Alchemico Blu

Laboratorio di trasmutazioni creative

Anime – Ma come si pronuncia?

ottobre15

Bene, un normalissimo giovedì qualunque, di notte, uno non riesce a dormire e naviga qua e là, pigramente. Poi, così per caso, si scopre una notizia su un sito amico e si decide.
E così è stato: non sono una grande esperta del settore degli Anime ma quale migliore occasione per acculturarmi? Sono una fanatica di tutto quello che riguarda cinema et fumetti, quindi non potevano non piacermi tutti questi Lungometraggi di Animazione Giapponesi. E infatti mi sono molto, molto piaciuti.
Questo Festival di Animazione Giapponese era un po’ un esperimento, per tastare il terreno e vedere quale sarebbe stato il riscontro e l’adesione.
Dopo i tre giorni, l’umore era alto e, con l’affluenza di più di duemila persone si può dire che questo esperimento sia proprio ben riuscito.

Il programma era vario e raccoglieva “pietre miliari” del genere, registi e disegnatori famosi, personaggi conosciuti, ma anche novità.

Il Festival si è tenuto nei giorni 1, 2 e 3 ottobre presso il Cinema Palestrina, a Milano.
La sala era piccola, intima, duecento posti. Sono entrata spaurita, per comprare il biglietto per tutti e tre i giorni (ma sì, già che c’ero…). Prima del primo lungometraggio, mi sono sfogliata attentamente molte delle riviste e delle pubblicazioni che erano all’ingresso (gentilmente fornite dalla Borsa del Fumetto. Ovviamente, appena potrò, mi farò una gita al negozio e tornerò a casa con la borsa piena…

Ma forse è meglio pararlare di quello che ho visto… Per iniziare c’è stato Cowboy Bebop – Il Film: Tutti quelli a cui ne ho parlato, lo avevano visto almeno qualche volta su MTV. Io no. Però mi ispirava. Infatti è stato uno spettacolo. Bei disegni, buona storia, personaggi simpatici e variegati. La regia era di Shinichiro Watanabe (che ha diretto anche Animatrix, mica poco…) e, appena li rifanno, mi guarderò anche gli episodi in tv…
Il primo giorno purtroppo sono dovuta tornare a casa presto, ma c’era anche Alexander -Il Film, di Yoshinori Kanemori, che meritava sicuramente. Lo recupererò (qualcuno ce l’ha, per caso?)…
Il secondo giorno è stata una vera e propria full immerision: prima Capitan Harlock, l’Arcadia della mia giovinezza, di Katumata e Matsumoto, che mi ha fatto capire un po’ di antefatti della vita del fascinoso Pirata (che poi io ero troppo piccola quando lo facevano per capire o ricordare bene tutto). Bello, sì, ma anche alquanto datato (è del 1985): c’erano dei momenti che dovevano essere di grande pathos e che invece si sono trasformati in momenti di ilarità collettiva (del tipo: una bambina di quattro anni, morente, è attorniata da omoni grandi e grossi che esclamano affranti “Oh, no, è l’ultima donna della nostra specie”… Insomma… Imbarazzante). Bello però vedere come cambiano le cose. Di sera ho visto Vampire Hunter D: Bloodlust, un film su vampiri, dampyr, cacciatori e prede. Esagerato. Disegnato in stile gotico, è un misto tra fantascienza, horror, avventura, western e sentimentale. Insomma, meglio di così non poteva andare! Complimenti a Yoshiaki Kawajiri.
L’ultimo film di sabato è stato Lupin III e la leggenda dell’oro di Babilonia, di Seijun Suzuki. Alquanto deludente, la trama fiacca e i personaggi non “al loro meglio”. Da notare: una scena atroce che dura veramente troppo di Lupin inseguito da Zenigata su un cartellone-faccione appeso ad un palazzo. Io e Alice ci chiedevamo, angosciate, se sarebbe mai finita o se tutto il film sarebbe continuato così…
Domenica mi ha regalato un finale in grande: Interstella 5555, prima, Perfect Blue poi.
Interstella 5555 è un film realizzato da Takenouchi e Matsumoto in collaborazione con i Daft Punk. Io non vado pazza per il loro genere di musica, ma questo lungometraggio è speciale: non esistono dialoghi e tutto è accompagnato, commentato, esaltato dalla musica e dalle canzoni. Il disegnatore Matsumoto è lo stesso di Capitan Harlock, infatti si nota molto l’analogia di tratto e di stile. Tutti gli elementi sono sfruttati in maniera ottimale, dai colori ai suoni alle luci. Guardatelo, merita davvero.
Infine mi sono fatta inquietare da Perfect Blue, di Satoshi Kon. E’ un thriller molto giapponese, forse un po’ troppo, nel senso che alcune “incongruenze” e irrazionalità non convincono del tutto “l’occchio occidentale”. Notevoli gli effetti di confusione e smarrimento che prova la protagonista (e che di riflesso proviamo anche noi). Accurati i disegni ma… Dopo aver visto il film non avevo comunque capito il titolo!

Il prossimo appuntamento deve essere a Febbraio 2005. Appena so qualcosa, lo segnalo qui!
Sono stati tre giorni allucinanti. Rinchiudersi in un cinema per così tante ore al giorno contribuisce non poco allo smarrimento sensoriale, risulta difficile capire cos’è reale e cosa no, una volta usciti. Sabato, per esempio, mi aggiravo tra la gente e pensavo “Guarda che colori spenti… E’ tutto così opaco…”.
Semplicemente era la realtà, e io, per qualche ora, anzi, per qualche giorno, me n’ero dimenticata.

Gandhi, la Pace e la Telecom

ottobre14

Io sono troppo emotiva e impulsiva. Davanti a una pubblicità come quella nuova con Ghandi che comunica a tutto e tutti mi sono semplicemente suggestionata e ho detto “Ohhhhhhh…”
Che pecora.
In realtà, parlandone con Natan, è venuto fuori che a lui quella pubblicità “non piace”. Allora ne abbiamo discusso e mi ha spiegato. Mi ha insinuato un dubbio che avevo molto ingenuamente ignorato. Ho capito che forse il mio giudizio era stato un po’ affrettato (e, come sempre, dettato dal sentimento e non dalla ragione).
Bell’idea, bella regia, bello tutto.
Però sorge una domanda, non tanto spontanea, ma plausibile (a me non era venuta): non è in discussione la figura di Gandhi (che magari comunque si rivolta nella tomba), ma il sovra-concetto di Pace. E’ giusto, è legittimo, è permissibile che si utilizzi un ideale come la Pace per fare pubblicità? E poi (mi denunceranno?) è giusto che lo faccia una compagnia come la Telecom che con la Pace non ha proprio niente a che fare e che, anzi, in alcuni casi si è schierata ambiguamente a favore della Guerra?
Gran bella domanda retorica: la risposta è “No”.
Non è una questione di Pace. Non sto difendendo a spada tratta questo (principio, peraltro, secondo me inviolabile). Poteva essere qualunque altro concetto, qualunque altra Idea Nobile. Non è giusto fare pubblicità in nome di qualcosa che è di tutti (così come non è giusto strumentalizzare le manifestazioni, le assemblee, le rivolte, eccetera).
Non è giusto fare finta che uno come Gandhi avrebbe potuto comunicare il suo messaggio d’amore e uguaglianza a tutto il mondo. Sì, fare finta. Perché va bene, di Gandhi non ce ne sono tanti, ora come ora, sulla terra, ma è un fatto appurato che piuttosto che rimetterci del denaro, certi messaggi non vengono fatti passare. E dice molto, molto bene Luca Enoch:

La tecnologia delle comunicazioni, soprattutto quella più sofisticata, non è mai stata a disposizione gratuitamente per nessuno. Si paga, e cara. Se all’epoca del mahatma fossero esistite le possibilità comunicative che vengono mostrate nello spot, con tutta probabilità non sarebbe stato il pacifico e squattrinato vecchierello indiano a usufruirne, ma qualche suo contemporaneo più facoltoso e, come testimonial, meno presentabile.

Che è, poi, quello che succede anche oggi: non è vero che non ci sono persone che vogliono diffondere certi messaggi. E’ piuttosto vero che ci sono persone più “trendy” che meritano più ascolto di persone meno “fashion”.

Da oggi cercherò di stare più attenta e di non confondermi. Anzi, di non farmi confondere, ecco.

Come regalo conclusivo, ecco una grottesca foto reale sull’argomento…

Roma, Piazza di Spagna, Ottobre 2004

John Doe. Chi?

ottobre14

Adoro i fumetti.
Sono anni che leggo di tutto.
Sono anche anni, però, che noto una certa… Monotonia? Mancanza di audacia? Titubanza? Insomma, per dirla bene, una certa noia mortale. Certo, non dovunque, però… E’ sempre più raro trovare personaggi a tutto tondo, originali, che non siano noiosamente buonisti o eccessivamente stereotipati.
Ed ecco che arriva lui, John Doe. Il nome di un cadavere non identificato. Un signor nessuno. In realtà, è’ il personaggio più figo prodotto dal mondo del fumetto italiano degli ultimi… mumble… dieci anni.
Motivi per amarlo? Nessuno. E’ un maschilista, egocentrico, arrivista, arrogante, scaltro, manipolatore. Certo, non si può dire che non sia estremamente affascinante. A differenza di tanti maschi cerebrolesi, è anche intelligente, colto, sensibile, raffinato. Peccato però che abbia un piccolissimo contenzioso con Morte. Sì, quella Morte, quella con la Falce, tutta vestita di nero, spietata sovra-entità che fa visita a tutti.

“Il mio campo di lavoro è l’entropia. In termini strettamente scientifici, l’entropia indica un’energia che non produce lavoro… Ma è anche una misura della casualità… La certezza che tutto quello che potrebbe andare storto… prima o poi ci andrà. L’entropia è la fine di tutto…”

Lui lavorava per Lei alla Trapassati Inc. e gestiva in modo efficiente, originale e vario tutte le dipartite degli esseri umani, assicurandosi che ognuno morisse nel luogo, nel momento e nel modo giusto.
Solo che… Insomma, Lei, Morte, vuole usare la sua Falce dell’Olocausto per perpetrare una strage mondiale e sistemare qualche conto sballato che non tornava, Lui, bastardo sì, ma con nesquik, scopre il piano malvagio e decide di ostacolarlo. Scelta non da poco: John Doe, un uomo qualunque, si troverà a scappare da Morte e dai Cavalieri dell’Apocalisse, Fame, Guerra, Pestilenza attraverso un’America da sogno, fatta di scenari da film, da luoghi comuni, da citta, sobborghi, praterie e deserti.
Io personalmente ho comprato il primo numero perché ero curiosa. Un nome insignificante, una trama che poteva sembrare banale, già vista e rivista (l’eroe contro tutti che deve salvare il mondo). E invece no. Invece, numero dopo numero, mi sono trovata finalmente davanti una cosa che ormai non mi capitava più, coi fumetti, da tempo: mi si è aperto un Universo vero, mobile, assolutamente non statico. Personaggi vari, molteplici, caratterizzati tridimensionalmente come delle persone, non come bidimensionali disegni a china. Luoghi realistici e insieme irreali, verosimili ma stranianti, dettagliati, scelti con cura, ricostruiti in modo da trascinare il lettore distratto nel fumetto, con tutte le scarpe.
E poi Lui.

john_doe

Passatemi un commento superficiale. E’ bello. E’ esattamente il tipo di uomo che una donna non vorrebbe mai ma a cui nessuna donna sa resistere. L’ho già detto? Raffinato, colto, elegante, stiloso (ossia ricchissimo di stile), sbruffone, menefreghista, con un’etica e una morale tutte sue, in grado di trasformare un dramma in una commedia e viceversa. E’ il tipico eroe sbruffone, spaccone, fintamente crudele, cinico e disilluso, sì, ma gentile romantico (in fondo, da qualche parte…).
Insomma, uno spettacolo. Ogni numero (siamo circa al 17 mentre scrivo) è pieno e vario: road adventure, incontri, dialoghi, emozioni, dolore, cinismo, risate, umorismo di bassa lega, accenni sottili e acuti, perdersi, ritrovarsi, perdersi per sempre. Un vero e proprio Universo. Anzi, fin dal Primo numero, che si intitola non a caso La Morte, l’Universo e Tutto Quanto (rifacendosi per altro, credo, al titolo di un libro di Adam Douglas Life, Universe and Everything), tutti gli albi parlano di Morte, Universo e Tutto quanto. E, vi assicuro, non è poco.
Man mano, sicuramente, scriverò o posterò alcune tavole notevoli… E ce ne sono così tante…
Nel frattempo, se non avete mai letto fumetti oppure se è un po’ che avete smesso, insoddisfatti da personaggi monotoni, prevedibili e “tutti d’un pezzo” (anche troppo) provate a comprarne qualche numero… E poi fatevi un giro qui, così potete vedervi qualche immagine e farvi un’idea di com’è John Doe…
Complimenti a Lorenzo e Roberto, i due ideatori.
Ci voleva proprio!

Influenza d'ottobre – che banalità

ottobre13

Oggi mi sento da schifo. Come tutti gli individui mediamente nella norma, mi sono presa la classica influenza ottobrina. Da un giorno all’altro, così, improvvisamente. Ho passato quattro giorni a Roma (al più presto un Racconto sull’esperienza), poi una piovosa domenica in Toscana e, non appena tornata nel grigiore lombardo, mi sono beccata un raffreddore di una potenza inaudita. E quindi eccomi, seduta e agonizzante al computer, mentre cerco di scrivere un po’ di tesi (impossibile), avvolta nel pigiama più caldo che ho trovato in casa: un’oscenità blu con una faccia di orso ricamata sopra.

Ho deciso di essere masochista (o forse no) e di non curarmi con i medicinali, ma solo con erbacce e intrugli vari. Tutta roba del mio orto e del mio giardino. Quindi, ieri mi sono fatta una tisana di alloro e rosmarino (almeno non ho avuto mal di stomaco), poi di sera ho bevuto un potente infuso al basilico e devo dire che ha quantomeno avuto l’effetto di non farmi salire troppo la febbre. L’ultimo tentativo (ma non so se lo farò) è l’infuso di semi di cardamomo. Ok, in realtà non so quanto siano efficaci queste erbe, soprattutto non so se siano quelle giuste (ma un mio amico mi ha consigliato). Fatto sta che almeno mi tengo occupata nella preparazione, visto che non riesco a leggere, la televisione è sempre occupata da qualche losco individuo e il computer, il mio fedele compagno, mi fa venire il cerchio alla testa dopo mezzora.

E tutto perché mi sono dimenticata la castagna. Sì, esiste questa legge di natura per cui se all’inizio dell’autunno ci si infila nella tasca una castagna e la si porta sempre con sé, il raffreddore non avrà la meglio. Io l’ho presa, quest’anno, ma poi l’ho anche dimenticata chissà dove. Ecco, Natan non ci credeva, ma questo mio malanno è la prova lampante…
E poi non lo dico solo io…

N come nonna. Tra fantasia e tradizione, comunque, con positivi risultati, il rimedio della nonna: una castagna d’India da tenere in tasca a scopo “esorcistico-sanitario” per tutta la cattiva stagione.

Questa attendibilisissima informazione è tratta da un serio e provato elenco di metodi contro il raffreddore
E poi lo dicono anche qui e qui
Insomma… Inoppugnabile…

Quindi, mettetevi in tasca la castagna e non riducetevi come me…

Prima citazione ufficiale…

ottobre13

Come non emozionarsi? Come non ringraziare? Sono stata per la prima volta citata da un amico!
Grazie…

La prevenzione…

ottobre13

Mai, come in questo momento, mi sono resa conto di quanto la prevenzione sia importante…
E poi dicono che la pubblicità non è educativa…

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