AlchemicoBlu

Laboratorio di trasmutazioni creative

Calenda (un giorno prima, per me)

ottobre31

Questa è la notte in cui il velo è più sottile, in cui i vivi si possono avvicinare, in cui possiamo un po’ osservare.
Seduta sul vialetto di casa, ascolto i rumori delle foglie, gli scricchiolii dei rami, il freddo sotto di me, lo strano calore intorno. Al buio, con la luna velata sopra di me e l’infinito dentro, mi sono sentita al riparo, sotto il cielo notturno.
Mi è tornata in mente la Betulla, che per anni è stata la mia confidente segreta. Le sue foglie restavano immobili e silenziose, ma sapevano ascoltare.
Ho guardato il Pino Marittimo, l’ultimo di tre fratelli, che si stagliava nel cielo notturno un po’ incline al suicidio. Gli manca il mare, come dargli torto?
Mi sono ricordata dei tre Peschi dell’orto, che mi hanno dato da mangiare nei lunghi e noiosi pomeriggi estivi. Ai loro piedi cresceva una menta speciale, che aggiungeva al gusto delle pesche un aroma prezioso e irrecuperabile.
Il tronco del Pino Azzurro è stato coperto con un vaso. E’ rimasto appartato e indifferente agli sguardi per anni, finché un giorno non ha iniziato a piangere lacrime gialle e polverose, ed è caduto senza che io lo potessi salutare.

Il mio Giardino, stanotte, mi ha raccontato una storia che già conoscevo, mi ha ricordato gli anni e i giorni e i minuti che ho passato a giocare con lui, silenziosa e costante presenza, che allora non coglievo, ma che adesso vedo in ogni giorno della mia infanzia, forte e rassicurante.

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Resta il Gelsomino Intrecciato a farmi compagnia, profumato e generoso, quando è il momento, come morto, invece, quando vuole riposare.

Strana notte, questa. Probabilmente non dormirò. Mi capita spesso, da un po’ a questa parte, ma adesso è diverso. Nel sonno dell’assenza, ora, non mi sento sola. Strano. Ma non lo sono.

“Diana Stellis Gravida, Stellarum Diana Regina”

Un ritardo, che vuoi che sia?

ottobre29

Piove malinconia fuori dalla mia finestra.
Oggi è una gran giornata, per qualcuno, dovrei essere felice, ma non so.
Sono qui, sveglia da troppo, dopo troppo poco sonno, ancora, che osservo la realtà come se fosse una grandissima allucinazione.
Il mio cervello non accetta che per colpa di due ritardatari e di un po’ troppo traffico mi sono persa una giornata speciale.
Anzi, no, il mio cervello lo accetta, non ha nessun problema. E’ il mio cuore che fa fatica.

E’ vero, è solo un momento come un altro.
E’ vero, è solo una formalità.
E’ vero, è solo la stessa storia, di gente che si laurea, fiori, cappelli, lacrime delle nonne.
E’ così la stessa storia che non me ne frega niente, no, io detesto queste cose.
Anzi, ho fatto apposta a non esserci.
Questo almeno mi aiuterebbe a sbollire la rabbia, perché è insopportabile quando non sei più tu a decidere, ma semplicemente una serie di eventi stupidi e prevedibili.

Era per esorcizzare un po’.
Niente di grave, non morirò, non è mai morto nessuno.
Però brava, Vale, complimenti. Hai dimostrato che quando vuoi esserci, fai di tutto per. Proprio di tutto. Si è visto.
Brava, i complimenti.

Domani mi pentirò di questo post e vorrò cancellarlo, ma sicuramente non lo farò, presa da mille dilemmi morali tipo “onestà con me stessa”, “per non dimenticare”, “tanto chi se la dimentica una cosa del genere”.
Quindi resterà qui questa macchiolina di dispiacere per qualcosa che non si ripeterà.

Ora mi sdraio sul letto e ascolto tutta questa pioggia che va e che torna, sperando di sentirmi un po’ più leggera di così.

Pezzi di corpo sparsi

ottobre28

Come posso definire la sensazione di sentirmi sparsa e divisa? Sento una mancanza al limite della lacerazione della carne. Come se (te l’ho detto, no?) avessi dimenticato in giro un braccio o una gamba, lontani, in qualche luogo che non so.
Come faccio a ricompormi per andare a letto? Come possono le persone guardarmi e non inorridire? Sì, mi manca un pezzo, è a trecento chilometri da qui, una bella seccatura.
L’altra mattina eravamo sotto il piumone, insieme, come è normale che sia, e ora non c’è. L’ho cercato perfino sotto il letto, pensando che si fosse nascosto lì per farmi uno scherzo. Ma niente.
Mi sento un po’ come una o l’altra di quelle famose Patchwork Girl, fatta di tanti pezzi non suoi, ma senza cui non era niente.

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