerto dalle nostre parti? Non fatevi scoraggiare dalla plebaglia che c’è in giro, va bene?

Mappa letteraria di New York

giugno15

Una delle cose che mi piace di più, quando visito una citta è andare dove sono andati i protagonisti dei miei libri, camminare negli stessi luoghi, osservare con i miei occhi le stesse cose che lo scrittore mi ha fatto vedere nella mente. E’ come un sogno che si realizza. Si vive una realtà alternativa, si sperimentano storie ed emozioni di persone inesistenti, e poi ci si accorge che quei luoghi, che quelle cornici sono reali, esistono davvero, e allora tutto viene rievocato, tutto sembra più chiaro, più reale, più “addosso”.
La prima volta a New York mi sono commossa al laghetto di Central Park e ho pianto dall’emozione davanti agli eschimesi del Museum of Natural History, ripensando al giovane Holden e a quanto ho amato quel libro. Per un momento non sono più stata me stessa, ma sono stata Holden Caulfield, ho “sentito” come lui, mi sono impossessata dei suoi ricordi, della sua infanzia, e il suo disagio è stato il mio. Quando tornerò a New York, mi farò una full immersion in luoghi dei romanzi di Paul Auster e rivivrò il conflitto con il padre e il dolore di perdere se stessi e ritrovarsi (oppure no).
Il fatto è che non è una città qualunque. E’ speciale. Convoglia ricordi e crea strie dal nulla.
Intanto, però, per attutire un po’ la malinconia, mi perderò “in altri libri”, con questa Mappa Letteraria di Manhattan

Almeno oggi è nuvolo

giugno11

Avevo promesso che non mi sarei più fatta incastrare.
Ma la revisione all’auto e l’estate incipiente esigono denaro e non posso sputare su due giorni di lavoro in cui prenderò quanto il mio amico Max in un mese e mezzo.

Quindi, anche per questa volta, sarò segretario di seggio.
Mi hanno giurato e spergiurato che il Presidente di questa volta non sarà un emerito idiota come quell’altro. Tra mezzora lo scoprirò.

Poi cercherò di riportare in qualche modo l’andamento dell’affluenza alle urne. Non che ci sarà molto da fare. Il più è oggi. 3200 schede da timbrare e firmare. Meno male che ci penseranno gli scrutatori. Io compilo i miei registri e da brava asociale mi estraneo da tutto.
Per di più, giusto per rendere il tutto più frizzante, mi hanno commissionato una traduzione per martedì. Sono già a buon punto, e in questo fine settimana metterò da parte un po’ dei soldi delle vacanze.

Che vita grama.
Sempre a pensare al denaro.
Magari scrivo, ecco cosa. Mi piace tanto scrivere, quando sono ai seggi. Si vede un panorama umano più unico che raro. Gentaglia di paese inconsapevole. Dio, come sono classista e intollerante.
Mi riprometto di tracciare quattro o cinque “profili” degli individui più interessanti che si presenteranno e di postarli qui.

Ora vado.
Che lo Sforzo sia con noi.
E, magari, anche il Quorum.

Primo Giorno – Domenica
Bene, abbiamo immediatamente capito che il quorum è un lontano miraggio.
Però, fortunatamente, i componenti del seggio di questo “giro” sono decisamente meglio dell’ultima volta. In realtà la gente non era male nemmeno ad aprile, peccato per quel pirla del presidente.
Stavolta invece abbiamo un’età media di 30 anni, sono tutti svegli e interessanti e infatti la giornata è passata tranquillamente.
Note divertenti: ovviamente c’è sempre il “personaggio sdubbio” (temo che per ogni elezione il Comune selezioni un membro di ogni seggio da un apposito elenco di “Personaggi Sdubbio di Cardano al Campo”. Ma poco male. E’ un ragazzone abbronzato e piuttosto inutile che ha ripetuto milioni di volte “Non c’è problema”.
Verso mezzogiorno abbiamo cominciato a socializzare con tutti i membri degli altri seggi e siamo arrivati alla conclusione che domani ci portiamo sdraio e creme solari e ci mettiamo nel parco della scuola a prendere bellamente il sole.

L’affluenza è deprimente. Sono venute 151 persone su 968. In tutta la giornata. Il 15,59%. Siamo un seggio un po’ anomalo. La zona di Cardano al Campo che ci è toccata è rinomata per l’astensionismo. Meglio, faremo prima a finire domani.

Mi ero riproposta di fare una seria critica alla situazione. Di analizzare consapevolmente questo fenomeno. Ma tutto quello che posso dire è che tutte le 151 persone che sono venute a votare oggi ci hanno espresso un triste rammarico per questo deprimente non-interessamento.

Che altro dire? I finanzieri, dopo ore di tentativi e dopo aver compiuto atti degni di McGyver, sono riusciti a sintonizzare il loro mini televisore sul Gran Premio di oggi. Stasera credo che si guardassero una fiction, mangiando pop-corn e parlando dei vecchi tempi.
Ma soprattutto riflettendo su quanto sia inutile tutta questa macchina burocratica/democratica messa in moto nel disinteresse di tutti e con squallide politicizzazioni da parte di Destra, Sinistra e del terzo polo italiano: la Chiesa.
Beh, forse quest’ultima riflessione è più mia che dei finanzieri…
A domani.
Forse.

Secondo giorno – Lunedì

Abbiamo perso. Il mondo fa schifo. Gli italiani-brava-gente sono un branco di imbecilli senza coglioni, sottomessi a un’istituzione bastarda e para-statale quale è la Chiesa. La signora Chiesa. Signora di cosa, lo so io.

Complimenti a tutti noi. Bravi. Il 25% dell’affluenza non si è mai visto nemmeno in un Paese sotto regime dittatoriale.
Ma noi siamo più belli. Siamo più bravi. Noi siamo così ignoranti e superstiziosi che ci auto-imponiamo la censura, le limitazioni, le paure, i vincoli, i dogmi.
Mille e mille anni fa Lucrezio parlava della Religio, della superstizione che vincolava il suo popolo a comportamenti meschini e ridicoli, che bloccava il progresso e tarpava le ali alla nobiltà dello spirito umano.
Le cose non sono cambiate. I “Lucrezi” di oggi vengono chiamati dottor Frankenstein e tacciati di pazzia. Tutti gli altri si fanno schiacciare il capo sotto il tallone violento di una forma di controllo delle masse meschina e vergognosa: una Religio, una Chiesa che non vuole il bene dello Stato, non vuole il bene della gente, ma che mira, con disperazione e cattiveria, a mantenere quello schifoso potere secolare su cui si è sempre fondata.

Gli italiani hanno dimostrato ancora una volta ignoranza, superstizione, paura, disinformazione, pigrizia. Hanno dimostrato di non meritare assolutamente un diritto come il Diritto di Voto. La Democrazia sta fallendo, in questo paese. Non siamo adeguati a scegliere, non capiamo nemmeno quando ne va del nostro futuro. E allora, in Democrazia, moriremo. E saremo sbeffeggiati dagli altri popoli che, pur con le loro limitazioni, con i loro problemi, con le loro “ridicolaggini”, a lungo andare, si stanno dimostrando più maturi (o almeno più furbi) di noi.

Oh mio paese dello Spaghetto-Pizza-Mandolino, io ti saluto.

Finalmente…

giugno10

ho trovato una guida magica…

Testa della Strega

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