Alchemico Blu

Laboratorio di trasmutazioni creative

Habemus Papam!

aprile19

[per vivere un'esperienza mistica completa, ascolta qui mentre leggi il testo]

ratzinga zeta
IL GRANDE RATZINGA ZETA!

Ratzinga!
Ratzinga!
Ratzinga!

Trema,
Il regno delle Tenebre del Male
Dalla Fortezza di San Pietro arriva
Con i pugni teologici
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa

Tuona
Si scaglia dal sagrato contro il male
Se sei il nemico prega è già finita
La Chiesa batte i denti, c’è
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa (croci rotanti!)
Ratzinga, Paapaaaa (pater noster!)
Ratzinga, Paapaaaa (ostia di fuoco!)

Ha la mente di Lutero ma tutto il resto fa da sè
Non conosce la paura ne’ za italiano ke koz’è
Lotta, cade, si rialza, sempre vincerà
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa (rosario atomico!)
Ratzinga, Paapaaaa (lama del diavolo!)
Ratzinga, Paapaaaa (doppio amen!)

Ratzinga!
Ratzinga!
Ratzinga!
Ratzinga!

Forte,
Con uno sguardo spacca in due il conclave
Dagli occhi sputa fuori salmi gamma
Non c’è chi è forte più di te
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa

Ha la mente di Lutero ma tutto il resto fa da sè
Non conosce la paura ne’ za italiano ke koz’e’
Se hai bisogno puoi invocarlo, con la Bibbia apparirà
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa
Ratzinga, Paapaaaa (bombe gnostiche!)
Ratzinga, Paapaaaa (luce divina!)
Ratzinga, Paapaaaa (spada teologica!)
Ratzinga, Paapaaaa (sermone perforante!)
Ratzinga, Paapaaaa (incenso atomico!)
Ratzinga, Paapaaaa (pugno teologico!)
Ratzinga, Paapaaaa (croci rotanti!)
Ratzinga, Paapaaaa (doppio amen!)
Ratzinga, Paapaaaa (ora pronobis!)
Ratzinga, Paapaaaa (acqua santa!)
Ratzinga, Paapaaaa (lama diabolica!)
Ratzinga, Paapaaaa (doppio rosario!)

[un sentito grazie a Riccardo e alla sua segnalazione]

[e non dimentichiamo la nuova SuperCar Ratzinger suggerita dall'amico Natan!]

AlchemicoBlu alla radio

aprile16

AlchemicoBlu va alla radio!
Il mio amico Ezio-Aceman mi ha gentilmente segnalato nella puntata di stasera di MusicDotNet, trasmessa su CentroMareRadio!
Quindi, stasera dalle 21 alle 22, ascoltate qui!
Grazie Ezio!

Ubuntu mon amour

aprile16

A parte che non è giusto che Natan abbia Ubunto appena uscito sul suo pc e io no.
Nella giornata di configurazione pazza e disperatissima, a un certo punto, nel delirio, gli è uscita questa schermata (leggete a sesta riga dal fondo)…

Ora, io non ci capisco molto di Linux&co, anche se mi attira.
Ma che cavolo sono ‘sti “Poteri della Super Mucca”?

PS: Natan ti ODIO!

Luci blu

aprile16

Finalmente ne ho la prova. E tutti quelli che hanno guardato Beppe Grillo stasera su TSI 1, il canale svizzero, possono testimoniare.
Beppe Grillo lo ha detto. E io lo ripeto da mesi e mesi, tra l’onta di tutti.
Perché ci sono le luci blu negli anfratti, nei portoni, nei bagni pubblici, nei luoghi appartati? Perché così i drogati che vanno lì per drogarsi, nascosti… Non si trovano la vena!
Beppe Grillo l’ha detto. Gli svizzeri lo dicono. Io lo ripeto da anni.
E adesso? E adesso?
Cercherò il filmato e lo metterò qui. Per dimostrare a tutti che non sono pazza. Non sono pazza.

Ho anche un testimone diretto: Alice, scelgo te!

Laurea!

aprile12

Il 22 marzo mi sono laureata!
Non riesco ad auto-celebrarmi e a scrivere un resoconto obiettivo della cosa, ma per fortuna c’è Alice, la mia amica narratrice, che ha assistito a tutto e che l’ha fatto al posto mio!

Riporto il testo anche qui di seguito.
Ecco la foto di uno dei regali più belli che ho ricevuto! Ma proprio bello, eh…

Grazie a tutti quelli che mi sono stati vicino. E’ stato indimenticabile!

“Arrivare allo IULM è un attimo: al casello comunichi la destinazione e ti viene consegnato un distintivo da attaccare al vetro, tipo bollo svizzero per l’autostrada; subito ti si apre davanti una corsia preferenziale e dei binari giudano la tua auto fino all’Università.
Naturalmente se hai una macchina Di Un Certo Livello.
Non conta la grandezza, le Smart, ad esempio, non hanno alcun problema, bensì la cilindrata, il modello e il livello di presentabilità.
Con la Cinquecento [GIALLA, n.d.Vale] ci ho messo un’ora abbondante, mi hanno piazzato nella corsia poverino’s, compressa tra una roulotte peace&love e un tir polacco.
Una volta sbarcata sul territorio di competenza IULM, ci ho messo altri venti minuti a trovare parcheggio, c’erano degli omini in divisa da ausiliario della sosta che vedendomi arrivare si sdraiavano nei posti liberi troppo vicini all’ingresso Vip, alla fine mi sono incastrata tra una Due Cavalli e una Panda.
Dopo aver pagato pegno nella filiale interna della Popolare di Sondrio per ricare il cellu, ho raggiunto il magnifico Edificio Numero 5.
Fuori, il papà della Vale fumava e appena mi ha visto si è dilettato a prendermi benevolmente per il culo, insistendo sul fatto che tanto io non mi laureerò mai.
Nel frattempo, direttamente dalla Guerriglia di strada è arrivata mia sorella, travestita da Komandante, sprezzante del Sistema e della selezione all’ingresso.
Dentro tra la folla, riconoscevo a poco a poco le facce amiche, mi si materializzavano davanti dal nulla, sembravo sotto l’effetto di qualche fungo… Ho faticato anche a riconoscere Val, anche se c’è da dire che era trasfigurata nel suo travestimento da lureanda… A detta di sua madre dovrà indossare il tallieur per almeno una settimana.
Solo a lei poteva capitare di non avere la propria relatrice in commisione, colpita dall’Asiatica infame.
Solo lei poteva fare una tesi sui videogiochi risultando credibile.
Solo lei, pervasa dal sacro fuoco dell’esaltazione intellettuale, poteva dire al Presidente: “Quello che dice non è corretto!”
Dietro, il pubblico e il parentame sussultava e momorava , assentiva compiuciuto, lanciava occhiate di sdegno alla commissione, riconoscendone le immani vaccate e fremeva di eccitazione al momento del verdetto.
Dignità di Lode… Plauso e lacrime.
Suo padre, silenzioso e guardingo le confida che è stata brava, poi si ricompone e proclama che la lode è il minimo, avendo lui pagato per cinque anni.
Poi di nuovo tutti verso GallaCity, Io&Lus, le sorelle-merda che non si laureeranno mai, equipaggio fisso sulla nostra saettante Cinquecento.
E poi finalmente Festa!
Non ritenevo possibile ubriacarsi col Campari… Ma se è per questo nessuno credeva nemmeno che Natan potesse dedicare pubblicamente “PUPPE A PERA” alla Vale nel Conclave dei Parenti Riuniti e risultare ai loro occhi “un sobrio bravo ragazzo da non lasciarsi sfuggireâ€?.
Ma è successo.
Questa Laurea ha un che di miracoloso.”

Urlo

aprile12

Sono andata a vedere Urlo, della compagnia di Pippo Delbono per tanti motivi, tutti poco validi. Prima di tutto perché Natan conosceva il gruppo teatrale e ne parlava in maniera entusiastica. Poi perché era tanto che non andavo a teatro. Infine (ma oserei dire “soprattutto”) perché avevo letto in giro che è una compagnia “strana”, con uno che è stato in manicomio che recita come attore, con tante persone sui generis, un po’ matti, un po’ emarginati.
Sì, lo confesso: sono andata con uno quel tipico senso di voyeurismo molto macabro che mi suscita sempre la diversità.
Sono andata perché pensavo di vedere fenomeni da baraccone. Gente che faceva “il pazzo”.
E l’ho pagata cara. Sì, perché questo spirito di divertimento scanzonato, di curiosità semi-intellettuale, semi-popolare mi ha, letteralmente, fregato.
Quando Urlo è cominciato me ne volevo andare. E non perché gli attori non fossero bravi, perché la compagnia non fosse professionale, perché non vedessi bene dal mio posto. No, me ne volevo andare per evitare di essere così coinvolta come poi sarei stata. Per il primo quarto d’ora mi sono sentita male. Una sensazione di disagio profondo, di malessere, il tipico “pugno nello stomaco” di cui si parla sempre. Vedevo queste persone sul palco scenico, i loro corpi, le loro forme. Ascoltavo queste urla sgraziate e disperate, pianti isterici e risa di follia, parole di Ginsberg, di Wilde, di Shakespeare, recitate dall’unico personaggio “normale”. Normale? L’eco di questa parola mi ha martellato nel cervello per tutta l’ora e tre quarti di spettacolo. A cosa stavo assistendo? A una fiera di fenomeni da baraccone “felliniani e bunuelliani”, come sono stati definiti? No, non ne sono convinta. Stavo assistendo a sensibilità, a prospettive, a immaginazioni, a delirii, a colpi di genio. Era l’anima di un’umanità molto più che normale, quella vomitata fuori dalle casette della scenografia. Erano corpi e carne e allegria ed estrema sofferenza, erano esseri umani. Non esseri umani “di seconda scelta”. Questa è l’umanità che mi piace. Probabilmente – lo spero – questa è l’umanità di cui faccio parte. Non quella dei borghesi bendati seduti al tavolo delle leccornie. Non quella dei Papi altolocati e potenti, non quella di una politica abietta e senza significato.
Preferisco la nenia popolare di una voce di donna che viene da lontano. Preferisco Bobò, che pensavo solo fosse “uno strano ometto basso”, all’inizio, per poi capire, invece, che era lui quello estirpato a forza da Delbono da quarantacinque anni di ospedale psichiatrico. Preferisco donne androgine alte e con le gambe muscolose o ragazzotte basse e in carne. Preferisco questo sottomondo di artisti e geni compresi, perché mi hanno fatto scoprire il teatro e il suo potere, dopo anni che pensavo di conoscerlo.
Nel buio della sala gremita ho pianto. Ho pianto tanto. Prima con vergogna. Sono grande, non si deve piangere a teatro. Poi con soddisfazione, perché era l’emozione più bella e dolorosa che potessero farmi provare.
Il dannato disagio iniziale era dovuto al crollo totale delle mie barriere, al fatto che degli esseri umani fossero riusciti a mettermi davanti a una realtà che ben conosco ma che non avevo mai davvero capito.
Normalità.
Pazzia.
Se già questi deprimenti termini non avevano senso prima, per me, ora ne hanno ancora meno.

“I saw the best minds of my generation destroyed by
madness, starving hysterical naked,
dragging themselves through the negro streets at dawn
looking for an angry fix,
angelheaded hipsters burning for the ancient heavenly
connection to the starry dynamo in the machin-
ery of night…”

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