Alchemico Blu

Laboratorio di trasmutazioni creative

Palle al balzo – Dodgeball

novembre24

[Spoiler]
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E’ un film per spegnere il cervello. No, non è uno di quei casi in cui il titolo è stato mal tradotto ed è fuorviante. Palle al balzo è proprio quello che sembra: la possibilità di passare un paio d’ore con la mente in stand-by.
Però per fortuna c’è Ben. Il film merita di essere visto anche solo per la sua espressione nella locandina. La storia è la stessa: buoni contro cattivi, fighi contro sfigati, fasulli e cinici contro innocenti e disillusi. Il colore deriva tutto da Ben Stiller, dal suo personaggio dai ridicoli baffi, dalla sua ignoranza incolmabile, dal suo stile di vita tipico del “self made man” che è riuscito a perdere mille e mille chili di troppo e a diventare un uomo felice.
E ora, con grande “spirito di altruismo”, cerca di aiutare gli altri a capire che “fanno schifo” e, quindi, a cambiare. Non a caso, il motto della palestra di White Goodman, che di goodman non ha molto, è

“Siamo meglio di voi, e lo sappiamo!”

Sì, perché grasso non è bello, grasso è vergognoso. Come dice uno dei clienti della palestra dei cattivi,

“Prima di conoscere White ero grasso, ma mi piacevo com’ero. Dopo poche lezioni con lui ho capito quante cose in me facevano schifo…”

Per fortuna non tutti la pensano così, anzi. Qualcuno che fa parte dell’esiguo gruppo deli “sfigati” cerca di spiegare la famosa morale alla “Forrest Gump”: ognuno può raggiungere i propri obiettivi con impegno, dedizione (ma anche sarcasmo, cinismo e tanta buona sorte). In tutto questo, ovviamente, la grande occasione della vita consiste nel partecipare al torneo mondiale di uno sport inesistente e molto simile a “Palla guerra”, il Dodgeball, appunto.

Volendo ben guardare, c’è anche un senso, il solito. Accettarsi come si è, impegnarsi a fondo per ottenere quello che si vuole e, se va tutto bene, alla fine la bella gnocca di turno potrebbe anche starci (o magari è lesbica).
Comicità un po’ triviale, piena di “volgarismi” e scorrettezze. Situazioni assurde e paradossali all’interno di una trama al limite dello scontato. Non rende un granché, a parlarne, perché in fondo sono due ore di gag e mimica corporea. Ma vale la pena.
Meglio di tanti film spacciati per seri che sono molto più tristemente squallidi.

Natura domestica

novembre24

Non ho trovato tempo per raccontarlo prima, ma domenica mi sono infilata in giardino e mi sono immersa negli alberi, a raccogliere frutti di stagione. Non posso raccontare a parole, sarebbe riduttivo.
Posso solo mostrare questa “Natura domestica” come si è mostrata a me.
Limpida, nitida e fresca, inaspettatamente mattutina.

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Il vicino esaurmento…

novembre20

Per descrivere la situazione di collasso totale che sta vivendo la mia famiglia in questo periodo potrei citare i più disparati e originali esempi: la spesa settimanale che non si fa più da un mese, il fatto che in frigo ci sia solo formaggio scaduto e sottolii (non scaduti solo perché la loro scadenza è lontana), la biancheria che non torna più dalla lavatrice (io e mia sorella litighiamo per un paio di mutante pulite), tornare a casa e trovare un bigliettino “Siamo passati oggi pomeriggio, c’era un tale casino che non abbiamo trovato quello che cercavamo. In compenso abbiamo dato una sistemata. Firmato: i ladri.”
Insomma, tanti indizi mi fanno capire che le cose non vanno e che stiamo per arrivare al collasso.
Tante.

Ma nessuna incisiva e chiara come mio padre che torna alle otto dal lavoro, apre la porta, ci guarda e dice “Permesso…”
Sì, papà, è casa tua.

La teina mi mette ansia

novembre17

Ebbene sì. La teina mi mette più ansia della caffeina. Il the mi fa stare peggio del caffé. Non so esattamente come mai, ma quando bevo il caffé sto sveglia e lavoro a oltranza, quando bevo il the sto sveglia, lavoro a oltranza ma con una specie di disperazione negli occhi e nelle mani. Scrivo compulsivamente, guardo ovunque smarrita. Insomma, non è proprio un bel vivere.
Sono qui, a sudare sangue sulla Tesi. Mi odio. Scrivo troppo, oppure troppo poco. Trovo (o ritrovo) il materiale utile quando ormai ho già scritto, e allora devo riscrivere, compulsiva e paranoica. E’ massacrante. Il mio morale è ottimo, stranamente. Questa iperattività ansiogena mi fa sorridere di isteria. Ma va bene così. Meglio delle fasi di morte cerebrale-apatia.
Solo che come si fa a condensare in poche pagine la situazione attuale dei Games Studies? Come si fa a tracciare un panorama decente della situazione italiana? Come si fa a parlare di narrazione, rimediazione, performance e a mantenere il sorriso sulle labbra?
Non ce la posso fare. Non ce la posso fare.
Così, poi, quando ce la farò, potrò dire: “Non pensavo che ce l’avrei fatta.”
Ma ce la farò?

Videogiochi, Cultura e Società – IULM, Milano

novembre17

Ogni volta che leggevo di qualche conferenza spaziale sui videogiochi tenuta in qualche patinata università estera mi mangiavo le mani perché non potevo assistere. Oggi invece ho ricevuto una notizia splendida: il 25 novembre, allo IULM, ci sarà un Convegno sui videogiochi esagerato organizzato da Gianni Canova e Matteo Bittanti. Partecipazione aperta a tutti.

Il programma è ricco e interessante.
Altre info sono qui.
Insomma, come non esserci?

Giornate di lavoro

novembre17

Le giornate scorrono via come fiumi. Non te ne accorgi neanche. Bevi un bicchiere di latte a colazione e lavori su pagine html, mangi una focaccia agli spinaci e traduci la biografia di una pittrice, rubi pan di stelle a merenda e scrivi un volantino. E sono le undici di sera e ti dici “Però, pensavo fossero solo le sei.”
L’ora legale non aiuta. Con questo buio non si capisce mai quando si dovrebbe smettere di lavorare. E poi fai benzina da un benzinaio qualunque e vedi che sta mettendo su le decorazioni di Natale.
Ma se settimana scorsa si parlava di andare al mare, come può essere?
Vivo nel solito limbo spazio-temporale che mi avvolge all’inizio dell’inverno e che mi si scrolla di dosso a primavera, quindi avverto tutti quelli che mi conoscono (e già che ci sono, saluto tutti quelli che mi conoscono) che da qui a marzo sarò come imbottita e ovattata e, soprattutto, rintronata.
Ora torno a correggere una tesi, tra un caffè e una camomilla. Ma che ore sono? Quanto manca all’alba?

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