Alchemico Blu

Laboratorio di trasmutazioni creative

Cena da Pillo e Pisa by Night

dicembre10

Uno ogni tanto ci pensa. Diventare vegetariano. Non deve essere male. Probabilmente è davvero possibile vivere tutta la vita senza mangiare carne, senza danneggiare altri esseri viventi e anche se stessi. E allora l’idea di andare in un ristorante che si chiama Taverna di Pillo, sottotitolo “Cucina biologica e tipica toscana” è decisamente stuzzicante. Potrebbe essere un buon modo per cominciare il proprio percorso di salutismo alimentare. Certo. Come no. Peccato che una volta lì, nel menu ci siano piatti invitanti come Fiorentina, Tagliata, Fegatello. Peccato che il menu prescelto sia stato “Tagliolini al sugo bianco di anatra” e “Tagliata con tortino di cicoria e fave”. E peccato che fosse tutto così buono da far rimandare ancora di qualche vita (sì, credo nella reincarnazione e per punizione rinascerò Mucca, che ci posso fare?) i buoni propositi di vegetarianesimo. Se aveste mangiato quello che ho mangiato io, mi dareste ragione.
Poi, per smaltire, siamo andati a passeggio.
Dal Lungarno fino a Piazza dei Miracoli. Una passeggiata infinita, ma era necessaria per evitare di morire di digestione. In compenso, la Piazza di notte ha, come tutti i luoghi pubblici quando non c’è gente schiamazzante e fastidiosa, un fascino tutto suo. piazza_miracoli_notte_small Peccato che io, col mio imbarazzante e incessante singhiozzo, abbia contaminato l’atmosfera surreale e il silenzio notturno…
Per concludere la serata in bellezza, Ricca ci ha fatto una gradevole sorpresa. Ci ha portato a Ponsacco, centro internazionale di cultura e svago giovanile, all’autolavaggio a gettoni. Con tre gettoni abbiamo lavato la Punto. Uno specchio. A parte i vetri che sembravano pelle di leopardo da quanto erano a macchie.
Ecco, dopo tanto tempo, una giornata significativa. E’ che a volte mi dimentico che si può stare così. E in questa terra di zappatori e coltivatori di fave, la Toscana, mi riprendo e torno ad essere una persona “normale”. O meglio, consapevolmente anormale. Forse è una forma mentis da milanese assuefatta al lavoro, la mia.
Ma non diciamo idiozie. Piuttosto, è che anche qui ci sono persone speciali che ti riportano in vita dopo periodi di torpore.
Grazie toscani

Calendari Trash su Repubblica.it

dicembre9

Come al solito, la Repubblica online ci regala perle di eleganza e classe. Oggi si tratta di meravigliosi Calendari Trash. Raccomando in particolare il Calendario Cofani Funebri di cui riporto qui il migliore esempio.
Senza parole.

Albero di Natale (pacchiano)

dicembre6

Prima di partire per l’ennesima volta per la Toscana, ho aiutato mia madre con l’Albero di Natale. A parte i calcoli stratosferici per riuscire a mettere i fili dorati in modo equilibrato, appena finito ci sembrava un po’ spoglio. Allora siamo andate a comprare delle nuove palle (che peraltro sembrano introvabili: o ci sono delle cose raccapriccianti e orrende, oppure costano 4 euro l’una). Tornate a casa abbiamo sistemato le palle nuove, risistemato quelle che già c’erano e ci siamo drammaticamente accorte che, ora, erano troppe. albero_natale_small.jpg Uno dei commenti che ha già riscosso è stato:
“Ah, il classcio Albero di Natale pacchiano da famiglia felice.”
Oh, a me piace.
Poi ne ho parlato con Alice e anche lei mi ha detto che ogni anno è la stessa storia: le palle sembrano miracolosamente diminuite. Poi sono abbastanza, ma all’inizio ingannano. Ecco, noi che siamo state ingannate abbiamo prodotto questo… ————————————>
A me piace. E’ stato faticoso. Per di più, avevamo fatto tutto in cucina e poi ci siamo rese conto che non passava dalla porta per andare in salone. Dramma nel dramma. L’ho sollevato di peso, con l’aiuto di mio padre, e sono riusciuta a portarlo in sala facendo cadere solo due palle.
Nota per l’anno prossimo: fare l’albero direttamente in sala.

P.S. Il De Chirico della foto non è un originale (purtroppo)
P.S. bis Con questo post ritengo esaurito l’argomento Natale, che mi causa una strana orticaria

Donnie Darko – Grazie al Cinema di esistere

dicembre3

[Spoiler]
donnie_darko_manifesto_small
Ebbene sì, sono tre anni che aspetto di vedere questo film e l’attesa non è stata vana.
Avevo esplorato il sito web ufficiale e non avevo capito nulla. Ero rimasta confusa, frastornata, disorientata. Però mi era rimasto addosso anche uno strano senso di inevitabile, ancora una volta, di quelle esperienze in cui ti devi imbattere e che devi capire veramente, prima o poi.
E finalmente stasera sono riuscita a vedere Donnie Darko.
Insieme di generi, insieme di messaggi, insieme di stili.
E’ un film anticonformista, ma anche dire anticonformista suona male, sta antipatico, è fastidioso, perché lo inscrive in quelle produzioni che vogliono essere anticonformiste perché “va di moda”.
Questo film è un film sulle cose che contano, nella vita. Sul senso della vita e sul capirlo a sedici anni, quando tutti ti pensano un folle psicopatico.
L’immaginazione, la pazzia, la sperimentazione, la genialità, la pazzia, l’amore, la paura, la pazzia, la scelta, la consapevolezza, la pazzia.
La pazzia è la “porta”. La possibilità di capire, quando essere pazzi potrà “salvare il mondo”.
Donnie vive nella “splendida” America degli anni ’80, piena di complessi e di false speranze, di rampante voglia di fare e di distruttivo amore per psicofarmaci e psichiatri. La normalità, l’ordinario, ecco cosa conta. La moralità, il tranquillo intorpidimento dei sensi in tutte quelle attività socialmente riconosciute e accettate.
E poi c’è Donnie, un disadattato visionario, pazzamente geniale, infilato in un mondo che critica e detesta. C’è Donnie, scheggia impazzita di un mondo che non si aspetta questo da lui, che lo vorrebbe calmo e uniformato. Che cerca di sedarlo con pillole a dosaggio doppio.
Metaforicamente, Donnie non appartiene al suo mondo, ironicamente il suo mondo non gli appartiene. Come se non bastasse, però, Donnie smette veramente di appartenere al suo mondo, ed entra in un Universo Tangente, destinato a collassare dopo 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi. E lui, sulla soglia che divide pazzia e lucidità, lo capisce, e fa una scelta. Una scelta che lo porta ad accettare. A rispondere alla domanda “Ognuno muore da solo?” e a scegliere di morire, perché ormai sa qual’è la risposta.

Un misto tra fantascienza, debiti lynchani, American Beauty all’ennesima potenza e la storia di un adolescente confuso, questo è davvero uno dei migliori 100 film della storia del cinema.
Dopo il film ho rivisitato il sito ufficiale. E ho capito molto, molto altro.
Poi mi sono fatta un deludente giro sul sito italiano (ma cosa aspettarsi in più?)
Ho letto un articolo su Metaphilm e ho capito ancora un po’.
E poi ho continuato a esplorare la rete, trovando addirittura un blog, Where is Donnie? pieno di riferimenti interessanti.
Questa invece, è una specie di “guida con le soluzioni”. Non so se consigliarla. Forse toglie tutto il fascino e il mistero al film. Io non l’ho letta, ma ho visto che c’è anche una specie di “walkthrough” che aiuta a navigare nel sito ufficiale…
Infine, dopo aver visto il film, anche questo è da leggere (non l’ho trovato tanto facilmente, ma è fondamentale). Dire che è illuminante è poco.

Vedere un film del genere al cinema è un’esperienza mistica. Come un rito. Qualcosa da provare sulla pelle, negli occhi.
Amavo il cinema già prima. Adesso ancora di più.

P.S. La canzone finale di Donnie Darko è “Mad World”, dei Tears for Fears, rifatta da Gary Jules. Per chi volesse farsi suggestionare, ancora, dopo la fine del film…

Mad World

All around me are familiar faces
Worn out places, worn out faces
Bright and early for their daily races
Going nowhere, going nowhere
And their tears are filling up their glasses
No expression, no expression
Hide my head I want to drown my sorrow
No tomorrow, no tomorrow

And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had

I find it hard to tell you
‘Cos I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very, very
Mad World

Children waiting for the day they feel good
Happy Birthday, Happy Birthday
Made to feel the way that every child should
Sit and listen, sit and listen
Went to school and I was very nervous
No one knew me, no one knew me
Hello teacher tell me what’s my lesson
Look right through me, look right through me

Chissà se è stata scritta apposta per la colonna sonora o se esisteva prima. O forse, esiste proprio per essere la canzone finale…

Smashing Pumpkins – Inediti?

dicembre2

In queste grigie giornate di musica scadente, ho appena ricevuto una lieta notizia.
Su questo utilissimo sito non ufficiale di Billy Corgan ci sono molte (ma veramente molte) canzoni inedite degli Smashing Pumpkins. Demos, b-sides, cose così. Un gioiello.
Io passerò il resto della serata in scaricamento&ascolto.
Spero di aiutare i cosiddetti “Orfani degli SP”.

Time, is never time at all,
You can never ever leave
without leaving a piece of youth…

Biforcazioni oniriche

dicembre2

“Camminavo
vicino alle rive del fiume
nella brezza fredda degli ultimi giorni d’inverno.”

E mi trovo come al solito davanti a un bivio. Ho scoperto di essere una professionista, con i bivi, con le biforcazioni. Il solito discorso che vale per tutti, vale anche per me. Se scelgo una strada, mi perdo l’altra. Non si torna indietro. Assolutamente no. Ma io ho trovato un modo. Io sono un genio e ho trovato un modo geniale per affrontare queste situazioni. Con calma, cerco uno spazio tranquillo accanto al sentiero, un po’ d’erba, qualche foglia secca. Perfetto.
Mi sdraio e mi metto a dormire.
Così posso vivere tutto, senza esclusioni, senza rinunce. Senza limitazioni.
Dormo, e mentre dormo sogno tutto quello che poteva essere, sia da una parte che dall’altra. Dormo e sogno, e anche queste sole due parole mi accolgono, e il terreno mi accoglie, e i miei sogni sono sempre a colori ed è il mio mondo, perfetto e illimitato, eterno perché nel sogno riesco a fare quello che non riesco nella vita, ossia fermarmi e non pensare, vivere il momento.
E’ ironico, no?
Riesco a vivere pienamente solo in un succedaneo della vita.
Riesco ad essere veramente viva solo nella sospensione della vita.
Però è un’assuefazione, non se ne può fare a meno.
E quindi chiudo gli occhi, alla fine dell’inverno, e mi sdraio su un prato a sognare.
E quindi chiudo gli occhi, alla fine di questo momento, e mi sdraio sul tappeto a sognare.
Un giorno mi dovrò svegliare, e mi renderò conto che sono ancora al primo bivio della mia vita, che in realtà non ho mai scelto, che in realtà ho solo rimandato un viaggio inevitabile e doloroso (in un modo o nell’altro).
Però ora no, ora dormo. E, soprattutto, sogno di vivere.
Per vivere c’è sempre tempo, no?
No?

[voglio ringraziare Borges per avermi fatto scoprire la bellezza della biforcazione ed Eddie Vedder per aver scritto la canzone più bella del mondo per i titoli di coda di Big Fish]

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