Alchemico Blu

Laboratorio di trasmutazioni creative

Les Flottants – Esperienze di Video-Arte InterAttiva

settembre15

Conoscere persone interessanti non è facile. Il motivo è alquanto semplice: essere interessanti presuppone una buona dose di fatica, impegno, delusioni, intraprendenza, tentativi, ma soprattutto creatività e inventiva.

Tutto nasce dalla volontà di comunicare e sensibilizzare, in questo caso. E poi, ovviamente, dalla pulsione a esprimersi, a progettare, a sperimentare.
Il gruppo dei Les Flottants, come dice il nome stesso, è un insieme di persone in movimento. La “mobilità” è duplice: da una parte c’è un’apertura di partecipazione, ognuno può assistere, contribuire, imparare. Dall’altra c’è un’apertura mentale, una capacità e una volontà di schivare le imposizioni della società e di creare percorsi alternativi.
Ancora, però, non ho detto di cosa si occupa questo gruppo, eterogeneo e originale, e farlo non è semplice, perché le parole rischiano di trasformare e fraintendere lo spirito di questo ensemble creativo.
Sicuramente l’obiettivo ultimo dei Les Flottants non è apparire, ma comunicare , sia concetti che sensazioni. All’interno del panorama attuale, in cui forti prevaricazioni vengono portate avanti da più parti (dal consumo di beni concreti alla fruzione di beni virtuali, come l’informazione), questo insieme di artisti mutevoli urla senza arroganza e senza saccenza, ma con molta modestia e disponibilità al confronto, che esistono mille alternative al tunnel auto-lesionista in cui la nostra società si infila ogni giorno di più.

Al di là della spettacolarizzazione, al di là dell’apparizione su media canonici (e decisamente strumentalizzati), questi artisti sanno comunicare concetti e immagini forti e forse un po’ scomodi attraverso un’innovativa forma di video-teatro. Attraverso metafore visive, iconiche, verbali, elementi tratti dall’immaginario collettivo e dalla cultura di massa ci viene mostrato come viviamo, ma non solo: ci troviamo faccia a faccia con una realtà dura e scomoda, che ci vede colpevoli, finalmente, e non solo spensierati acquirenti che, grazie al loro contributo, “mettono in moto l’economia”.
Paesaggio Epigastrico, testo di partenza per lo spettacolo, si evolve ad ogni perform-azione del gruppo, per farci aprire gli occhi e farci vedere.

La nostra vita ruota intorno a slogan pubblicitari? Non riusciamo più a capire cosa vogliamo veramente e cosa siamo indotti a desiderare? Sentiamo una specie di inquietudine insoddisfatta che ci porta a cercare qualcosa che nemmeno noi sappiamo?
A questo punto abbiamo due scelte, due percorsi davanti.
Il condizionamento. Facile, semplice, indolore. Va tutto bene, basta mangiare un’altro mezzo chilo di cioccolato e questa sgradevole sensazione di “sbagliato” sparirà dal nostro cervello e dal nostro cuore.
Oppure una scelta. Tante scelte. Fatte giorno per giorno. Che ci portino alla Inter-Azione, che ci facciano smettere di essere delle bambole passive che vivono in un mondo fittizio, bidimensionale, in una casa-prigione.
Ho osservato attentamente La Bambola, protagonista incosciente dello spettacolo, e ho ritrovato, nei suoi, molti dei miei atteggiamenti di superficiale ignoranza. Ho ascoltata incredula Nemesi, che finalmente mi ha aperto gli occhi su una realtà che ho sempre fatto finta di ignorare.
Certo, non si può guarireda un giorno all’altro però…
Sono stata fortunata, io. Ho potuto assistere allo spettacolo. E non una, ma più volte. Ho osservato con interesse Francesca, Clemente, Natascia, Laura e tutti gli altri fluttuanti durante le “Prove aperte” tenute in luoghi impensabili e suggestivi in Toscana. Alla Filanda di Forno, per esempio, un paesino vicino a Massa Carrara, tanto sconosciuto quanto suggestivo, oppure al Tago Mago, un locale di Marina di Massa accogliente, originale e attivo dal punto di vista culturale e artistico.
Ho conosciuto persone disponibili e intelligenti, che senza “salire in cattedra” mi hanno insegnato molte cose, ma che soprattutto sono state capaci di incuriosirmi e di interessarmi, tanto che alla fine ho deciso di comprare un certo libro.

E’ solo un punto di partenza. Ma non è proprio questo lo scopo dell’arte? Coinvolgerci a tal punto da permeare la nostra mente anche quando non la abbiamo più davanti agli occhi, anche quando potremmo smettere di pensare.
E’ questo che fanno, i Les Flottants: arte. Con tutto quello che ne deriva.

I viaggi per me

settembre15

Di viaggi ne faccio tanti, mi piace molto spostarmi qua e a là portandomi dietro me stessa e guardare ogni luogo e ogni persona con occhi di quel momento. E’ bello sentire gli odori, vedere i colori, assaporare quello strano retrogusto che c’è nell’aria di ogni posto e che è sempre diverso. E’ come essere a casa quando ci si accorge di stare a proprio agio dovunque ed è malinconico ripartire. Questo viaggiare mi piace, magari con gentilezza, da noi e per noi, con imprevisti, divertenti o meno, con novità e deviazioni improvvise.

I viaggi del mio passato sono tanti, se ne aggiungeranno altri nel mio futuro, però devo confessare che non tutti i viaggi che faccio sono viaggi “ordinari”. A volte non devo comprare biglietti, non devo fare autostop, non devo nemmeno usare il mio corpo per deambulare confusamente come una strana turista in mezzo a città caotiche o loci amoeni. Non lo faccio apposta, davvero. Nei sogni vado dovunque. Capita che non sogni per tanto tempo. Triste. Ma poi chiamo l’antennista e tutto si risolve. Torno nei miei fantastici sogni ubiqui e mi sento la viaggiatrice onirica più felice del mondo. Avevo anche cominciato a scrivere una storia, su questo…
A volte, invece, succede che ho gli occhi aperti e sto guardando in giro e un istante dopo non vedo più “in giro” ma vedo lontano, vedo strani altrove e altroquando ed è come quando sogno, solo che poi la signora dietro alla cassa mi tocca dentro e mi chiede “Tutto bene, signorina?” ed è imbarazzante. Per forunta non mi succede tanto spesso. Non così spesso come vorrei, comunque…

Blue Valentines – Lyrics

settembre15

She sends me blue valentines
All the way from Philadelphia
To mark the anniversary
Of someone that I used to be
And it feels just like theres
A warrant out for my arrest
Got me checkin in my rearview mirror
And I’m always on the run
Thats why I changed my name
And I didn’t think you’d ever find me here

To send me blue valentines
Like half forgotten dreams
Like a pebble in my shoe
As I walk these streets
And the ghost of your memory
Is the thistle in the kiss
And the burgler that can break a roses neck
It’s the tatooed broken promise
That I hide beneath my sleeve
And I see you every time I turn my back

She sends me blue valentines
Though I try to remain at large
They’re insisting that our love
Must have a eulogy
Why do I save all of this madness
In the nightstand drawer
There to haunt upon my shoulders
Baby I know
I’d be luckier to walk around everywhere I go
With a blind and broken heart
That sleeps beneath my lapel

She sends me my blue valentines
To remind me of my cardinal sin
I can never wash the guilt
Or get these bloodstains off my hands
And it takes a lot of whiskey
To take this nightmares go away
And I cut my bleedin heart out every nite
And I die a little more on each St. Valentines day
Remember that I promised I would
Write you…
These blue valentines
blue valentines
blue valentines

NightWave

settembre14

E’ un piccolo gioiello, la prima veste grafica di AlchemicoBlu. Finalmente la vedo, di notte, come deve essere. NightWave. Non ricordo nemmeno se è un sogno o se è vera. Poi mi risveglio la mattina e c’è ancora. Allora forse, da qualche parte, esiste sul serio…

Io, Chiara e lo scuro (dei poveri)

settembre4

Ieri dopo anni sono tornata a giocare a biliardo. Biliardo all’italiana, è ovvio. Carambola mi confonde. Tutte quelle palle colorate, sono così belle, alla fine mi distraggo e non ne mando più in buca nessuna, tranne quella bianca, ad ogni turno.
Invece con quel castello in mezzo da espugnare e con solo tre palle è molto più facile concentrarsi.
Al liceo era un rito: il venerdì sera si disertava qualche noiosissima conferenza di qualche parruccone fintamente letterario e ci si nascondeva per qualche ora nella sala da biliardo meno frequentata della zona. Allora eravamo in quattro, ieri sera solo in due. Una sfida all’ultimo sangue.
All’inizio non mi ricordavo nemmeno le regole. Una specie di rimozione totale. Paolo mi ha pazientemente rispiegato il tutto e dopo tre tiri mi sono riaffiorate le centinaia di ore di allenamento del passato. Effettivamente la maggior parte dei tiri sono stati guidati dal caso più assoluto, ma confido in un recupero delle mie abilità.
Anche perché ho perso. Non vergognosamente, ma quel maledetto mi ha battuto due volte (l’ultima, che umiliazione, 97 a 100).
Quindi ora che dovrei rimettermi a studiare e lavorare sono tutta concentrata dalle mille tecniche che devo imparare…
Tipo le sponde. Io tiravo a caso, invece ho appena scoperto che c’è un criterio…

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