Alchemico Blu

Laboratorio di trasmutazioni creative

Metal Gear Solid – Philanthropy

novembre29

Quanti hanno tratto film da videogiochi? L’elenco è infinito.
C’è però questo progetto, Metal Gear Solid – Philanthropy, che merita attenzione. Realizzato da ragazzi, amatori e appassionati di cinema e vg, è un lungometraggio ispirato alla serie di Metal Gear Solid, appunto.
Per ora è possibile scaricare il trailer. Poi, piano piano, la storia andrà avanti.
Da tenere d’occhio assolutamente!

Cazzöla con Parenti – 2004

novembre28

Succede ogni anno, è inevitabile, ormai, peggio delle feste comandate. Succede che si deve espletare questo rito barbaro animale di mangiare chili di carne di maiale con chili di cavoli auto-coltivati. E’ una cerimonia complessa, che richiede un intero giorno di preparativi e, di conseguenza, un’intera giornata di “fruizione”.
Il Giorno della Cazzöla. La Cazzöla, abominio della cucina lombarda. Quante famiglie la cucineranno? Tante. Per gli altri sarà un normale piatto, magari un po’ più indigesto degli altri. Non per noi. Qui la questione di complica.

Quella di seguito riportata è la formula rituale che la Famiglia (la mia) ha ideato, sperimentato e perfezionato in anni e anni di lavoro per il Giorno della Cazzöla.
Non deve valere per tutti. Non può valere per tutti. Non sono mica tutti come noi. Perché la Famiglia non è normale…

1- La Ricetta
Il numero totale di partecipanti al rito è, solitamente, mai inferiore ai dieci e, finora, mai superiore ai quindici (ma non c’è nessun limite vincolante). Nonostante il numero di persone sia sempre più o meno lo stesso, ogni anno, al momento dell’acquisto e della preparazione degli ingredienti, scoppiano guerre furibonde tra il Padre e la Madre per i quantitativi. Secondo il Padre, qualunque quantità è poca. La Madre, per fortuna, ha più senso della misura. E, nonostante abbia sempre ragione lei, ogni anno il Padre passa giorni e giorni in paranoia più totale ripetendo, quasi fosse una litania (d’altra parte, è un rito…), “Ohhh… No… Troppo poco… Troppo poco… Non bastano… Non basteranno mai…”
Per fugare i dubbi, propongo qui una ricetta (gli ingredienti e le quantità) che tornerà utile nei giorni bui dell’anno prossimo, quando il problema si riproporrà.

Cazzöla, ingredienti per 12 persone:
Cavoli (verze): 15 chili
Puntine di maiale: 5 chili
Salsicce (piccole e tonde): 15 pezzi
Cotenna: 1 chilo

I cavoli devono essere quelli dell’orto dello zio Roberto. Quest’anno ne aveva 18, ma le farfalline glieli hanno mangiati (ma che farfalline erano?!). Ne abbiamo usati circa 10. La carne deve essere ottima, di maiali non grassi alimentati a cibi biologici e sottoposti a severo allenamento fisico. Devono essere in carne e in forma, non sovrappeso! Cotenne, salamini si confondono nel mucchio. Fanno colore.

Spero in questo modo di evitare giorni di angoscia e di titubanza.
Conoscendo il Padre, so che non sarà possibile. Ma va bene così.

2- La Preparazione
Parafrasando una famosa pubblicità, “Per cucinare dei grandi cavoli, non ci vuole un grande pentolone, ci vuole un pentolone grande!”
E un pentolone grande (molto grande), guardacaso, fa proprio parte dei beni più preziosi della Famiglia.
Poi ci vogliono mani e adepti pronti a sezionare e preparare i cavoli ad arte, lavando foglia per foglia, con amore e dedizione. Infine, tutte le foglie vanno inserite nel suddetto pentolone, che sarà portato a spalle in cantina dai membri più forti della Famiglia (che fortuna, il Padre ed io). Infine, nei bui anfratti del garage, avverà la cottura dell’innominabile. Ore ed ore di ribollitura abominevole. Solitamente, l’unico membro che resta ad assistere a questa parte del rituale è il Padre. Con un enorme bastone, in modalità Stregone, rimesta senza pace (dicono che, durante il resto dell’anno, nelle notti di luna piena, il Padre si aggiri cercando cavoli e pentolone, che però vengono debitamente nascosti). Gli altri membri della Famiglia vengono dispensati da questa parte ripugnante del rito. Le Figlie escono (o meglio, fuggono), la Madre si dedica ad attività di preparazione ambientale (tavola, bevande et similia).
Ma non è tutto. una volta cotti i cavoli, ricomincia la fase del lamento: visto che durante la cottura il volume delle verze diminuisce visibilmente, il Padre ricomincia i suoi gridi di angoscia, minacciando e mettendo tutti in guardia. Quest’anno non sarà abbastanza.
Viene, a questo punto, inserita la carne (precedentemente trattata in modo opportuno dalla Madre), e i cavoli e la carne vengono suddivisi in pentole di dimensioni più umane che verranno piazzate (rigorosamente tutte insieme) nell’unico forno di casa. E’ la Madre che sovrintende ai lavori. Cucina e sala la carne, assaggia i cavoli per capire se saranno troppo insipidi, effettua calcoli matematici e inventa algoritmi complessi per inserire un egual numero di puntine, cotenne e salsicce nelle varie pentole, controlla che la cottura in forno abbia buon esito.
Un dettaglio quasi insignificante che stavo per dimenticare. La famiglia del Padre è lombarda da generazioni. Anche un po’ veneta, a dire il vero. Però del freddo Nord, insomma. La famiglia della Madre è Meridionale da generazioni. La Madre, addirittura, è nata in Libia, a Tripoli. Eppure, adottata da questa terra, ha saputo imparare a cucinare il piatto tipico rituale lombardo come nemmeno il Padre e i suoi fratelli sanno fare.
Quindi, ricordare: per una cazzöla ben riuscita, si consiglia l’uso di un cuoco (o una cuoca) del Sud. Più del sud è, meglio è. Capirete che noi, con la Libica, abbiamo un’arma segreta.

La preparazione dell’abitazione ad accogliere 12 persone è affare di ciascuno. Noi dobbiamo recuperare sedie dai loci più indescrivibili. Ognuno se la sbrigherà come meglio crede.

3- Il Giorno della Cazzöla
Solitamente il Rito del Giorno della Cazzöla si svolge la domenica a mezzogiorno. Come ogni festa “religiosa”, anche questa non ha una collocazione temporale casuale: la giornata del sabato è interamente dedicata ai preparativi. La giornata della domenica è dedicata all’assunzione. Il pomeriggio della domenica è dedicato al cosiddetto “ripiglio”.
Svegliarsi con odore di cavolo, maiale e cotica la domenica mattina non è un’esperienza per tutti. Noi ormai siamo abituati. Anzi, siamo quasi affezionati. Ma per uno “straniero” sarebbe un momento duro da superare.
Dopo gli ultimi frenetici preparativi, i parenti arrivano all’una, precisi e affamati come sempre.
I parenti, nell’ordine sono. La zia Rosalba (la Sorella del Padre), lo zio Roberto e il Marco. Lo zio Gino (il Fratello del Padre), la zia Mariarosa e il Simone. Quest’anno, new entry, c’era la ragazza del Simone. Si trovata nel bel mezzo di un nuovo film di “la Famiglia Entertainment”: La mia grossa, grassa Cazzöla lombarda. Chissà se tornerà l’anno prossimo.
Poi, ovviamente, c’è la Famiglia: il Padre, la Madre, la Vale, la Giulia.
(nota bene: gli articoli davanti ai nomi propri sono parte integrante dei nomi stessi.)
La zia Rosalba si occupa dei dolci. Lo zio Gino si occupa delle bevande. Quest’anno ha portato una bottiglia leggermente più grossa del normale
Spumante con la cazzöla, direte voi? Ebbene sì. Perché secondo lo zio Gino, lo spumante frizzantino aiuta il famosissimo processo del disgörg. Permette, cioè, di mangiare a volontà il “cibo degli dei” e di evitare che si cementifichi nello stomaco. Il disgörg è la novità di quest’anno. Abbiamo passato circa mezzora nella spiegazione del suddetto meccanismo e un’altra mezzora a bere per dimostrare di saperlo mettere in atto.
Il trucco, quando si mangia, è quello di assumere piccole porzioni. Il famoso “bis” viene effettuato per ben più di due volte. Tutti mangiano soddisfatti. Il pranzo è accompagnato da bevute di dimensioni ciclopiche, e contornato da discorsi di ogni tipo. Dalla politica (che però viene affrontata en passant e senza nevrosi), al mal di testa permamente della zia Rosalba, alle rispettive prese in giro delle paranoie soggettive. Purtroppo, nonostante partecipi da ormai ventiquattro anni al Giorno della Cazzöla, non posso effettuare un resoconto obiettivo e fedele del pranzo, perché dopo poco tempo la mente di tutti (compresa quella della sottoscritta) è annebbiata, confusa, e le immagini, i suoni, i volti, si mescolano in un tutto indistinto.
Quello che posso dire è che da un contesto di composta quasi-serietà si arriva ad un baccanale forsennato, pieno di gente che parla contemporaneamente, con bottiglie (e bottiglioni) di vino che finiscono in un istante e cibo letteralmente spazzolato via dai piatti.
Ovviamente il pranzo si protrae inevitabilmente fino alle cinque del pomeriggio. Dopo sei litri di caffè a testa per tornare padroni di sé, ci si comincia ad alzare e ci si rende conto che forse è ora di terminare questa giornata annuale dedicata ai cavoli e al maiale, ma forse anche un po’ allo stare insieme e al ritrovarsi. E, soprattutto, al bere in Famiglia.

Per noi il Giorno della Cazzöla annuale è una festa come la Pasqua: non cade mai uguale, ma arriva di sicuro ogni anno.
Grazie alla Madre perché tiene le redini di tutto e di tutti.
Grazie al Padre perché rompe le balle come solo lui sa.
Un saluto tutta la Famiglia.

MSN – Vale&Natan – Pasticci di nostalgia

novembre27

Vale: Mi manchi, Natan… Ho appena pasticciato un poster di Megan Gale per non sentire la tua mancanza, ma mi manchi lo stesso…

Natan: Cosa c’entra lei? Guarda che è stata colpa mia, lei non voleva…

Skill – Alessandra C.

novembre26

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Ho scoperto questo libro perché la scrittrice era una delle relatrici della Conferenza sui Videogiochi che si è tenuta a Milano a Novembre. Ho letto un po’ la trama qua e là su qualche sito, alquanto scettica, pensando che fosse la solita storia tipo Matrix, o Existenz o insomma quel genere di realtà virtuale succedanea della realtà reale eccetera.
Invece no, questo libro è diverso, molto diverso. E’ scritto chiaramente da una persona che videogioca. E non poco. Anzi, la stessa Alessandra C. ha ammesso di essere “assuefatta” ai First Person Shooter. Gli sparattutto. Ed è proprio di questo che parla il libro. Di un Gioco, IL Gioco, che in un futoro (?) non troppo lontano è diventato il fenomeno di intrattenimento mondiale più seguito e più importante. Ha soppiantato calcio, formula 1, reality show. Tutto. C’è la Lega del Gioco, organismo invisibile e onnipotente, che controlla tutto, dal regolamento alle vite dei giocatori. Il pubblico è lo spettatore (poco) silenzioso degli scontri all’ultimo sangue che i giocatori compiono in Arene super-tecnologiche, novelli stadi post-umani.
In questo Gioco (che è in pratica una specie di Unreal, o di Quake Arena) i giocatori sono dei ragazzini giovanissimi very skilled, abilissimi, dei draghi con tastiera e mouse, che conoscono a memoria le mappe, gli armamenti, le tattiche. Il campione in carica, Skin, 23 anni, è un già troppo “vecchio”. Dovrebbe lasciare il posto alle nuove leve. E non sono solo i suoi avversari a pensarla così. Anche la Lega fa pressioni…

Oltre al tema, evidentemente videoludico, anche la struttura del romanzo è chiaramente ispirata al videogioco. I capitoli corrispondono aii vari mesi del Campionato, ma in realtà sono paragonabili a livelli da superare, attraverso i quali Skin, uno dei protagonisti, deve passare e che deve superare indenne per arrivare alla Finale. I personaggi sono caratterizzati bene, ma in modo nevrotico e compulsivo. Più che dei volti, più che delle persone, sembra di vedere degli avatar che sfrecciano davanti ai nostri occhi, desiderosi di mostrarsi e insieme di sfuggire al nostro controllo (o ai nostri colpi).
Skill è un libro elitario, secondo me: un non-giocatore non può percepire e comprendere completamente il clima di ossessione maniacale, le emozioni suscitate da un agguato o l’insonnia e le ore passate attaccati a una consolle. C’è il chiaro tentativo di descrivere a parole quello che invece è sensazione irrazionale, che dal cervello parte e contagia e permea tutto il corpo. C’è il disperato e ossessivo tentativo di descrivere la dipendenza dal Gioco (ma in realtà da qualsiasi gioco).
Alessandra ci prova, e ci riesce. Con me ci è riuscita benissimo. Mi sono rivista mentalmente intere sessioni di Half Life in multiplayer, o sanguinarie partite a Unreal, in cui un ragazzino di 12 anni mi distruggeva costantemente e senza pietà.
Un consiglio, magari, prima di leggero. Passate qualche ora in un First Person Shooter. Anche da soli. Anche contro tristi mezze-intelligenze virtuali.
Sicuramente capirete di più e “sentirete” meglio.

Quante cose in un sol giorno!

novembre26

La giornata comincia come sempre con me che non mi sveglio alle 7. Non ce la faccio. Se punto la sveglia alle 6, mi sveglio. Alle 8, mi sveglio. Alle 7, mai. E quindi mi alzo alle otto. Mi infilo dei vestiti amorevolmente preparati sulla sedia da un alter ego di me stessa ieri sera e senza nemmeno far colazione me ne vado a Milano.
Falliti i buoni propositi di prendere il treno, mi avvio in auto, con il timore reale di trovare code interminabili. I cartelli lungo la superstrada mi avvertono. Code da Legnano a snodo A8-A4. Sono dei cartelli terroristici di merda. Quando c’è veramente coda non ti dicono niente. Quando c’è mezzo rallentamento ti danno per spacciata. Per fortuna oggi era giorno di propaganda terroristica infondata, quindi arrivo in tangenziale rapida come una scheggia.
In realtà non posso raccontare tutta la giornata. Sono successe tante cose, tutte molto belle, di quelle che ti mettono di buon umore per diversi giorni.
Come la conferenza sui videogiochi (poca gente, ma com’ero felice).
Come il fatto che ho conosciuto delle persone che fino a ieri erano solo virtuali (due maniaci di Project Ring – ciao Cryu e UnNamed :) ).
Come il fatto che ho chiacchierato con la mia prof. per tutto il giorno, di tremila argomenti, ed è stato così piacevole.

In realtà non posso scendere in dettagli.
Però, accanto a questi sprazzi gratuiti di gioia, ci sono anche stati dei momenti duri. Dei momenti in cui mi sono chiesta se valeva la pena andare avanti. Come quando, alle 8.48, a Radio DeeJay, Platinette parla con Cristiano Malgioglio.
Sì, quel Malgioglio. Quello di Sbucciami.

E se ti basta un’oraaaaa…
Sbucciamiiii… E la tua bocca addolciròòòòò…

E brividi felini mi corrono lungo la schiena. Medito il suicidio contro un pilone dell’autostrada. Poi mi rendo conto che proprio su quel pilone c’è scritto “Più strade, meno ecologisti cazzoni” e decido che m’ammazzo domani.

Poi la giornata passa, con tutta la sua varietà multiforme. Ma nonostante tutte le belle sorprese, ancora una volta è la radio ad essere foriera di cattivi ricordi.
E alle 18.13, mentre sono quasi arrivata a casa, sento un pelato anemico senza voce che canta

There’s no place that I could be without you
There’s no place that I could gleam without you
There’s no place that I could dream without you
There’s no place that I could be without you
Honestly

Ora non voglio suicidarmi. No. Quello che mi chiedo è altro.
Quello che mi chiedo io è
“Ci sarà un senso in questi drammatici incipit e in chiusura musicale della giornata?”
E ancora
“Perché Dio ha punito Billy Corgan (ma anche noi) per lo scioglimento degli Smashing Pumpkins? Perché gli ha permesso di fondare un gruppo come gli Zwan?”
Misteri dell’universo, insondabili.
A volte, forse, quando certi periodi della vita si chiudono, quando certe fasi vengono lasciate alle spalle, quando stiamo per intraprendere qualcosa di nuovo… A volte, sarebbe meglio morire, ecco.
E non fondare gli Zwan. Tutto qui.

Casinò online – L'invasione

novembre24

Non capisco bene. Questo sito, alquanto ignorato e poco frequentato, da un’ora a questa parte sta ricevendo una valanga di commenti. E tutti da “Casino Online”, “Online Blackjack”, “Online Roulette”, con i rispettivi siti. E mica frasi incosistenti. No, roba sui massimi sistemi, del tipo

“The envious man thinks that if his neighbor breaks a leg, he will be able to walk better himself.”

o ancora

“Socrates thought that if all our misfortunes were laid in one common heap, whence every one must take an equal portion, most persons would be contented to take their own and depart.”

Voglio dire. Mi citano Socrate. Mi sparano massime immortali sulla vita.
E tutto quello che mi chiedono è che tenga i loro link a siti a stra-pagamento sul mio blog.
Ah.
Non so se cancellare o no questi commenti: la fonte è abominevole, ma il meccanismo mi incuriosisce, è degno di nota, insomma. Peccato che, ora come ora, il mio problema sia un altro. Non riesco a farli smettere. Mi arrivano decine di e-mail al minuto.
Aiuto.
Se qualcuno c’è già passato, mi lanci un’ancora di salvezza.
Se no cambio il nome e trasformo il tutto in “AlchemicoBlu – Blog di Casino Online.”

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